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Dublin Declaration Desk: evidenze scientifiche per il dibattito sulla carne

La nuova pubblicazione settimanale della Dublin Declaration porta al centro del confronto dati e ricerca su nutrizione, ambiente e allevamenti.

  1. La Dublin Declaration Desk nasce per rendere accessibili le evidenze scientifiche su nutrizione, ambiente e ruolo degli allevamenti, mettendo dati e fonti a disposizione di chi deve prendere decisioni.
  2. Il futuro dell’alimentazione non può essere valutato attraverso un solo indicatore, come le emissioni di gas serra: nutrizione, salute, uso del suolo, biodiversità, economia rurale e sicurezza alimentare sono dimensioni interconnesse.
  3. Seguire la scienza significa confrontarsi con l’insieme delle evidenze, comprese incertezze, risultati discordanti e differenze tra sistemi produttivi e territori, senza selezionare soltanto gli studi che confermano una tesi.


Nel dibattito sulla carne e sugli allevamenti le posizioni vengono spesso presentate attraverso contrapposizioni molto nette: animale contro vegetale, carne contro ambiente, allevamento contro clima. Ma la realtà scientifica è molto più complessa. La Dublin Declaration, lanciata nel 2022 e sottoscritta spontaneamente da oltre 1.200 scienziati, parte da un principio semplice: quando si prendono decisioni che riguardano nutrizione, ambiente e sistemi agroalimentari, ciò che dovrebbe contare prima di tutto è la qualità delle evidenze disponibili. Non l’identità dello scienziato che le presenta, non la capacità di una determinata tesi di diventare virale e neppure la sua maggiore o minore popolarità. È proprio per contribuire a questo confronto che nasce la Dublin Declaration Desk, una nuova pubblicazione settimanale promossa da alcuni dei co-iniziatori della Dublin Declaration.

Ogni giovedì proporrà un articolo che prende in esame le evidenze scientifiche su nutrizione, ambiente, allevamenti e società e ne interpreta il significato per chi deve prendere decisioni. Sono gli stessi scienziati a scrivere, ma con un linguaggio divulgativo: “sulla base della scienza, ma non come scienza”. Il Desk riunisce otto co-autori provenienti da quattro continenti e con competenze che spaziano dalla medicina alla scienza degli alimenti, dall’ecologia dei pascoli all’economia agricola. Le voci cambieranno quindi di settimana in settimana, mentre resta condiviso il riferimento alle evidenze scientifiche. Un’impostazione volutamente aperta anche al confronto: i commenti agli articoli sono pensati come uno spazio di lavoro in cui portare dati, osservazioni e punti di vista provenienti da Paesi e contesti diversi. La sua apertura è quindi qualcosa di più di un nuovo canale di comunicazione. È l’occasione per riportare al centro una questione fondamentale: come dovrebbe essere utilizzata la scienza quando si devono affrontare problemi complessi come il futuro dell’alimentazione.


La “tunnel vision” del carbonio

Uno degli argomenti che verranno affrontati nella nuova Dublin Declaration Desk è quello che viene definito “Carbon Tunnel Vision”: concentrare l’attenzione quasi esclusivamente sulle emissioni climalteranti, perdendo di vista tutto ciò che accade contemporaneamente nel sistema alimentare. Un alimento deve essere valutato anche considerando il suo contributo nutrizionale, la qualità delle proteine e dei micronutrienti che fornisce, l’impiego di acqua e suolo, gli effetti sulla biodiversità, la capacità dei sistemi agricoli di valorizzare risorse non commestibili dall’uomo, il ruolo economico e sociale degli allevamenti e la capacità di garantire alimenti nutrienti a una popolazione mondiale in crescita. Questo significa misurare correttamente l’impatto ambientale degli allevamenti e metterlo in relazione con le funzioni che svolgono. La domanda scientificamente rilevante, quindi, non è semplicemente “quanta CO₂ produce questo alimento?”, ma “quale combinazione di alimenti e sistemi produttivi permette di soddisfare i fabbisogni nutrizionali della popolazione minimizzando, nel complesso, le pressioni ambientali?”. È una domanda più difficile. Ma è anche quella che meglio rappresenta la complessità del problema.


Non esiste un solo sistema di allevamento

Un altro elemento spesso trascurato è la straordinaria diversità degli allevamenti. Mettere nello stesso insieme un allevamento bovino di precisione, un sistema estensivo basato sul pascolo, una realtà mediterranea integrata con le coltivazioni, un allevamento suino o avicolo significa confrontare sistemi produttivi profondamente diversi. Le condizioni climatiche e territoriali cambiano. Cambiano la disponibilità di acqua e terreni agricoli, la possibilità di utilizzare pascoli, i mangimi disponibili, le tecnologie, la gestione dei reflui e le modalità con cui gli animali interagiscono con il territorio. Lo stesso vale per il rapporto tra animali e alimentazione umana. Una parte significativa delle risorse utilizzate nell’alimentazione animale non è commestibile per l’uomo. Gli animali possono quindi trasformare biomasse, sottoprodotti e risorse non utilizzabili direttamente dall’essere umano in alimenti ad alta densità nutrizionale. Questo è uno dei motivi per cui le valutazioni devono essere condotte considerando l’intero sistema.


Dalla scienza alle decisioni: il problema della selezione delle evidenze

La questione più importante sollevata dagli autori della Dichiarazione di Dublino riguarda il rapporto tra scienza e decisioni. La ricerca scientifica raramente produce una singola risposta valida in ogni circostanza. Produce dati, intervalli, probabilità, relazioni causa-effetto, risultati più o meno robusti e, soprattutto, evidenzia anche ciò che ancora non sappiamo. Un alimento non dovrebbe essere giudicato isolatamente, ma all’interno della dieta complessiva, delle quantità consumate e del contesto nutrizionale della popolazione. Lo stesso vale per l’ambiente: un sistema produttivo può presentare criticità sotto un determinato profilo e, contemporaneamente, offrire vantaggi sotto altri aspetti. Per questo selezionare soltanto gli studi che confermano una posizione precostituita non equivale a seguire la scienza. Seguire la scienza significa invece confrontarsi con l’insieme delle evidenze, considerare la qualità metodologica degli studi, riconoscere i risultati discordanti e distinguere ciò che è consolidato da ciò che è ancora oggetto di ricerca. È un approccio meno semplice da comunicare, ma indispensabile quando dalle evidenze scientifiche dipendono decisioni pubbliche e private.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.