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Emissioni di metano: bestiame, parte della soluzione climatica

Allevamenti e produzione di carne sono costantemente sotto attacco, anche e soprattutto quando si parla di emissioni di gas serra. Il principale accusato è il bovino, per le emissioni di metano. Eppure il bestiame può essere parte della soluzione climatica.

Tutti contro il bovino, tutti contro il metano da lui emesso. Ma è davvero il colpevole, quando si parla di cambiamento climatico? No, anzi. In pochi sembrano considerare che, seppur una molecola di metano sia 28 volte più ad effetto serra di una molecola di CO2 emessa dalla combustione di petrolio e carbone, resta in atmosfera una decina d’anni, mentre l’anidride carbonica ci sta per un millennio – considerare tutto in termini di CO2 equivalente non ha senso, anche solo per questo. Ma soprattutto, quasi nessuno – almeno in ambito “green”, sembra accettare il fatto che il bestiame non è il problema, ma al contrario potrebbe e dovrebbe essere parte della soluzione climatica.

Quasi nessuno, almeno in ambito #green, sembra accettare il fatto che il #bestiame non è il problema, ma al contrario potrebbe e dovrebbe essere parte della #SoluzioneClimatica. Condividi il Tweet

Certo, per farlo bisogna lasciare da parte l’ideologia (o gli interessi di parte) e badare finalmente alla scienza. Una volta fatto ciò, si possono scoprire dati anche sorprendenti. Il metano ha un potente effetto climalterante, ma una volta trovati modi che evitino di emetterne di più in atmosfera, sia esso proveniente dai bovini, ma anche da paludi, risaie o dall’estrazione di combustibili fossili (l’unico campo quest’ultimo in cui sono sempre stati sottostimati, come ricordava il professor Pulina in articolo di pochi mesi fa, a differenza di quello zootecnico, in cui già molto si è fatto riducendo il metano dei bovini con additivi per mangimi o digestori), grazie alla zootecnia si può ottenere una drastica riduzione del riscaldamento globale. L’importante è iniziare a valutare e misurare le fonti del global warming nel modo corretto.

Grazie alla #zootecnia si può ottenere una drastica riduzione del #RiscaldamentoGlobale. L’importante è iniziare a valutare e misurare le fonti del #GlobalWarming nel modo corretto. Condividi il Tweet

“Se la vostra domanda è: possiamo ridurre il riscaldamento? La risposta è sì, ma abbiamo misurato il contributo del metano in modo errato”, spiega il professor Frank Mitloehner, docente e specialista in qualità dell’aria presso il dipartimento di Scienze Animali della UC Davis, in questo interessante video, ora disponibile anche in italiano: “Se vogliamo sapere qual è l’impatto di una riduzione del metano sul riscaldamento, l’equivalenza con l’unità di CO2 è totalmente sbagliata.”

Se come abbiamo detto è vero che una molecola di metano è equivalente a 28 molecole di anidride carbonica nell’arco di cento anni, dobbiamo ribadire il fatto che il metano non resta in atmosfera per cento anni. È un gas climalterante di breve durata, che come accennato sopra rimane nella nostra atmosfera per circa 10 anni prima che venga distrutto, il che significa che non provoca riscaldamento per centinaia di anni. L’anidride carbonica invece rimane nella nostra atmosfera per 1.000 anni, accumulandosi e continuando a riscaldare per molto tempo dopo essere stata emessa.

Anche il metano proveniente dai bovini fa parte del ciclo biogenico del carbonio: con la fotosintesi – viene spiegato nel video – le piante catturano l’anidride carbonica dall’atmosfera, assorbendo il carbonio e rilasciando ossigeno; quel carbonio viene convertito in carboidrati nella pianta, che viene quindi consumato da un bovino per poi essere digerito e rilasciato dall’animale come metano. Dopo 10 anni nell’atmosfera, il metano viene scomposto e riconvertito in anidride carbonica. Queste molecole sono le stesse molecole di carbonio che si trovavano nella pianta mangiata dall’animale: il carbonio che è stato sottratto dall’atmosfera dalla pianta e ora è tornato nell’atmosfera. Si tratta insomma di carbonio “riciclato”.

