Costruire il domani tornando alla terra: i giovani protagonisti dei sistemi alimentari
Oggi più che mai si sente dire che i giovani rappresentano il futuro dell’umanità. Questo vale in modo particolare per l’agricoltura e i sistemi alimentari.
Oggi più che mai si sente dire che i giovani rappresentano il futuro dell’umanità. Questo vale in modo particolare per l’agricoltura e i sistemi alimentari, settori strategici che affrontano sfide crescenti come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, l’insicurezza alimentare e le disuguaglianze globali. Eppure, paradossalmente, proprio i giovani spesso restano ai margini di questi sistemi.
In molti Paesi, specialmente quelli in via di sviluppo, dove buona parte dei giovani vive in aree rurali, l’agricoltura è vista come un settore poco attraente, faticoso, malpagato e privo di futuro. Questo porta molti a cercare opportunità altrove, migrando verso le città o addirittura all’estero. Costruire il domani tornando alla terra diventa allora non solo uno slogan, ma una visione concreta. Significa investire sui giovani, offrendo accesso a risorse, conoscenze, strumenti e spazi decisionali affinché possano innovare, rigenerare e incanalare al meglio il loro potenziale.
Serve una trasformazione radicale dei sistemi alimentari
Il rapporto del Panel di Alto Livello di Esperti per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione (HLPE), richiesto dal Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), parte da una constatazione allarmante: i tassi di disoccupazione giovanile sono tre volte più alti rispetto a quelli degli adulti, e le giovani donne sono le più colpite. Anche quando lavorano, molti giovani vivono situazioni di povertà lavorativa, mancano di rappresentanza sindacale e affrontano barriere strutturali enormi per accedere a risorse produttive come terra, credito, conoscenze e tecnologie.
Serve una trasformazione radicale dei sistemi alimentari. Una trasformazione che non sia solo tecnica, ma anche sociale, culturale ed economica. Al centro di questa visione ci sono quattro pilastri fondamentali: diritti, equità, la capacità di agire e riconoscimento del ruolo dei giovani. È fondamentale riconoscere i giovani non come beneficiari passivi di aiuti, ma come soggetti attivi, capaci di guidare processi di innovazione, giustizia alimentare, partecipazione democratica e sviluppo sostenibile. Per farlo, però, bisogna rimuovere gli ostacoli strutturali che li limitano e creare le condizioni per il loro pieno coinvolgimento.
5 aree fondamentali su cui è urgente intervenire
Il rapporto individua cinque aree fondamentali su cui è urgente intervenire per sostenere i giovani come protagonisti del cambiamento nei sistemi alimentari e agricoli. Innanzitutto, è essenziale creare un ambiente favorevole ai giovani, riconoscendo il loro ruolo attivo nella società. Questo significa garantire i diritti di base, come l’accesso al cibo, a un lavoro dignitoso e alla possibilità di partecipare pienamente alla vita democratica. Non si tratta solo di agire “per” i giovani, ma soprattutto con loro, includendoli nei processi decisionali e riconoscendo la loro diversità.
Un secondo ambito cruciale è assicurare ai giovani mezzi di sussistenza dignitosi e gratificanti. Le politiche del lavoro devono essere pensate appositamente per le nuove generazioni, con particolare attenzione ai settori agricoli e alimentari, spesso trascurati. È importante migliorare le condizioni lavorative, valorizzare anche il lavoro informale e di cura, spesso svolto dalle giovani donne, e sostenere concretamente l’imprenditorialità giovanile.
Terzo punto: bisogna aumentare l’equità e i diritti di accesso alle risorse. I giovani devono poter accedere alla terra, all’acqua, ai mercati, al credito e alla tecnologia. Per farlo, servono strumenti finanziari pensati per loro, supporto alla creazione di cooperative e start-up giovanili in contesti rurali, e la promozione di modelli di mercato alternativi e inclusivi.
Un’altra leva decisiva è l’investimento in conoscenze, educazione e competenze. I percorsi formativi devono essere ripensati in chiave pratica e moderna: occorre integrare temi come l’agroecologia, l’educazione alimentare, la sostenibilità, le tecnologie digitali e le capacità imprenditoriali. Per raggiungere questo obiettivo, serve una collaborazione stretta tra scuole, enti di formazione e centri di ricerca.
Infine, va promossa un’innovazione sostenibile, a tutto tondo. Innovare non significa solo introdurre nuove tecnologie: significa anche valorizzare il sapere tradizionale, stimolare la creatività sociale e culturale, rafforzare le reti tra generazioni e colmare il divario digitale. Servono spazi di co-creazione, infrastrutture adeguate e piattaforme per condividere esperienze e conoscenze tra giovani e comunità locali.
Non solo una scelta strategica, ma una necessità
Riconoscere i giovani come protagonisti della trasformazione dei sistemi alimentari non è solo una scelta strategica, ma una necessità. Il loro impegno, la loro creatività e la loro capacità di innovare rappresentano leve fondamentali per affrontare le sfide globali legate al cibo, alla sostenibilità e alla giustizia sociale. Per questo, è fondamentale superare un approccio assistenzialista e abbracciare un nuovo paradigma che veda i giovani non solo come beneficiari, ma come attori centrali del cambiamento.
Investire nelle nuove generazioni significa costruire le basi per un futuro più sano, equo e sostenibile: un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso un’azione collettiva e condivisa tra istituzioni, società civile, settore privato e le stesse comunità giovanili.