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Zootecnia europea: la nuova strategia per un futuro resiliente e sostenibile

A luglio 2026 la Commissione europea ha presentato la prima Strategia per la zootecnia, riconoscendone il ruolo strategico per economia, sicurezza alimentare e aree rurali e delineando un piano per garantirne la prosperità a lungo termine.

  • La Strategia UE per la zootecnia 2026 riconosce l’allevamento come settore strategico per sicurezza alimentare, competitività, tutela delle aree rurali e sviluppo sostenibile, definendo una roadmap per la sua crescita futura.
  • La nuova strategia punta a rafforzare la competitività degli allevatori europei attraverso strumenti per la gestione del rischio, il principio di reciprocità negli scambi commerciali e un approccio alla sostenibilità adattato ai diversi sistemi di allevamento.
  • Con il Piano d’Azione per le Proteine e il riconoscimento del ruolo dell’allevamento nella biodiversità e nella gestione del territorio, l’UE punta a rafforzare l’autonomia strategica e la resilienza dell’intera filiera agroalimentare europea.


Dopo un periodo di bozze e anticipazioni, la Commissione europea a luglio 2026 ha ufficialmente acceso i riflettori sul futuro della zootecnia, lanciando la sua prima, storica Strategia per il settore zootecnico. Un documento che non solo riconosce il ruolo fondamentale dell’allevamento per l’economia, la sicurezza alimentare e la vitalità delle aree rurali, ma traccia anche una roadmap chiara per garantirne la prosperità a lungo termine. Con un fatturato annuo di 400 miliardi di euro e 7 milioni di posti di lavoro sostenuti lungo la filiera, il comparto rappresenta infatti un pilastro strategico per l’Unione, che ora viene valorizzato con un approccio costruttivo e orientato al futuro.


Un settore riconosciuto come strategico: le priorità dell’UE

La nuova Strategia si fonda su cinque priorità complementari che mirano a rafforzare il settore dall’interno, promuovendo un modello di eccellenza europeo. L’obiettivo è aiutare gli allevatori ad affrontare le sfide del mercato e quelle legate alla transizione ecologica, trasformandole in opportunità di crescita. Si tratta di un piano d’azione che vuole bilanciare competitività, sostenibilità e resilienza, riconoscendo l’incredibile diversità dei sistemi di allevamento presenti in Europa, dai pascoli di montagna alle aziende familiari.


Più resilienza e competitività per gli allevatori

La prima grande novità è il potenziamento degli strumenti a difesa del reddito agricolo. La Commissione, in collaborazione con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), svilupperà un nuovo schema finanziario per la gestione del rischio, studiando anche un innovativo sistema di assicurazione e riassicurazione. Questo significa lavorare per dare più sicurezza agli allevatori di fronte a crisi sanitarie, volatilità dei mercati e cambiamenti climatici.

Parallelamente, la strategia punta a rafforzare la competitività, promuovendo un principio molto importante per il settore: la reciprocità negli scambi commerciali. L’UE si impegnerà a garantire che i prodotti importati rispettino standard produttivi equivalenti a quelli europei, in particolare in materia di benessere animale e ambientale, creando così un mercato più equo. Questo, unito a una forte diplomazia agroalimentare, potrà contribuire ad aprire nuove porte per le eccellenze zootecniche del nostro continente sui mercati globali.


Sostenibilità su misura: un approccio che valorizza la diversità

La sostenibilità è al centro della strategia, ma con un approccio pragmatico e “su misura”. Bruxelles abbandona l’idea di una soluzione unica per tutti, riconoscendo che i sistemi di allevamento sono profondamente diversi. Come evidenziato dal dettagliato “Analytical Brief” della Commissione,(pag. 23 No single system dominates on all sustainability dimensions) non esiste un unico modello dominante in termini di sostenibilità ed è quindi importante che le politiche siano adeguate alla diversità dei sistemi.

La strategia promuoverà i metodi armonizzati per calcolare le emissioni a livello aziendale e supporterà gli allevatori con una piattaforma zootecnica per la condivisione delle migliori pratiche collaudate su clima, ambiente e benessere degli animali.

Si ritiene, inoltre, che possa funzionare un piano di lavoro dove l’obiettivo non sia imporre, ma accompagnare la transizione, fornendo strumenti, conoscenze e supporto economico per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale, valorizzando le specificità di ogni sistema.


L’allevamento come presidio del territorio e della biodiversità

Uno dei punti più qualificanti della nuova visione europea è il riconoscimento del legame indissolubile tra allevamento e territorio. L’allevamento non è solo produzione di cibo, ma un’attività essenziale per la manutenzione del paesaggio, la prevenzione dello spopolamento, il supporto delle comunità rurali e la tutela della biodiversità.

Lo studio della Commissione sottolinea un dato molto interessante: un terzo degli ecosistemi  protetti dalla Direttiva Habitat, per un totale di 35 milioni di ettari, dipende direttamente dal pascolamento estensivo. Senza animali al pascolo, questi territori sarebbero a rischio di abbandono, incendi e perdita di biodiversità. Per questo, la Strategia prevede un piano specifico per rilanciare la zootecnia sostenibile nelle aree più vulnerabili e intende supportare la diffusione di macelli di piccola taglia e mobili per rafforzare le filiere locali e creare valore nelle economie rurali.


