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Più proteine animali, più micronutrienti vitali

Un nuovo studio evidenzia che una dieta ricca di proteine animali garantisce una migliore copertura dei fabbisogni di micronutrienti essenziali.

Un nuovo studio australiano ha evidenziato che una dieta in cui il 60–80% delle proteine totali proviene da alimenti di origine animale è più efficace nel ridurre il rischio di carenze di micronutrienti essenziali. L’analisi, condotta su 1.589 adulti, ha valutato l’impatto della provenienza delle proteine – animale o vegetale – sull’assunzione complessiva di vitamine e minerali. Le diete con prevalenza moderata di proteine animali hanno garantito una migliore copertura dei fabbisogni medi stimati, pur mostrando ancora un rischio di apporto insufficiente per calcio, vitamine B6 e A, zinco e magnesio.


La superiorità delle proteine animali: un vantaggio da non perdere

Le proteine rappresentano un elemento fondamentale della dieta umana, in quanto forniscono gli aminoacidi essenziali che l’organismo non è in grado di sintetizzare autonomamente. Questi aminoacidi svolgono un ruolo cruciale nella crescita, nel mantenimento dei tessuti e in numerose funzioni vitali, dal metabolismo energetico alla sintesi di enzimi e ormoni. Un apporto insufficiente di aminoacidi essenziali può portare a ritardo della crescita, perdita di massa muscolare, deficit cognitivi e indebolimento del sistema immunitario. Ma non tutte le fonti proteiche sono uguali: le proteine di origine animale sono considerate di qualità superiore rispetto a quelle vegetali, perché complete, contengono tutti gli aminoacidi essenziali in proporzioni ottimali, e più facilmente digeribili.

A livello globale, la malnutrizione proteica resta un problema significativo. In Australia, ad esempio, il 14% degli uomini e il 4% delle donne sopra i 70 anni non raggiunge un apporto proteico adeguato. Questo dato ha portato a una crescente attenzione sull’assunzione proteica nelle fasce di età più avanzate, con particolare focus anche sul contenuto di micronutrienti associato agli alimenti proteici. La carenza di vitamine e minerali essenziali viene spesso definita come “fame nascosta”, un fenomeno che può interessare tutte le età e condizioni socioeconomiche.

Nei Paesi ad alto reddito, il rapporto medio tra proteine animali e vegetali è di circa 65/35. Tuttavia, nel quadro delle iniziative per promuovere diete più sostenibili dal punto di vista ambientale, si tende a raccomandare una riduzione degli alimenti di origine animale. Questa cosiddetta “transizione proteica”, ha suscitato preoccupazioni nutrizionali, poiché potrebbe aumentare il rischio di carenze di micronutrienti.

Un esempio emblematico è rappresentato dalla “mitologica” Planetary Health Diet, proposta dalla EAT-Lancet Commission, che prevede una dieta prevalentemente vegetale con solo il 30% delle proteine di origine animale. Diversi studi hanno segnalato che questo modello può risultare carente di vitamina B12, calcio, ferro e zinco, soprattutto per donne in età fertile e altri gruppi vulnerabili. Inoltre, l’elevata presenza di fitati e ossalati, tipica delle diete vegetali, può ridurre l’assorbimento di minerali come ferro, zinco, calcio e magnesio. Non è un caso se serve ricorrere alla fortificazione o all’integrazione mirata nelle diete prevalentemente vegetali, al fine di garantire una copertura completa dei fabbisogni nutrizionali.


Più proteine animali: miglior adeguatezza nutrizionale con meno calorie

Il nuovo studio australiano ha analizzato la relazione tra la fonte proteica e l’adeguatezza dei micronutrienti nelle diete degli adulti, utilizzando i dati dell’Australian Health Survey. Sono stati considerati i modelli alimentari identificati come di maggior qualità nutrizionale e minore impatto ambientale, successivamente classificati in base alla proporzione di proteine animali e vegetali. In media, le diete esaminate contenevano circa il 55% di proteine di origine animale e il 45% di proteine di origine vegetale.

I risultati mostrano che le diete in cui il 60–80% delle proteine totali proviene da alimenti di origine animale sono le più efficaci nel soddisfare i fabbisogni medi stimati (EAR) dei principali micronutrienti. Questi modelli alimentari non solo garantivano un apporto proteico più elevato, ma erano anche meno calorici, un aspetto particolarmente rilevante considerando che in Australia l’eccesso energetico rappresenta un problema diffuso.

Al contrario, le diete con meno del 20% di proteine animali e una predominanza di proteine vegetali mostravano una minore adeguatezza nutrizionale e un maggiore apporto calorico, risultando quindi meno equilibrate dal punto di vista metabolico e micronutrizionale.

Il sovraccarico energetico è infatti una delle principali criticità per la salute pubblica australiana: secondo l’Australian Institute of Health and Welfare, circa due terzi degli adulti risulta in sovrappeso o obeso. Tale eccesso calorico non rappresenta solo un problema clinico, ma anche ambientale, poiché l’apporto energetico totale e l’impatto ambientale della dieta risultano positivamente correlati.


Evitare le proteine animali per una dieta sana e sostenibile? Nessun fondamento

I risultati dello studio sono coerenti con altre ricerche che indicano come almeno la metà delle proteine totali dovrebbe derivare da alimenti di origine animale per garantire un apporto adeguato di vitamine e minerali essenziali e soddisfare i fabbisogni nutrizionali complessivi. Integrare quindi una quota significativa di proteine animali all’interno di un modello alimentare equilibrato e sostenibile può contribuire a prevenire carenze di micronutrienti senza compromettere la sostenibilità ambientale.

Tuttavia, anche nelle diete identificate come “sane e sostenibili”, alcuni nutrienti risultano a rischio di apporto insufficiente, in particolare calcio, vitamine B6 e A, zinco e magnesio. Questo evidenzia la necessità di prioritizzare alimenti nutrienti e ad alta biodisponibilità, come lo sono appunto quelli di origine animale, specialmente per quei micronutrienti critici che risultano spesso carenti nella popolazione adulta, australiana e occidentale in generale.

Sebbene oggi si incoraggi la riduzione degli alimenti di origine animale, le nuove evidenze indicano che un maggiore contributo proteico di origine animale può risultare vantaggioso.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.