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Non si strumentalizzi il Covid-19 contro le produzioni animali

Come si è potuto tristemente notare negli ultimi mesi, in molti hanno sfruttato l’emergenza dovuta al coronavirus per attaccare il settore zootecnico. È dunque molto importante l’appello del professor Hans Nauwynck: non si strumentalizzi il Covid-19 per andare contro le produzioni animali.

“I primi risultati indicano che né i suini, né i polli né le anatre possono essere infettati da Covid-19, il che significa che è altamente improbabile che il bestiame sia la via attraverso la quale il coronavirus ha raggiunto le persone.” Il messaggio del professor Hans Nauwynck, direttore del Laboratorio di virologia presso la Facoltà di medicina veterinaria dell’Università di Gand, è forte e chiaro. È diretto agli ideologi che da alcune settimane fanno di tutto per convincere l’opinione pubblica che il coronavirus sia dovuto agli allevamenti, e diventa un vero e proprio appello diretto alla Commissione europea affinché non si strumentalizzi la Covid-19 per andare contro le produzioni animali, settore primario che assicura cibo per tutti e che andrebbe tutelato, anziché demolito.

I primi risultati indicano che #suini e #polli non possono essere infettati da #Covid19; è quindi molto improbabile che il #coronavirus abbia raggiunto le persone attraverso il #bestiame. Condividi il Tweet

Tra tutte le imprese colpite dall’epidemia di coronavirus, le aziende agricole europee sono tra le più vulnerabili, oltre che le più essenziali, spiega il professore nel suo appello diffuso da Euronews. In un momento in cui la domanda di cibo sicuro e conveniente sta aumentando, la pandemia ha drammaticamente limitato il lavoro degli operatori agricoli e interrotto di conseguenza le operazioni successive di trasformazione negli allevamenti.

Tra tutte le imprese colpite dall'epidemia di #coronavirus, le #AziendeAgricole europee sono tra le più vulnerabili, oltre che le più essenziali. Condividi il Tweet

Oltre a queste difficoltà, ci sono anche i tentativi di utilizzare la Covid-19 come “cavallo di Troia” per influenzare la politica dell’Ue e minare le produzioni animali, insinuando un collegamento tra lo scoppio della pandemia e le moderne pratiche di allevamento, che sono già molto spesso oggetto di diffamazione e disinformazione. Questo collegamento non trova nessun riscontro dal punto di vista scientifico, chiarisce il professore, dal momento che il coronavirus – come la SARS, l’Ebola e quasi tre quarti delle malattie infettive trasmesse dagli animali – non si è creato in allevamento, bensì nella fauna selvatica.

Il #coronavirus - come la SARS, l'Ebola e quasi tre quarti delle malattie infettive trasmesse dagli #animali - non si è creato in #allevamento, bensì nella #FaunaSelvatica. Condividi il Tweet

Gli alimenti di origine animale come carne, latte e uova, presenti sugli scaffali di negozi e supermercati grazie al costante lavoro (nonostante le limitazioni, i rischi e le difficoltà in tempi di pandemia globale) di filiere troppo facilmente accusate e date per scontate da chi non ne fa parte, offrono innumerevoli vantaggi e benefici in termini di energia e sostanze nutritive, e in Europa la loro sicurezza è garantita da rigorosi standard sulla salute degli animali. I tentativi di limitare la produzione zootecnica sono per questo inutili, sottolinea l’accademico, anzi controproducenti.

I vaccini e le misure di biosicurezza, come ad esempio il confinamento in ambienti chiusi, sono sempre più efficaci nel proteggere gli animali in Europa sia da malattie esistenti che emergenti. Non solo, la medicina veterinaria ha avuto un maggior successo rispetto alla medicina umana nell’affrontare le malattie, dato che molti di questi passaggi protettivi sono più facili da attuare per gli animali che per l’uomo.

La #MedicinaVeterinaria ha avuto un maggior successo rispetto alla #Medicina umana nell'affrontare le #malattie. Condividi il Tweet

La pratica vaccinale è inoltre la chiave del successo europeo nella gestione del rischio di malattie degli animali. Essa può essere infatti effettuata in massa per ottenere il massimo impatto e produrre così la tanto ambita immunità di gregge. La vaccinazione ha permesso alla maggior parte dei Paesi europei di controllare le malattie prevalenti ed endemiche, come la sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini e le malattie associate al circovirus suino. È stato persino possibile eradicare totalmente alcuni virus in certe zone, come la malattia di Aujeszky, la malattia vescicolare e la peste suina classica, grazie a ulteriori misure di biosicurezza tra cui un miglioramento dei processi di igiene e di decontaminazione.

Quando si tratta di nuove malattie animali che derivano dai selvatici, come la peste suina africana o l’influenza aviaria, porre gli animali al chiuso con sistemi di ventilazione filtrata li protegge dalle interazioni con la fauna selvatica e così dal rischio di malattia. Sebbene questo approccio sia spesso ingiustamente criticato, tenere gli animali al chiuso può essere essenziale per difendere la loro salute e il loro benessere, allo stesso modo in cui il nostro “stare in casa” è stato vitale per proteggerci dal coronavirus.

Tenere gli #animali al chiuso può essere essenziale per difendere la loro #salute e il loro #benessere, come il nostro #StareInCasa è stato vitale per proteggerci dal #coronavirus. Condividi il Tweet

La medicina umana può imparare tanto dal modo in cui l’industria zootecnica controlla gli animali e compartimenta le regioni per limitare la diffusione delle patologie, consentendo solo il movimento degli animali all’interno di un’area designata come “libera da malattia”. Questo principio può essere applicato quando si eliminano le restrizioni di viaggio e vengono utilizzati i “passaporti di immunità”, per monitorare le movimentazioni degli animali.

La realtà è quindi che la medicina veterinaria in Europa ha fatto enormi progressi nella protezione della salute degli animali e dei consumatori. Le circostanze che hanno causato l’esplosione dell’epidemia da Covid-19 trovano la loro causa altrove, come nei rapporti tra le persone con la fauna selvatica e nel loro ambiente naturale.

La #medicina umana può imparare tanto dal modo in cui l'#IndustriaZootecnica controlla gli #animali e compartimenta le regioni per limitare la diffusione delle #patologie. Condividi il Tweet

Insomma, nonostante gli attacchi interessati o ideologici che ricevono, le produzioni animali svolgono un ruolo chiave in questo ecosistema di salute globale, e non ci sono prove sufficienti che l’allevamento intensivo da solo sia la fonte di questi focolai. Il che significa che non vi sono buone ragioni per rendere l’attività degli allevatori ancora più difficile di quanto già non sia.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.