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Guai a demonizzare la carne

L’Europa sembra aver messo all’angolo una delle filiere più importanti per l’alimentazione umana. Il professor Giuseppe Pulina elenca possibili azioni ed obiettivi a riguardo. 

Le filiere delle carni bovine stanno subendo un forte contraccolpo dalle crisi in atto (Covid, guerra in Ucraina e cambiamenti climatici) con sempre maggiori difficoltà nell’approvvigionamento di ristalli sui mercati europei, francesi in particolare, e aumento delle materie prime per l’alimentazione. La produzione di carne bovina nazionale è un settore strategico in quanto opera in uno dei segmenti alimentari di minore autosufficienza e pertanto dovrebbe essere considerata in modo privilegiato in termini di attenzione.

Obiettivi

Il trattato di Roma del 1957 che istituiva la comunità europea, all’articolo 39 fissava le seguenti finalità per la politica agricola comune: a) incrementare la produttività, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola come pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in particolare della mano d’opera, b) assicurare così un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano nell’agricoltura, c) stabilizzare i mercati, d) garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, e) assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori. In sostanza il trattato indicava che la sicurezza alimentare dev’essere perseguita attraverso l’incremento della produttività dell’agricoltura da ottenere attraverso l’innovazione tecnologica a base scientifica e con un sguardo particolare alla sostenibilità economico-sociale e cioè alle esigenze degli imprenditori agricoli di chiudere in attivo i bilanci e dei consumatori di disporre di cibo di buona qualità e a buon mercato.

Azioni

Revisione della strategia Farm to Fork. Per quanto detto sopra, è necessaria una profonda riflessione su obiettivi, tempi e strumenti della Strategia Farm to fork della Commissione europea. Le analisi fatte prima della crisi energetica e bellica in corso, mostrano come gli effetti delle scelte della Commissione portino di fatto a rafforzare la dipendenza dell’Ue dalle importazioni da Paesi terzi, soprattutto per quello che riguarda i cereali. Vanno quindi ridiscusse le misure che rischiano di compromettere la produttività agricola europea, senza rinunciare agli standard di sicurezza alimentare e al percorso di transizione ecologica. In particolare, eliminare o sospendere l’obiettivo della strategia europea Farm to Fork che prevede il 10% di superficie agricola dedicata ad usi non produttivi. Consentire la coltivazione dei terreni a riposo già dall’anno in corso. Coldiretti stima che questa voce (Bcaa 8 nella nuova Pac – regime Efa nella Pac attuale) riguardi circa 8 milioni di ettari in Europa, di cui un milione di ettari in Italia, e rivedere gli obiettivi della strategia Ue, eliminando l’obiettivo del 10% terreni agricoli destinati a usi non produttivi e in ogni caso utilizzare tutti i terreni a disposizione per la produzione di cibo e mangimi per le filiere europee. Nello sviluppo rurale andrebbero previste misure incentivanti per il recupero alla produzione di terreni incolti.

Posticipare la Pac

Rinvio dell’entrata in vigore della Politica agricola comune al 2025, prolungando di 2 anni le attuali misure come è stato fatto in occasione del Covid-19. Si propone quindi di prolungare le disposizioni relative al Primo pilastro, mentre sullo Sviluppo rurale dovrebbero essere consentite nuove misure adeguate alla situazione di emergenza in corso rivolte anche alla compensazione dei costi di produzione, a partire da quelli energetici. Utilizzare il digestato per contrastare il rincaro dei concimi, tenuto conto dell’aumento esponenziale dei costi dei concimi, che mette a rischio il mantenimento dei livelli produttivi, è necessario consentire alle imprese l’utilizzo del digestato di derivazione dei Biogas. Si tratta di un intervento che peraltro rispetta la logica dell’economia circolare e della sostenibilità complessiva delle produzioni. Interventi economici di sostegno attuabili a livello nazionale, nell’emergenza e nel lungo periodo: ridurre l’Iva sui generi alimentari per sostenere i consumi e contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi, a difesa delle imprese e dei consumatori; stanziare sostegni urgenti per filiere in crisi a causa del conflitto e del caro energia, a partire dai costi dei carburanti e dei mangimi. Incrementare le risorse previste dal Pnrr per l’autosufficienza alimentare, in particolare per l’istallazione dei pannelli fotovoltaici, aiutando le stalle a raggiungere l’autonomia energetica senza consumo di suolo. E avviare misure per investimenti su logistica, meccanizzazione, biogas e siti di stoccaggio dei cereali in Italia. Quest’ultimo intervento risulta particolarmente urgente alla luce dell’obsolescenza delle strutture che, secondo un’analisi di Ismea del 2019 risultano per il 60% antiquati e da ristrutturare completamente.

Osservazioni

Purtroppo l’Europa non solo ha completamente tralasciato l’obiettivo della sovranità alimentare nell’applicazione della nuova Pac, ma lo ha addirittura contrastato nella strategia Farm to Fork, una strategia per la quale l’assenza di una valutazione di impatto seria e concreta è oggi più di prima assolutamente inaccettabile, anche tenendo conto dei dati preoccupanti di crollo della produzione agricola europea, e zootecnica in particolare, che gli studi di altre parti del mondo evidenziano. La soluzione è una sola: fermarsi ora per non arrivare a breve ad una situazione simile a quella che stiamo vivendo per l’energia, dove dopo esserci resi completamente dipendenti da paesi terzi, pretendiamo di invocare e di realizzare in poche set timane un’indipendenza impossibile. E questo è quello che l’Europa si stava apprestando a fare sul piano agroalimentare, delegando ad altri continenti, come il Sudamerica, la capacità di fornire cibo alla nostra popolazione.

 

Fonte: Terra e Vita

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.