“Plant-based” non significa sano
I prodotti plant-based non sono tutti uguali: un alimento vegetale naturale e uno ultra-processato possono avere profili nutrizionali molto diversi.
- “Plant-based” non significa automaticamente “più salutare”. L’origine vegetale di un alimento non dice nulla, da sola, sulla sua qualità nutrizionale o sul suo livello di trasformazione.
- Conta più il grado di trasformazione che l’origine dell’alimento. Molte alternative vegetali ai prodotti animali sono alimenti ultraprocessati, formulati con numerosi ingredienti e additivi per replicarne gusto e consistenza.
- I benefici di una dieta ricca di vegetali derivano dai cibi vegetali integri, non dalle loro imitazioni industriali. Legumi, verdura, frutta, cereali integrali, semi e frutta secca sono gli alimenti su cui si basano le evidenze scientifiche, non necessariamente i prodotti plant-based ultraprocessati.
Dall’idea di cibo naturale che il termine “vegetale” tende a evocare nasce uno dei più interessanti paradossi della moderna alimentazione: abbiamo iniziato a confondere il fatto che un prodotto derivi da una pianta con l’idea che sia implicitamente più salutare.
Ma tra un piatto di lenticchie e un burger vegetale progettato in laboratorio per imitare una bistecca esiste una differenza sostanziale. Entrambi possono essere definiti “plant-based”, eppure appartengono a contesti nutrizionali molto diversi.
Alternative vegetali alla carne: il doppio degli additivi
Una nuova analisi condotta sul mercato britannico aggiunge un elemento importante alla discussione. Lo studio “Number and type of food additives in plant-based vs animal-based products: an analysis of a UK supermarket range”, pubblicato il 25 giugno 2026 sulla rivista scientifica Food Additives & Contaminants: Part A, ha analizzato 71 coppie di prodotti “equivalenti” venduti in un supermercato britannico, confrontando alternative plant-based e corrispettivi di origine animale. Risultato? Le alternative vegetali alla carne e ad altri prodotti animali presentavano circa il doppio degli additivi complessivi rispetto agli alimenti tradizionali.
Capiamoci: gli additivi non sono automaticamente pericolosi. Quelli autorizzati vengono sottoposti a valutazioni di sicurezza e la loro presenza, da sola, non permette di stabilire un effetto negativo sulla salute. Ma il risultato è comunque interessante, perché mette in luce una contraddizione spesso ignorata: alcuni prodotti nati per rappresentare una scelta più semplice e naturale richiedono invece formulazioni sempre più complesse per assomigliare agli alimenti che intendono sostituire. Questi prodotti plant-based ricadono a pieno titolo nel novero degli alimenti ultraprocessati.
Alimentazione ricca di vegetali, non di alimenti ultra-processati
La carne, un uovo o un formaggio possiedono naturalmente una struttura fisica e caratteristiche sensoriali difficili da replicare. Una proteina vegetale isolata non ha la stessa consistenza, lo stesso aroma, la stessa succosità. Per questo l’industria alimentare deve intervenire con tecnologie specifiche: proteine concentrate, oli vegetali, aromi, coloranti, emulsionanti, stabilizzanti e addensanti.
Il risultato può essere un prodotto perfettamente compatibile con una scelta vegetariana o vegana, ma non necessariamente un alimento semplice, né, men che meno, naturale. Ed è proprio qui che nasce il principale equivoco: quando si parla dei benefici di un’alimentazione ricca di vegetali, la ricerca scientifica si riferisce soprattutto a cibi come legumi, verdura, frutta, cereali integrali, frutta secca e semi. Sono questi alimenti ad avere caratteristiche nutrizionali associate agli effetti positivi osservati negli studi epidemiologici.
Quando marketing e nutrizione parlano lingue diverse
Questo è il punto in cui il marketing e la nutrizione iniziano a parlare due lingue diverse. La parola plant-based descrive l’origine degli ingredienti, non il loro livello di trasformazione né la qualità nutrizionale del prodotto finito. Eppure, nella percezione di molti consumatori, “vegetale” finisce per diventare sinonimo di “più sano”, anche quando si tratta di alimenti ottenuti attraverso formulazioni industriali complesse.
La domanda più utile, quindi, non dovrebbe essere: “Questo prodotto è vegetale o animale?” Dovremmo chiederci piuttosto: quanto è trasformato? Da quanti ingredienti è composto? Quanto assomiglia all’alimento da cui deriva?
Perché la qualità di una dieta non dipende soltanto dall’origine botanica o animale degli alimenti, ma dall’insieme delle loro caratteristiche: grado di trasformazione, densità nutrizionale, frequenza di consumo e ruolo complessivo nell’alimentazione quotidiana.
Il vero obiettivo non è sostituire gli alimenti animali con tentativi malriusciti di loro copie vegetali, ma imparare a distinguere tra un alimento che nasce da una pianta e un prodotto industriale che usa una pianta per costruire qualcosa di completamente diverso.