Protein Action Plan e indipendenza dalle importazioni: la zootecnia offre soluzioni
Il Protein Action Plan punta a ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di proteine vegetali, soprattutto per l’alimentazione animale. La sfida è rafforzare la produzione interna e integrare agricoltura e zootecnia, valorizzando colture proteiche, co-prodotti e risorse locali per rendere la filiera più resiliente e sostenibile.
- Ridurre la dipendenza dalle importazioni, diversificando le fonti proteiche e rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti per gli allevamenti europei.
- Integrare agricoltura e zootecnia, attraverso colture proteiche, rotazioni con leguminose e valorizzazione dei co-prodotti della lavorazione agricola.
- Rafforzare autonomia e sostenibilità della filiera, promuovendo un uso più efficiente delle risorse europee e riducendo l’esposizione agli shock dei mercati globali.
L’Europa punta a incrementare la produzione interna di proteine vegetali e a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, non basta aumentare le coltivazioni: occorre ripensare il modo in cui le risorse proteiche circolano nel sistema agroalimentare, rafforzando le connessioni tra agricoltura e allevamento. La valorizzazione dei co-prodotti agricoli, la diversificazione delle colture e un uso più efficiente delle risorse possono contribuire a rendere la filiera zootecnica meno esposta alle oscillazioni dei mercati internazionali, con benefici potenziali anche sul piano ambientale.
Nel luglio 2026, la Commissione europea ha adottato il Protein Action Plan, attraverso il quale si propone appunto di potenziare la produzione interna di proteine vegetali, e ridurre la dipendenza dalle dalle produzioni extra-UE. In un contesto vulnerabile alle fluttuazioni del mercato globale, ha senso rafforzare gli strumenti interni, ma ciò non riguarda soltanto la promozione di un maggior consumo di legumi nell’alimentazione umana, perché il tema ha ricadute su un’altra questione fondamentale per la sostenibilità globale: come nutrire gli animali allevati in UE senza indebolire un settore.
Il bestiame è il principale utilizzatore di proteine vegetali
I dati di Eurostat indicano la centralità dei mangimi nel sistema agroalimentare europeo. La maggior parte delle proteine vegetali, coltivate o importate, è destinata all’alimentazione del bestiame. L’UE produce circa 67 milioni di tonnellate di proteine vegetali, a fronte di un consumo complessivo di circa 80 milioni di tonnellate per alimenti, mangimi e usi industriali. Di queste, circa 74 milioni sono destinate ogni anno al settore zootecnico, che dipende in misura significativa dalle importazioni di materie prime ad alto contenuto proteico. Nel 2025, infatti, solo il 25,8% delle proteine provenienti da semi oleosi e colture proteiche utilizzate nei mangimi era di origine europea.
Il Protein Action Plan punta a portare questa quota al 35% entro il 2035, promuovendo la coltivazione di legumi e altre specie proteiche, come piselli, fave, lupini, soia ed erba medica. La soia rappresenta un caso emblematico: nel 2024-2025 l’UE ha importato circa 13,4 milioni di tonnellate di proteine grezze sotto forma di semi e farina di soia, soprattutto da Brasile, Argentina e Stati Uniti, in un mercato globale concentrato in pochi Paesi. Aumentare la produzione europea e diversificare le colture significa quindi rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti per gli allevamenti, riducendo l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali e agli shock geopolitici. L’obiettivo non è eliminare le importazioni, ma rendere la filiera zootecnica europea meno vulnerabile e offrire agli agricoltori maggiori opportunità di approvvigionamento locale.
Diversificazione e sinergia tra agricoltura e zootecnia
Sebbene l’UE sia autosufficiente nei foraggi, la sfida prioritaria riguarda le materie prime ad alto tenore proteico. L’integrazione tra coltivazioni e allevamento offre risposte concrete. La trasformazione dei semi oleosi per la produzione di olio genera co-prodotti (panelli e farine di estrazione) ricchi di proteine per i mangimi. Inoltre, le leguminose arricchiscono il suolo nelle rotazioni agricole, mentre i ruminanti convertono biomasse non edibili per l’uomo (come erba e foraggi fibrosi) in alimenti ad alto valore nutrizionale come latte e carne.
La strategia proteica si affianca alla nuova Strategia UE per la Zootecnia. Le proiezioni indicano che la domanda totale di mangimi nell’UE scenderà del 2,5% entro il 2035 rispetto alla media del periodo 2023-2025, grazie al miglioramento genetico e all’alimentazione di precisione. L’obiettivo resta preservare la produzione europea, evitando di trasferire all’esterno i costi ambientali e le dipendenze geopolitiche.