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Dal filetto alla coscia: i valori nutrizionali, taglio per taglio

Quando si parla di carne, il profilo nutrizionale può cambiare molto a seconda del taglio. Non sempre quello che immaginiamo più grasso o più ricco di ferro lo è davvero.


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Il taglio può incidere profondamente su grassi, proteine, ferro e micronutrienti, tanto da rendere alcuni tagli di specie diverse nutrizionalmente simili.

2. Nel bovino i tagli posteriori sono in genere più magri, ma anche alcuni anteriori, come la spalla, possono avere pochi grassi. Anche il maiale può offrire tagli molto magri e proteici, come il coscio.

3. Nel pollo il petto è particolarmente magro e proteico, mentre la coscia è più ricca di grassi e ferro. La pelle aumenta calorie e grassi, ma apporta anche una quota significativa di grassi insaturi.


Non tutta la carne è uguale: ecco perché il taglio cambia tutto

Quando si parla di carne, il confronto si concentra spesso sulla distinzione tra “rossa” e “bianca” o tra bovino, maiale e pollo. Questa classificazione, però, può essere riduttiva: il profilo nutrizionale dipende spesso più dal taglio che dalla specie. Tagli diversi dello stesso animale possono infatti variare notevolmente per grassi, proteine, ferro e micronutrienti, mentre tagli di specie diverse possono risultare sorprendentemente simili.

A determinare queste differenze sono soprattutto la struttura e la funzione del muscolo, il grasso intramuscolare, il tessuto connettivo e, nel pollo, la presenza della pelle. Anche la rifilatura del grasso può modificare significativamente i valori nutrizionali. In altre parole, non basta sapere quale animale stiamo mangiando: conta soprattutto quale taglio scegliamo.


Bovino: differenze nutrizionali tra tagli posteriori e anteriori

Nel bovino, il profilo nutrizionale può variare sensibilmente tra tagli anteriori e posteriori. Secondo la banca dati del CREA, i tagli posteriori sono mediamente più magri, con circa 3,4 g di grassi per 100 g, contro i 7,0 g dei tagli anteriori, mentre il contenuto proteico è simile: circa 21,5 g nei posteriori e 20,5 g negli anteriori. Tra i posteriori, fesa, noce e girello sono tra i tagli più magri, con circa 1,8-2,8 g di grassi e 103-110 kcal per 100 g, mantenendo un elevato contenuto proteico. Il filetto, pur essendo particolarmente tenero, contiene invece circa 127 kcal, 20,5 g di proteine e 5,0 g di grassi.

Anche tra i tagli anteriori le differenze sono notevoli: la spalla può essere sorprendentemente magra, con appena 2,4 g di grassi per 100 g, mentre il cappello del prete arriva a 4,1 g. All’estremo opposto, pancia, biancostato e punta di petto raggiungono circa 10,2 g di grassi e 171 kcal. La posizione anatomica offre quindi solo una tendenza generale: è la composizione del singolo taglio a determinare realmente il profilo nutrizionale.


I muscoli più attivi sono più ricchi di ferro eme

Anche i micronutrienti variano tra i diversi muscoli. La carne bovina è una buona fonte di ferro, zinco, fosforo e vitamine del gruppo B. Il ferro è legato anche alla presenza di mioglobina, la proteina muscolare che lega l’ossigeno e contribuisce al colore della carne: i muscoli più attivi tendono a contenerne di più e possono presentare una maggiore concentrazione di ferro.

Tuttavia, il contenuto di ferro non dipende semplicemente dal fatto che una carne sia bianca o rossa: per esempio, la sovracoscia di tacchino fornisce 1,0 mg di ferro per 100 g, un valore vicino agli 1,1 mg di alcuni tagli bovini come pancia, biancostato e punta di petto. Il coscio di maiale arriva invece a 1,7 mg/100 g. L’attività muscolare influisce anche sul tessuto connettivo e sul collagene. I muscoli maggiormente utilizzati tendono a essere più ricchi di queste strutture e quindi meno teneri. Per questo alcuni tagli sono particolarmente adatti alle cotture lente, durante le quali il collagene si trasforma in gelatina, rendendo la carne più morbida e succosa.


