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FAO: l’allevamento può contribuire a sistemi agroalimentari più sostenibili

Dalla sicurezza alimentare alla sostenibilità ambientale, dalla resilienza alla salute: il nuovo rapporto FAO analizza il ruolo dei sistemi zootecnici e sottolinea l’importanza di soluzioni diverse a seconda dei contesti.

  • L’allevamento ha un ruolo importante nella sicurezza alimentare e nelle economie rurali, contribuendo all’apporto di proteine, reddito e occupazione in molte aree del mondo.
  • Non esiste un unico modello zootecnico sostenibile: impatti e benefici cambiano in funzione di ambiente, risorse disponibili, sistemi produttivi e gestione.
  • La sostenibilità va valutata nel suo insieme, considerando ambiente, economia, aspetti sociali, salute pubblica, resilienza e capacità di integrare le diverse componenti dei sistemi agroalimentari.


L’allevamento è spesso al centro del dibattito sulla sostenibilità dei sistemi alimentari. Il nuovo rapporto della FAO “Contribution of the livestock sector to food security and sustainable agrifood systems” propone però una lettura più ampia del tema, analizzando non solo gli impatti della zootecnia, ma anche il suo contributo alla sicurezza alimentare e allo sviluppo. Il messaggio di fondo è che l’allevamento non debba essere considerato soltanto parte del problema, ma possa, se adeguatamente gestito, essere anche parte della soluzione. Non esiste infatti una soluzione unica per tutti i sistemi zootecnici: performance, impatti e potenzialità dipendono dal contesto, dalle risorse disponibili, dalle condizioni economiche, dalle caratteristiche degli animali e dalle modalità di gestione.


Un contributo importante alla sicurezza alimentare

Secondo la FAO, i prodotti di origine animale terrestre forniscono circa il 34% delle proteine destinate all’alimentazione umana. Il settore ha inoltre un peso economico rilevante: rappresenta circa il 40% del PIL agricolo mondiale e costituisce una fonte di reddito e sostentamento per milioni di persone. L’importanza dell’allevamento è particolarmente evidente nelle aree rurali e nei Paesi a basso reddito, dove la FAO stima che circa la metà delle persone in condizioni di estrema povertà dipenda dall’allevamento.

Gli animali svolgono inoltre funzioni che vanno oltre la produzione di alimenti: forniscono reddito, occupazione, fertilizzanti organici, energia e altri prodotti e servizi utili alle comunità rurali. Per molte comunità pastorali e rurali rappresentano anche una componente importante della cultura e del patrimonio locale.


Sistemi diversi, soluzioni diverse

La FAO evidenzia la grande diversità dei sistemi zootecnici, determinata da risorse, ambiente, tradizioni e condizioni socioeconomiche. Per questo, ridurre la zootecnia alla distinzione tra allevamento “intensivo” ed “estensivo” è limitante e fuorviante: queste categorie non bastano a descrivere la complessità dei sistemi produttivi né a valutarne correttamente impatti, benefici e potenzialità.

La FAO propone quindi un approccio adattato al contesto. Se i sistemi zootecnici sono diversi, anche le soluzioni per migliorarne la sostenibilità devono essere valutate caso per caso, considerando produzione, economia rurale, risorse naturali e resilienza. Una corretta gestione dei pascoli, ad esempio, può favorire la valorizzazione delle risorse e la conservazione del suolo e degli ecosistemi, mentre il potenziale di sequestro del carbonio varia in base alle condizioni ambientali e alle pratiche adottate. Non esiste quindi un modello di zootecnia sostenibile valido ovunque, ma soluzioni da individuare in funzione delle caratteristiche di ciascun territorio e sistema produttivo.


Emissioni, ambiente e gestione delle risorse

La FAO evidenzia i progressi compiuti nell’efficienza e nella sostenibilità dei sistemi zootecnici, insieme al loro potenziale di miglioramento. Nel 2015, il settore era associato a circa il 12% delle emissioni antropiche globali di gas serra, pari a 6,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente. Ridurre ulteriormente questo impatto è possibile attraverso una maggiore efficienza produttiva, una migliore alimentazione e gestione degli animali e degli effluenti e un uso più efficace delle risorse.

L’analisi considera anche gli effetti su suolo, acqua, biodiversità ed ecosistemi. Una corretta gestione dei pascoli e l’integrazione tra allevamento e coltivazioni possono favorire il riciclo dei nutrienti, la qualità del suolo e la conservazione delle aree rurali. La sostenibilità della zootecnia è quindi un percorso già avviato, ma con ampi margini per ridurre gli impatti e valorizzarne i benefici attraverso interventi adattati ai diversi contesti.


Allevamenti, circolarità e resilienza

La FAO valorizza l’integrazione dell’allevamento con le altre attività agricole per un uso più efficiente delle risorse. Gli animali possono trasformare biomasse e sottoprodotti non destinati al consumo umano, mentre gli effluenti possono restituire nutrienti al suolo o essere utilizzati per la bioenergia, secondo la logica della bioeconomia circolare.

L’integrazione tra coltivazioni, allevamento e territorio, insieme alla valorizzazione dei sottoprodotti, permette di ridurre le perdite e rafforzare la resilienza agli shock economici, climatici e produttivi. A questo contribuiscono una migliore gestione di pascoli e mangimi, razze locali, innovazione, conoscenze tradizionali, cooperative, assicurazioni e politiche adeguate. Circolarità e resilienza sono quindi elementi complementari della sostenibilità, capaci di rendere i sistemi agroalimentari più efficienti e solidi nel lungo periodo.


Sostenibilità significa anche persone e salute

La sostenibilità, nella prospettiva della FAO, non si esaurisce negli indicatori ambientali. Il rapporto considera anche la dimensione sociale dei sistemi zootecnici, dai diritti umani alle condizioni di lavoro, dall’accesso alla terra e all’acqua all’occupazione, fino al ruolo delle donne e alla valorizzazione delle conoscenze locali.

Anche sul fronte della salute, l’allevamento può svolgere un ruolo importante. La buona salute degli animali, la prevenzione delle malattie e l’efficienza dei servizi veterinari contribuiscono alla sicurezza degli alimenti e alla resilienza dei sistemi agroalimentari, con benefici per animali e persone. La FAO inserisce questi aspetti nell’approccio One Health, che riconosce il legame tra salute animale, salute umana e salute degli ecosistemi. Una gestione responsabile degli allevamenti, insieme a un uso prudente degli antimicrobici e a efficaci strategie di prevenzione, può quindi contribuire a sistemi alimentari più sicuri, sani e resilienti.


Servono politiche adeguate e più dati

Infine, la FAO richiama il ruolo delle politiche pubbliche, degli investimenti e dei quadri normativi. Mercati, commercio, accesso ai finanziamenti, cooperative, sistemi di qualità e strumenti fiscali possono influenzare profondamente lo sviluppo dei sistemi zootecnici. Il rapporto evidenzia anche un limite importante: mancano ancora dati e classificazioni condivise a livello internazionale che consentano di confrontare in modo uniforme sistemi molto diversi tra loro.

Nel complesso, il rapporto FAO restituisce una fotografia articolata: l’allevamento è una componente significativa dei sistemi agroalimentari e può contribuire alla sicurezza alimentare, all’economia rurale, alla resilienza e alla circolarità delle risorse. La strada indicata non è quindi quella di un modello unico, ma di soluzioni adattate ai diversi contesti, capaci di migliorare le prestazioni dei sistemi zootecnici e valorizzarne il ruolo nella produzione di cibo, nella gestione del territorio e nell’economia.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.