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Biogas dagli allevamenti: alleato di trasporti ed energia contro il climate change

Il biogas ottenuto dagli scarti degli allevamenti può essere un prezioso alleato dei trasporti su gomma e del settore energetico nell’emancipazione dal petrolio e nella lotta al cambiamento climatico.

Il biogas è una delle fonti alternative più utili per la transizione verso le energie rinnovabili ed un’economia circolare. Ottenuto dalla degradazione di sostanze organiche come deiezioni, da fanghi e biomasse, il biogas è preso spesso di mira da gruppi ambientalisti che probabilmente ignorano come questo possa anche essere “fatto bene”. Soprattutto quando dà modo di valorizzare quelli che sarebbero invece costosi scarti da smaltire.

Gli impianti di biogas sono nati oltre trent’anni fa come sistemi avanzati per il recupero di rifiuti di natura organica, come liquami zootecnici, letami, frazione organica della raccolta dei rifiuti (scarti alimentari domestici), rifiuti provenienti dai mercati ortofrutticoli, fanghi di depurazione delle acque.

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Il processo di digestione anaerobica di questi impianti consente la trasformazione biologica di questi rifiuti in un fertilizzante per l’agricoltura. Trattasi del cosiddetto “digestato” che, come il compost, può essere impiegato in pieno campo o utilizzato come materia prima per produrre ammendanti e terricciati destinati al giardinaggio e florovivaismo.

Gli impianti a biogas hanno quindi primariamente una valenza ambientale, ossia lo smaltimento e il recupero di scarti e rifiuti organici. Il processo di digestione anaerobica comporta la produzione di biogas, un combustibile rinnovabile composto prevalentemente da metano, che può essere utilizzato per produrre energia termica o elettrica.

Il processo di #DigestioneAnaerobica comporta la produzione di #biogas, un #combustibile #rinnovabile composto prevalentemente da #metano, che può essere utilizzato per produrre #energia termica o elettrica. Condividi il Tweet

L’Italia, negli ultimi anni, è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di biogas, tanto da produrre quantità anche importanti di energia grazie a questa fonte. Limitatamente ai reflui zootecnici trasformati in biogas, ad esempio, i dati più recenti (2018) vedono nel Belpaese 615 impianti con una potenza installata di 238.469 KW, il 16,4% del totale di quella prodotta da biogas, che hanno prodotto 1.237 GWh (sui 2.102 potenzialmente producibili con una efficienza impianti del 59%), pari all’1,1% del totale delle rinnovabili (144.415 GWh), Queste ultime, a loro volta, hanno rappresentato il 39,5% della produzione elettrica nazionale. Queste cifre possono sembrare di poco conto, ma tenuto conto che un’auto elettrica ha un consumo medio di 20 kWh per 100 km, è come se dalle deiezioni animali fossero state alimentate 308.750 auto elettriche con percorrenza annuale di 20.000 km.

Teniamo conto poi di altri aspetti importanti. L’effluente di questi impianti, ad esempio, è inodore, concentrato con azoto a rilascio più lento per cui facilmente spandibile nei campi, trasportabile anche con mezzi ordinari se sottoposto a compostaggio fino a distanze anche ragguardevoli dagli stessi. Al contrario, i liquami hanno elevato impatto olfattivo ed emettono ammoniaca e protossido di azoto, gas a potente effetto serra, e sono trasportabili solo con carri botte trainati da mezzi agricoli (costo: circa 0,3 euro/km con convenienza massimo fino a 40 km, quantità limitate e tempi biblici).

Tenuto conto che un'#AutoElettrica ha un consumo medio di 20 kWh per 100 km, è come se dalle #DeiezioniAnimali fossero state alimentate 308.750 #AutoElettriche con percorrenza annuale di 20.000 km. Condividi il Tweet

Analogamente a quanto accaduto nel settore fotovoltaico, negli ultimi 15 anni il legislatore ha incentivato l’utilizzo di energia elettrica prodotta con questi impianti per promuoverne lo sviluppo e raggiungere gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili così come definiti dall’Unione europea nel contesto della lotta ai cambiamenti climatici.

Attualmente questo ciclo di incentivi si sta esaurendo, avendo l’Italia sostanzialmente raggiunto questi obiettivi, la cosiddetta “Burden share”, ma gli impianti continueranno ad operare per la loro finalità principale, ossia il recupero di queste grandi quantità di rifiuti, utilizzando l’energia prodotta per autoconsumo o comunque in contesti non incentivati.

Nei prossimi anni il sistema degli incentivi per la produzione di energia elettrica quindi andrà progressivamente esaurendosi, sostituito dalla produzione non più di biogas, ma di bio-metano destinato a sostituire carburanti inquinanti come il gasolio per i motori diesel nel settore dei trasporti su gomma, nel più grande nuovo obiettivo comunitario di una mobilità sostenibile per merci e persone.

A differenza del passato, gli incentivi per questa nuova stagione energetica non peseranno più nella bolletta dei cittadini e quindi nella fiscalità generale, ma verranno sostenuti esclusivamente dai grandi produttori di energia fossile, i quali tramite questo nuovo sistema verranno ancor più incentivati verso una transizione di produzione energetica basata su fonti rinnovabili. Un ulteriore concreto passo nella lotta al climate change.

 

 

Giornalista specializzato in sostenibilità, cambiamento climatico e temi ambientali, scrive per diversi giornali, riviste e siti Web. Da una decina di anni è molto attivo sia come relatore che come moderatore presso eventi sempre legati alla sostenibilità ed alla green economy. Laureato in sociologia, fra i temi su cui focalizza il suo lavoro spiccano gli impatti delle produzioni alimentari, a partire da quelli legati alla zootecnia ed ai cibi animali. A fine 2018 ha pubblicato il libro “In difesa della carne”, edito da Lindau.