Avicoltura italiana: cresce la produzione, aumentano i consumi e si rafforza la sostenibilità
Aumentano produzione, consumi e sostenibilità dell’avicoltura italiana. La Relazione Annuale Unaitalia 2026 racconta un settore sempre più centrale per la sicurezza alimentare, l’economia e la transizione sostenibile.
- Record di consumi: gli italiani scelgono sempre più le carni avicole, che oggi rappresentano il 44% degli acquisti di carne.
- Filiera forte e strategica: l’Italia è autosufficiente nella produzione di pollo e tacchino e dà lavoro a 64 mila persone.
- Più sostenibilità, più trasparenza: meno antibiotici, più benessere animale e oltre tre prodotti avicoli su quattro con informazioni aggiuntive in etichetta.
Le carni avicole conquistano gli italiani
Le carni avicole rappresentano oggi il 44% di tutti gli acquisti di carne effettuati dalle famiglie italiane. Questo perché i consumatori, negli ultimi anni, hanno premiato alimenti in grado di rispondere contemporaneamente a diverse esigenze: qualità nutrizionale, convenienza economica, versatilità in cucina e impatto ambientale ridotto. Il consumo pro capite ha toccato il record storico di 22,47 kg annui e il pollo si conferma il principale protagonista di questa crescita.
Nel 2025 la produzione di carne di pollo è aumentata del 3,05% rispetto al 2024, mentre il consumo pro capite ha raggiunto i 18 kg annui. Il tacchino, pur registrando una lieve contrazione produttiva e dei consumi, continua a rappresentare una componente importante della filiera nazionale. Secondo le previsioni internazionali elaborate da OCSE e FAO, entro il 2030 oltre la metà dell’aumento mondiale dei consumi di carne sarà assorbita proprio dalle produzioni avicole.
Un modello di autosufficienza unico in Europa
Nel 2025 la produzione nazionale di carni avicole ha registrato un aumento dell’1,73% rispetto all’anno precedente. Uno degli elementi più significativi che emerge dalla relazione riguarda l’autosufficienza produttiva nazionale. L’Italia produce infatti il 105,1% delle carni avicole che consuma. Questo vuol dire che il settore non solo soddisfa integralmente il fabbisogno interno, ma genera anche un surplus destinato all’export.
Nel dettaglio, il grado di autosufficienza raggiunge il 102,6% per il pollo e il 120,1% per il tacchino. Si tratta di un risultato particolarmente rilevante in una fase storica caratterizzata da instabilità geopolitica, interruzioni delle catene di approvvigionamento e crescente attenzione alla sovranità alimentare europea. La filiera avicola rappresenta infatti uno dei pochi comparti zootecnici italiani completamente integrati e capaci di garantire continuità produttiva anche in presenza di crisi internazionali.
Sicurezza alimentare: 100% di conformità e 96% di riduzione antibiotici
Tra i risultati più virtuosi vi è il livello di sicurezza alimentare raggiunto dalla filiera. Nel 2025 il 100% dei controlli effettuati nell’ambito del Piano Nazionale Residui sui prodotti avicoli è risultato conforme. Si tratta di un dato che conferma l’efficacia dei sistemi di controllo applicati lungo tutta la catena produttiva, dagli allevamenti fino ai prodotti destinati al consumatore finale. A questo si aggiunge un altro risultato particolarmente meritevole: negli ultimi dieci anni il settore ha ridotto del 96% l’utilizzo complessivo di antibiotici. Un percorso che ha reso l’avicoltura italiana uno dei comparti più avanzati a livello europeo nella lotta all’antimicrobico-resistenza.
Benessere animale: una trasformazione già in corso
Per quanto riguarda il benessere animale, i dati mostrano che oggi il 35% della produzione avicola italiana risponde a standard di benessere superiori rispetto ai requisiti minimi normativi, in crescita rispetto al 27% registrato nel 2023. Parallelamente aumenta anche la trasparenza verso il consumatore: il 78% della produzione immessa sul mercato riporta informazioni aggiuntive in etichetta, contro il 64% di appena due anni fa.
Anche nel comparto delle uova prosegue la transizione verso sistemi di allevamento alternativi. Nel 2025 gli allevamenti a terra rappresentano il 56,5% delle galline ovaiole italiane, mentre continua a diminuire il ricorso alle gabbie arricchite. Questa evoluzione anticipa in parte gli orientamenti della Commissione europea, che sta lavorando a una revisione delle normative sul benessere animale e alla graduale eliminazione dei sistemi di allevamento in gabbia. A livello di produzione e consumi di uova, invece, sempre nel 2025 ogni italiano ha consumato in media 234 uova, con un incremento del 7,3% rispetto all’anno precedente. Alla base di questa crescita vi sono diversi fattori: l’elevato valore nutrizionale, il prezzo accessibile, la versatilità d’impiego e il crescente interesse verso le proteine ad alta qualità biologica. Non sorprende quindi che anche a livello mondiale la produzione di uova abbia raggiunto livelli record, ripetendo il massimo storico del 2024, che aveva segnato un quasi +10% rispetto al 2023.
Le nuove sfide: tra geopolitica e sostenibilità
Accanto ai risultati positivi, la relazione evidenzia anche le principali sfide che attendono il settore. Le tensioni internazionali, le incertezze sui mercati delle materie prime, le conseguenze delle crisi geopolitiche e le nuove normative europee rappresentano fattori che possono influenzare la competitività delle imprese. Particolare attenzione è rivolta all’evoluzione delle politiche europee in materia ambientale, benessere animale e commercio internazionale.
La sfida sarà quella di mantenere elevati standard produttivi senza compromettere la sostenibilità economica delle aziende. In questo scenario, la reciprocità delle regole diventa centrale: per questo gli operatori del settore chiedono che gli stessi standard richiesti alle imprese dell’Ue vengano applicati anche ai prodotti importati dai Paesi terzi.