Antibiotici: allevamenti italiani i più virtuosi
Il reale consumo di antibiotici è inferiore a quello calcolato dalle istituzioni sanitarie europee e siamo prossimi a raggiungere anticipatamente gli obiettivi del Green Deal e del Farm to Fork. Merito di un sistema zootecnico all’avanguardia e dell’eccellenza dei nostri servizi veterinari
Che il consumo di antibiotici in medicina veterinaria sia in costante riduzione in tutti gli allevamenti europei non è una novità. Lo hanno certificato anno dopo anno le puntuali verifiche di EMA, l’Agenzia europea del farmaco al quale tutti gli Stati dell’Unione devono comunicare i dati di vendita. Sorprende tuttavia apprendere che l’Italia ha fatto assai meglio di quanto già si sapesse. A causa di una valutazione non corretta di alcuni parametri di base, agli allevamenti italiani è stato attribuito un consumo di antibiotici superiore del 22% rispetto alla realtà. A mettere in chiaro la situazione è il documento del nostro Ministero della Salute che ha divulgato i risultati del “Rapporto sulle vendite e sull’uso di antimicrobici negli animali”. Significativo che si parli non solo di vendite, ma di “uso” di questi farmaci, distinguendo fra categorie di animali e categorie di antimicrobici.
Quattro volte più antibiotici agli umani che agli animali
Interessanti i dettagli che ne scaturiscono. Tralasciando i numeri, che chiunque può rintracciare nel Rapporto, si apprende che fra gli antibiotici utilizzati la gran parte appartiene alla categoria indicata come preferenziale secondo lo standard AMEG, messo a punto dalla stessa EMA. Un uso definito “prudente” e comunque sempre mirato e mai generalizzato. Praticamente assente l’impiego di antibiotici catalogati come “critici” in quanto riservati all’impiego nelle persone. Un’attenzione doverosa, mirata a ridurre il progredire dei fenomeni di antibiotico-resistenza nell’uomo, che minacciano già oggi di rendere scarsamente efficaci questi preziosi farmaci, veri e propri “salva vita”.
Un’annotazione nei riguardi di alcune molecole fra le più utilizzate, come l’amoxicillina, da sola o in associazione. Si tratta di un antibiotico a largo spettro, impiegato in numerose patologie, sia in campo veterinario sia in medicina umana. Il consumo nelle persone, per quantità assunte in proporzione al peso, è ben quattro volte più alto rispetto all’impiego negli animali. Ma questo è solo un esempio per ricordare che nel solco dei principi “One Health” si richiede che gli sforzi compiuti negli allevamenti abbiano un riscontro nella medicina dell’uomo. Al contrario, come denunciato dalla stessa AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, si assiste a un aumento, a volte ingiustificato, nel consumo di antibiotici nelle persone.
Antibiotici veterinari ridotti del 66,7% dal 2010 a oggi
In campo veterinario i miglioramenti si susseguono di anno in anno, raggiungendo risultati importanti. Circa il 23% di antibiotici in meno rispetto al 2020, dato che supera il 52% se si risale al 2016 e che raggiunge quota meno 66,7% rispetto al 2010. Con questi valori il settore veterinario e il mondo degli allevamenti hanno risposto in modo eccellente alla sfida lanciata dal progetto europeo Green Deal e dalla strategia Farm to Fork. Progetti talmente ambiziosi da essere a volte considerati irrealizzabili. Come irraggiungibile appariva la meta di una riduzione del 50% delle vendite complessive di antibiotici per gli animali entro il 2030. Invece siamo già prossimi al traguardo. Rispetto al 2018, che rappresenta l’anno di riferimento, si è già raggiunto l’85% del target necessario per conseguire l’obiettivo. Al traguardo finale si arriverà senza sforzo e con tutta probabilità in anticipo.
Infine, un apprezzamento per il lavoro sin qui svolto in Italia. Il nostro Paese è fra i pochi nell’Unione Europea ad aver fornito i dati completi di utilizzo degli antibiotici per tutte le specie, da quelle che producono alimenti, agli animali da affezione, come cani e gatti. Un risultato ottenuto anche grazie alla progressiva informatizzazione dell’intera filiera del farmaco veterinario. Capisaldi di questo percorso sono l’introduzione della ricetta elettronica veterinaria, il sistema di categorizzazione degli allevamenti in Classyfarm e una puntigliosa e dettagliata Anagrafe Zootecnica, sotto il controllo del Ministero della Salute. E i risultati confermano l’efficienza del sistema veterinario italiano e la professionalità del mondo zootecnico.