Consumo di carne e rischio di malattie
Rischio di malattie non trasmissibili associato al consumo di carne rossa e lavorata: entità, certezza e contestualità del rischio.
La carne è stata un alimento fondamentale nelle diete umane ancestrali, offrendo proteine di alta qualità e micronutrienti biodisponibili. Nonostante ciò, le raccomandazioni dietetiche scoraggiano sempre più il consumo di carne rossa e lavorata a causa del presunto legame con l’obesità e le malattie non trasmissibili, come malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro. Tuttavia, le evidenze mostrano che assunzioni inferiori a 75 e 20 g/giorno, rispettivamente, sono sicure e che livelli di assunzione più alti possono comportare solo lievi aumenti nel rischio assoluto. Inoltre, secondo le più moderne analisi GRADE, la certezza di queste evidenze è bassa o molto bassa, potenzialmente influenzata da errori sistematici e fattori confondenti.
QUANTA CARNE MANGIARE
I livelli ottimali di assunzione di carne variano a seconda delle differenze genetiche, del sesso, dell’età, della salute, della dieta e dello stile di vita. Ad esempio, alcuni gruppi necessitano di più ferro eme dalla carne, mentre altri potrebbero soffrire di un eccesso di ferro. La valutazione del rischio dovrebbe anche considerare la frequenza del consumo di carne, i metodi di lavorazione e preparazione e le interazioni alimentari. La relazione tra l’assunzione di carne e il rischio di malattia non è unidimensionale e potrebbe non essere nemmeno causale. Le associazioni dannose spesso scompaiono quando il consumo di carne è all’interno di una dieta sana, suggerendo che il rischio dipenda più dalla salubrità complessiva della dieta piuttosto che dalla presenza di carne nella dieta stessa.
In generale, le migliori evidenze disponibili non supportano la riduzione dell’assunzione di carne rossa rispetto ai livelli medi attuali della popolazione per ragioni di salute. Le linee guida dietetiche dovrebbero invece concentrarsi su schemi alimentari sani, adattati alle esigenze individuali. La carne rossa è una fonte cruciale di micronutrienti e non è facilmente sostituibile con opzioni a base vegetale. Le raccomandazioni per ridurre l’assunzione di carne devono anche considerare i potenziali rischi, come l’anemia da carenza di ferro, la sarcopenia e la malnutrizione. Pertanto, considerando le differenze individuali e il contesto dietetico, è essenziale un’analisi completa dei benefici e dei danni della carne rossa e lavorata.
Leggi lo studio complete di Bradley Johnston, Stefaan De Smet, Frédéric Leroy, Andrew Mente, Alice Stanton, “Non-communicable disease risk associated with red and processed meat consumption—magnitude, certainty, and contextuality of risk? | Animal Frontiers | Oxford Academic (oup.com)“