Autonomia strategica: il piano d’azione per le proteine

Insieme alla Strategia, la Commissione ha lanciato un ambizioso Piano d’Azione per le Proteine, una mossa decisiva per l’autonomia dell’UE. Oggi, in Europa una parte molto consistente delle proteine usate nei mangimi è di importazione, con una forte dipendenza dalla soia prodotta in pochi Paesi extra-UE.

Il piano mira a invertire questa tendenza, fissando l’obiettivo di portare la quota di proteine coltivate nell’Unione dal 25% al 35% entro il 2035. Questo si tradurrebbe in un enorme potenziale per gli agricoltori europei, che saranno incentivati a coltivare leguminose e colture proteiche. Per la zootecnia, significherebbe poter contare su mangimi locali di alta qualità, filiere più corte e resilienti e una minore esposizione agli shock dei mercati internazionali.

Quella che la UE vuole portare avanti è quindi una visione di sistema capace di integrare agricoltura e allevamento, rafforzando l’intero sistema agroalimentare e lavorando per promuovere il proprio modello di allevamento come un’eccellenza da valorizzare. Attraverso nuovi sistemi di etichettatura volontaria, che potranno evidenziare standard superiori in termini di sostenibilità e benessere animale, si potranno poi fornire ai consumatori strumenti più chiari per riconoscere e premiare la qualità delle produzioni europee.


Le reazioni del mondo agricolo: plauso alla visione, ma ora servono i fatti

Le reazioni del mondo agricolo italiano alla nuova Strategia sono di cauto ottimismo, accogliendo con favore il cambio di visione, ma chiedendo con forza concretezza nell’attuazione. Per Coldiretti e Filiera Italia, la Commissione deve ora “confermare con i fatti” la volontà di superare “la stagione della demonizzazione degli allevamenti”, apprezzando l’approccio prudente indicato per le proteine alternative, che dovranno essere sottoposte a rigorose valutazioni. Più netto il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che, pur riconoscendo il valore strategico dei settori, avverte che senza “tempi certi e adeguate risorse finanziarie, il rischio è che gli obiettivi indicati rimangano sulla carta”. Il punto critico, secondo Cia, riguarda gli investimenti richiesti per la transizione verso sistemi senza gabbie, a fronte dei quali la Commissione non assume impegni finanziari concreti e garantiti. Anche Giuseppino Santoianni, presidente di AIC, insiste sulla necessità di trasformare l’impianto in politiche reali. Il miglioramento del benessere animale, afferma, deve essere accompagnato da “gradualità, proporzionalità e sostegno finanziario” per non diventare un costo insostenibile per le aziende. Per Santoianni, inoltre, resta centrale il tema della filiera per dare prospettiva agli allevatori, attraverso contratti più trasparenti e un maggiore equilibrio nella formazione dei prezzi.

La nuova Livestock Strategy della Commissione europea viene accolta con favore anche dalle principali organizzazioni della filiera italiana delle carni, che ne sottolineano il cambio di approccio rispetto al passato. “La nuova Livestock Strategy rappresenta una svolta fondamentale,” ha dichiarato Lorenzo Beretta, Presidente di Assica, “poiché restituisce finalmente centralità strategica alla zootecnia europea. La Commissione ne riconosce il ruolo essenziale per la sicurezza alimentare, la competitività e la vitalità delle nostre aree rurali. Valutiamo inoltre in modo estremamente positivo l’attenzione riservata alla reciprocità negli scambi internazionali, al rafforzamento dell’etichettatura d’origine e al concreto sostegno agli investimenti delle imprese.” Dello stesso avviso la filiera avicola: “Esprimiamo grande soddisfazione per questo cambio di passo,” ha commentato Antonio Forlini, Presidente di Unaitalia. “La Strategia riconosce finalmente il reale valore economico, sociale e ambientale degli allevamenti europei. Si pongono così le basi per politiche orientate a resilienza, innovazione e autosufficienza produttiva, promuovendo un approccio decisamente più equilibrato e pragmatico alle sfide della sostenibilità.” Soddisfazione anche da parte del settore bovino. “Consideriamo questo piano un segnale concreto di attenzione verso il nostro comparto,” ha concluso Serafino Cremonini, Presidente di Assocarni. “Apprezziamo in modo particolare il riconoscimento della zootecnia quale settore strategico per l’Unione europea e l’impegno della Commissione a coniugare la competitività, il benessere animale e la sicurezza alimentare. Tutto questo deve passare attraverso efficaci strumenti di sostegno e una maggiore valorizzazione delle produzioni europee.”

Letizia Palmisano è una giornalista freelance specializzata su temi ambientali e sui new media, quali i social network. La sua attività professionale spazia dal giornalismo alla consulenza nel mondo della comunicazione 2.0. Co-ideatrice del premio Top Green Influencer. È co-fondatrice della FIMA e fa parte del comitato organizzatore del Festival del Giornalismo Ambientale. Nel comitato promotore del Green Drop Award, premio collaterale alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2018 ha vinto il prestigioso Macchianera Internet Awards per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all'economia circolare. Il suo blog è www.letiziapalmisano.it