Il maiale di oggi: magro e benefico

Quando si parla di carne di maiale, è facile immaginare un alimento grasso. In realtà, il profilo nutrizionale del suino cambia sensibilmente a seconda del taglio, e alcuni muscoli possono essere sorprendentemente magri. Un esempio particolarmente evidente è il coscio del maiale leggero. Secondo le Tabelle del CREA, 100 g di parte edibile cruda forniscono circa 110 kcal, 20,2 g di proteine e appena 3,2 g di grassi. Il coscio è inoltre una buona fonte di micronutrienti: apporta 1,6 mg di ferro, 370 mg di potassio e 1,35 mg di tiamina (vitamina B1). Anche il lombo rimane un taglio relativamente magro, pur avendo una quantità di grassi superiore: per 100 g crudi fornisce circa 146 kcal, 20,7 g di proteine e 7,0 g di grassi, insieme a 1,3 mg di ferro, 220 mg di potassio e 0,25 mg di tiamina. Il confronto è interessante perché mostra quanto possa cambiare la composizione della carne all’interno della stessa specie.

I suini allevati oggi producono inoltre carni mediamente più magre rispetto al passato, con una componente lipidica in cui prevalgono gli acidi grassi insaturi rispetto a quelli saturi. Anche la spalla, spesso considerata un taglio più ricco, nel maiale leggero presenta valori moderati: circa 133 kcal, 19,0 g di proteine e 6,3 g di grassi per 100 g, con 1,2 mg di ferro e 0,26 mg di tiamina. Scegliendo tagli magri si può ottenere una carne con un buon apporto proteico e un contenuto lipidico contenuto, pur mantenendo le caratteristiche nutrizionali tipiche della carne suina, tra cui l’elevato apporto di vitamina B1.


Pollo: differenze nutrizionali tra petto, coscia e pelle

Il pollo viene spesso considerato una delle carni più adatte a un’alimentazione ricca di proteine e relativamente povera di grassi. Ma petto, coscia e pelle presentano caratteristiche nutrizionali differenti, e la scelta del taglio può modificare in modo significativo l’apporto di energia, lipidi, ferro e altri nutrienti. Il petto di pollo è effettivamente il taglio più magro tra quelli considerati. Secondo i dati CREA, 100 g di petto di pollo crudo forniscono circa 100 kcal, 23,3 g di proteine, appena 0,8 g di grassi e ben 8,3 mg di niacina. È quindi un alimento particolarmente concentrato in proteine rispetto al suo contenuto energetico: oltre 23 g di proteine con meno di 1 g di grassi. La coscia, invece, è più ricca di grassi e presenta una composizione muscolare diversa. La sovracoscia di pollo cruda con pelle apporta 196 kcal, 17,4 g di proteine e 14 g di grassi per 100 g. Passando dal petto alla sovracoscia con pelle, le calorie quindi quasi raddoppiano.

La differenza diventa particolarmente evidente quando si elimina la pelle. Ad esempio, nel pollo intero crudo con pelle, troviamo 171 kcal, 19,0 g di proteine e 10,6 g di grassi per 100 g; nella versione senza pelle, i valori scendono a 110 kcal e 3,6 g di grassi, con una diminuzione dei grassi di circa due terzi, mentre le proteine rimangono molto simili, passando da 19,0 a 19,4 g. Questo significa che togliere la pelle è certamente un modo efficace per ridurre calorie e grassi, ma non è corretto considerare automaticamente tutta la componente lipidica della pelle come “grasso cattivo”. Infatti, gli acidi grassi sono costituiti per circa il 42,2% da monoinsaturi e il 23,4% da polinsaturi. Tra questi ultimi troviamo l’acido linoleico, l’acido α-linolenico (ALA) e, anche gli omega-3 a lunga catena EPA e DHA. Per chi deve controllare l’apporto energetico, toglierla rimane una strategia semplice ed efficace; per chi non ha questa necessità, invece, eliminarla sistematicamente significa rinunciare anche a una parte della componente lipidica più interessante del pollo.

In definitiva, non esiste una carne migliore o peggiore, ma il taglio più adatto alle proprie esigenze.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.