Report Ismea 2025: crescono i consumi alimentari
Nel primo semestre 2025 la spesa alimentare domestica degli italiani è cresciuta del 5,2%, con famiglie che tornano a riempire il carrello e a spendere di più. E la carne che torna protagonista.
Anno nuovo, tempo di bilanci. Come è andato il carrello alimentare degli italiani nel 2025? A dare interessanti informazioni è l’Ismea. Nel primo semestre del 2025 la spesa per il consumo alimentare domestico degli italiani ha registrato un incremento del 5,2% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, che fotografa uno scenario in netta evoluzione: le famiglie italiane non solo spendono di più, ma tornano a riempire il carrello.
Se in un recente passato i consumi erano stati infatti caratterizzati da una spesa in aumento trainata esclusivamente dal caro prezzi, a fronte di carrelli sempre più leggeri, i dati attuali mostrano un decisivo cambio di passo con il ritorno del segno “più” anche davanti alle quantità acquistate. Analizzando la distribuzione territoriale, la spinta maggiore arriva dal Sud, che registra un balzo del 6,9%, seguito dal Centro (+5,2%), dal Nord-Ovest (+5%) e infine dal Nord-Est (+3,5%).
Cosa mettiamo nel carrello
Guardando nel dettaglio le scelte d’acquisto, il comparto ittico ha registrato una spesa complessiva del +7,2% sostenuta sia dai prezzi in rialzo che dal recupero dei volumi, trainata in particolare dal pesce fresco che vede i volumi crescere del +3,7%. Un andamento positivo si è riscontrato anche nel settore lattiero-caseario, che segna un incremento di valore del 6,3%; tuttavia, all’interno del comparto cambiano gli equilibri.
Sebbene il latte fresco abbia avuto un segno negativo, il settore è sostenuto dagli acquisti di yogurt, che sono saliti del 5,7%, e soprattutto dei formaggi freschi, per i quali si è registrato un aumento nei volumi del 5,3% a fronte di una spesa cresciuta dell’8,7%. Anche l’ortofrutta ha mostrato andamenti contrastanti: bene gli ortaggi freschi (spesa +4,3%, volumi +2,8%), mentre la frutta registra una spesa in aumento (+5,5%) a fronte però di volumi in flessione.
In questo contesto di ritrovata fiducia, il comparto delle carni ha giocato un ruolo centrale, mostrando performance che, seppur con le dovute differenze tra le varie filiere, indicano una solida ripresa della domanda.
La spinta delle carni bianche
Analizzando nel dettaglio i dati diffusi dall’Istituto, emerge chiaramente come il settore delle carni stia vivendo una fase di profonda trasformazione, dove la carne avicola ha confermato numeri positivi. Pollo e tacchino continuano a intercettare le preferenze dei consumatori registrando la performance migliore: a fronte di una spesa cresciuta in doppia cifra dell’11,5%, i volumi acquistati sono saliti del 6,1%. Questo differenziale indica che, nonostante i rincari (con prezzi di pollo e tacchino in aumento già nel mese di gennaio 2025, rispettivamente del 3,5% e del 12,6%), le famiglie italiane non rinunciano a queste proteine, riconoscendone un valore centrale nella dieta quotidiana.
Comparto bovino: l’inflazione frena i consumi
Discorso più complesso per la filiera bovina. Il report Ismea ha evidenziato come le carni rosse abbiano sofferto una leggera contrazione delle quantità acquistate (-1%). Tuttavia, questo dato va letto attraverso la lente delle dinamiche inflattive: il comparto bovino è stato interessato dagli aumenti di prezzo più significativi (+8,7% medio, con picchi di oltre il 16% per le bistecche a giugno).Tale scenario suggerisce che non ci si trovi di fronte a una disaffezione del consumatore, quanto piuttosto a una possibile reazione ai listini: è ipotizzabile che la carne rossa mantenga il suo ruolo centrale nelle scelte alimentari, sebbene la frequenza d’acquisto sia leggermente ridimensionata per far quadrare il budget familiare.
La carne suina fresca: una conferma nel carrello della spesa degli italiani
Segnali positivi arrivano dal segmento della carne suina fresca. Il report ha evidenziato un incremento sia nei volumi (+3,1%) che nella spesa (+5,5%). Questi numeri sottolineano l’interesse dei consumatori verso questo alimento, confermandone l’importanza all’interno delle abitudini di consumo attuali.
Salumi: la tradizione sostiene i volumi nel primo semestre
Passando al comparto dei salumi, il primo semestre del 2025 ha delineato uno scenario di stabilità, dove i consumi tengono nonostante l’aumento dei prezzi, con una chiara preferenza per i prodotti più diffusi nelle abitudini alimentari italiane. A guidare questa tendenza è stato il prosciutto cotto, che ha registrato la crescita più marcata: i volumi salgono del +4,5%, a fronte di una spesa complessiva aumentata del 6,1%. Un segnale importante arriva anche dai salami, che registrano un incremento dei volumi del +4%, confermandosi un prodotto importante nel carrello. Più contenuto, ma comunque in territorio positivo, il dato del prosciutto crudo, che ha mostrato una sostanziale stabilità mantenendo un +0,6%.
Uova: un boom che non si arresta
Lungi dall’essere in fase di assestamento o calo, le uova hanno confermato il proprio ruolo strategico come food accessibile all’interno del paniere proteico. La loro performance è stata molto positiva: il report Ismea ha certificato un incremento dei volumi acquistati del 7,5%, un dato che assume ancora più valore se si considera che è avvenuto a fronte di prezzi in aumento del 5,3%. Questo boom potrebbe indicare come le famiglie italiane si stiano orientando sempre più verso queste fonti proteiche versatili e ancora oggi più economiche, riconoscendole come la soluzione più conveniente per bilanciare il carrello della spesa.
I dati del report Ismea ci restituiscono l’immagine di un mercato delle carni e derivati solido e reattivo. La crescita della spesa non è solo un’illusione ottica dovuta all’inflazione, ma è sostenuta, per la maggior parte delle filiere (avicolo, suino, uova), da un reale aumento delle quantità acquistate, segno quindi di una domanda che ha ripreso a correre. Tuttavia, la sensibilità ai prezzi mostrata nel comparto bovino suona come un campanello d’allarme: la sfida per il prossimo futuro sarà quella di difendere i volumi di vendita, evitando che ulteriori rincari possano frenare questa ritrovata voglia di consumi.