“Il carbonio biogenico è diverso perché attraversa un ciclo. È molto diverso dal carbonio fossile, che percorre una via a senso unico, dal basso in alto nell’aria”, sottolinea il professor Mitloehner: “Se manteniamo costante il numero di animali allevati la quantità di metano prodotta dal bestiame e quella di metano distrutta si bilanciano a vicenda. Ciò significa che non si aggiunge carbonio nell’atmosfera e quindi nessun riscaldamento aggiuntivo.”

L’#AnidrideCarbonica che avete emesso 20 anni fa viaggiando in #auto o in #aereo è ancora in #atmosfera e ci rimarrà per altri secoli. Il #metano emesso dalla digestione dei #bovini invece no. Condividi il Tweet

Il metano proveniente dai bovini è considerato un gas di flusso perché, quando viene emesso, viene distrutto. Al contrario, l’anidride carbonica prodotta dai combustibili fossili è un gas di riserva, il che significa che si accumula nell’atmosfera. In pratica, l’anidride carbonica emessa oggi si va ad aggiungere all’anidride carbonica emessa ieri, che è stata aggiunta all’anidride carbonica del giorno prima, e così via: sì, l’anidride carbonica che avete emesso magari vent’anni fa viaggiando in auto o in aereo è ancora lì in atmosfera, e ci rimarrà per altri secoli. Il metano emesso dalla digestione dei bovini invece no. Quello della CO2 generata dai combustibili fossili, quindi, non fa parte di un ciclo, ma è una fonte di riscaldamento a senso unico.

Insomma, grazie alla zootecnia si potrebbe ottenere un raffreddamento globale a breve termine: fondamentale se si vuole tenere il riscaldamento globale al di sotto dei 1,5 gradi centigradi. “Ciò che mi entusiasma di più è che se riduciamo il metano proveniente dal bestiame sottraiamo attivamente il carbonio dall’atmosfera, quasi come se dovessimo immagazzinare CO2 atmosferica nel terreno”, spiega Mitloehner: “Se si riduce il metano prodotto dai bovini, si sottrae il carbonio dall’atmosfera e questo induce il raffreddamento globale”.

Se si riduce il #metano prodotto dai #bovini, si sottrae il #carbonio dall'atmosfera e questo induce il #RaffreddamentoGlobale. Condividi il Tweet

Ma si può fare davvero? “Può essere fatto ed è stato fatto”, assicura l’esperto della UC Davis: “Qui in California, ad esempio, siamo riusciti a ridurre il metano del 25%. Il modo con cui abbiamo ridotto il 25% del metano è stato grazie a miglioramenti nella gestione del letame. Se riduci il metano, induci un forte effetto di raffreddamento, ciò significa che il bestiame è una parte importante della soluzione per ridurre il nostro impatto complessivo sul clima.”

Ripensare al metano ci consente di concentrarci sulle soluzioni climatiche sia a breve che a lungo termine, continuando a lavorare per nutrire una popolazione in crescita, fanno presente gli esperti. Ma per far questo servirà che agricoltori e allevatori, enti di controllo e ricercatori lavorino insieme. Possibilmente senza paraocchi ideologici che, alla fine, fanno più danni al clima dei tanto vituperati bovini.

[Fonte: Video Prof. Frank Mitloehner UC Davis – California]

Giornalista specializzato in sostenibilità, cambiamento climatico e temi ambientali, scrive per diversi giornali, riviste e siti Web. Da una decina di anni è molto attivo sia come relatore che come moderatore presso eventi sempre legati alla sostenibilità ed alla green economy. Laureato in sociologia, fra i temi su cui focalizza il suo lavoro spiccano gli impatti delle produzioni alimentari, a partire da quelli legati alla zootecnia ed ai cibi animali. A fine 2018 ha pubblicato il libro “In difesa della carne”, edito da Lindau.