MethanCut, arrivano gli “integratori” che riducono il metano ruminale
Ridurre le emissioni di metano negli allevamenti bovini senza compromettere standard produttivi e benessere animale è possibile, grazie alla ricerca.
- La ricerca dimostra che la zootecnia può contribuire concretamente agli obiettivi climatici europei.
- Sostenibilità e produttività possono procedere insieme.
- L’innovazione nasce dalla collaborazione tra ricerca e impresa.
Il settore zootecnico, recependo le priorità climatiche dettate dall’Europa, è fortemente impegnato nella riduzione di gas serra. In particolare, gli sforzi si stanno concentrando verso la mitigazione del metano ruminale, il gas prodotto dai bovini durante la digestione del rumine.
Un team di ricerca, composto dal Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e i Dipartimenti di Medicina Veterinaria e Scienze Animali delle Università di Milano e Bologna, ha dato vita a “MethanCut”, progetto di ricerca sperimentale per testare l’efficacia di specifici additivi alimentari naturali nel ridurre le emissioni di metano nei bovini da carne. Lo studio ha osservato che, attraverso l’addizione di estratti vegetali alla dieta dei bovini, le emissioni prodotte dal rumine sono calate considerevolmente.
La sperimentazione
La sperimentazione sul campo del progetto MethanCut ha dimostrato che nutrendo i bovini con additivi naturali a base di estratti vegetali (come tannini e oli essenziali) è possibile ridurre le emissioni di metano. Nonostante il campione ridotto e i tempi di studio limitati, i risultati sono incoraggianti. Nel periodo tra gennaio e maggio 2025, ricercatori hanno diviso in tre gruppi 36 giovani tori di razza Limousine: un gruppo di controllo, uno che riceveva un additivo, l’Anavrin (5 g/100 kg di peso vivo) e uno con un ulteriore additivo, il Silvafeed (30 g/capo al giorno). Il monitoraggio si è concentrato non solo sulle emissioni di metano enterico, tramite un rilevatore, il Laser Methane Detector, ma anche sulle performance di crescita, qualità della carne e stato di salute degli animali.
I dati hanno confermato l’efficacia degli estratti vegetali. In particolare, l’additivo Silvafeed ha mostrato una riduzione rilevante delle emissioni respiratorie, pari a circa il 18-20%. Analizzando i dati in termini di concentrazione (parti per milione, ppm), questo gruppo ha registrato una media di 125,81 ppm contro i 156,90 ppm del gruppo di controllo. Mentre il gruppo con l’altro additivo ha mostrato una riduzione più contenuta, intorno al 7-8% (con una media di 145,16 ppm), ma comunque coerente con le aspettative.
Produzione, qualità e benessere animale
Perché il progetto avesse successo, era importante che questi additivi non inficiassero il benessere degli animali né la loro produttività. I risultati sono stati positivi: gli additivi non hanno ridotto il consumo di cibo, che è rimasto stabile tra 7 e 9 kg di sostanza secca al giorno, e non hanno influenzato negativamente l’accrescimento. L’aumento medio di peso giornaliero è stato molto simile nei tre gruppi (1,51 kg al giorno nel gruppo di controllo, 1,56 kg con Anavrin e 1,57 kg con Silvafeed), senza differenze rilevanti. Anche al momento della macellazione, la resa della carcassa (circa 64-65%) e la qualità della carne, valutata attraverso colore e pH, sono risultate praticamente uguali in tutti i gruppi.
Oltre alla riduzione delle emissioni prodotte dalla digestione, lo studio ha rivelato benefici anche per la salute animale. Le analisi istologiche hanno mostrato che gli additivi esercitano un effetto protettivo sulla mucosa del rumine. Negli animali del gruppo di controllo sono stati osservati segni di paracheratosi – un’alterazione della mucosa associata a diete ricche di concentrati – e infiltrazioni infiammatorie, sempre legati alla dieta ricca di concentrati. Negli animali che ricevevano gli additivi, invece, queste alterazioni erano ridotte o assenti. Inoltre, agli esami del sangue, i parametri sono rimasti all’interno degli intervalli fisiologici, confermando l’assenza di stress.
L’importanza della ricerca
Un progetto come MethanCut dimostra che investire nella ricerca è fondamentale per trasformare le scoperte scientifiche in soluzioni climatiche concrete, mentre la sinergia tra accademia e industria accelera questo processo unendo le competenze teoriche delle università alla forza produttiva e alle applicazioni concrete delle grandi aziende per implementare innovazioni sostenibili su larga scala sul mercato reale.
L’avanzamento della ricerca in progetti come questo dimostra che è possibile intervenire direttamente sul metabolismo dei ruminanti per poter rendere il settore sempre meno impattante sul clima. Riuscire a ottenere una riduzione del 20% del metano prodotto dalla fermentazione ruminale, conferma che gli additivi vegetali potrebbero rappresentare uno strumento promettente per contribuire alla riduzione delle emissioni della zootecnia bovina italiana ed europea.