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Bruxelles promuove la zootecnia italiana

Gli ispettori UE confermano il rispetto delle regole sull’uso dei farmaci veterinari e la riduzione degli antibiotici, premiando il lavoro di allevatori e veterinari.

Promossi a pieni voti gli allevamenti italiani, confermando la piena efficienza del complesso “sistema veterinario” che tutela la salute degli animali e con essa la salute delle persone, nel solco della strategia “One Health”. Sono queste le conclusioni degli ispettori che le autorità sanitarie europee hanno inviato nelle stalle italiane per verificare il rispetto di un uso corretto del farmaco veterinario, in particolare degli antibiotici.

L’Audit, così si chiamano i controlli di conformità e regolarità nell’applicazione delle norme europee, ha coinvolto gli allevamenti di Veneto e Lombardia. Una scelta non casuale, tenuto conto dell’ampia rappresentatività nelle Regioni di tutti i settori delle filiere della carne, del latte e delle uova.


In Italia nemmeno un caso di non conformità

Obiettivo degli ispettori inviati dalla DG Sante (Direzione Generale della Salute e della Sicurezza Alimentare) della Commissione europea è stata la verifica dell’adeguatezza dei controlli effettuati nel nostro Paese. L’esito dell’Audit non lascia incertezze. Nemmeno un caso di non conformità rispetto ai dettati delle norme comunitarie.

I controlli delle nostre autorità sanitarie sono stati in alcuni casi persino superiori a quelli previsti dalle normative europee. È accaduto per le decine di migliaia di accertamenti sulle produzioni di alimenti di origine animale e così pure sull’uso del farmaco veterinario e degli antibiotici in particolare. Effettive, proporzionate e dissuasive poi le sanzioni previste e comminate a quelle aziende che ai controlli eseguiti appunto fra Lombardia e Veneto risultassero inadempienti.


Un esito scontato per chi conosce il sistema veterinario italiano

Dunque l’Italia e i suoi allevamenti escono da questo Audit a testa alta. Un esito scontato per chi conosce l’efficienza del “sistema veterinario” italiano, dove la professionalità dei singoli è valorizzata da un efficace e capillare modello organizzativo. In Italia si contano più di 30mila veterinari e oltre 5mila di questi sono impegnati nelle strutture di sanità pubblica. Non solo nelle Aziende Sanitarie Locali, ma anche nei laboratori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, che coprono tutto lo Stivale. Veterinari li troviamo poi fra chi vigila sui prodotti alimentari, come i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dei Carabinieri, un’eccellenza nel controllo e per la tutela della salute pubblica in Italia. Tutela che si affianca al lavoro dei veterinari negli accertamenti alle dogane e nelle strutture di macellazione.

Non a caso tutto il sistema veterinario italiano fa riferimento al Ministero della Salute e non al dicastero agricolo, come avviene nella maggior parte degli altri Paesi. Una scelta che sottolinea come siano gli aspetti sanitari e non quelli produttivi a guidare il lavoro di questi professionisti della salute animale – anche se è bene aggiungere che tutto ha iniziato a funzionare in Italia quando i due Ministeri hanno iniziato a concordare le rispettive strategie. A distinguere i veterinari italiani è anche il divieto di vendita del farmaco veterinario, che deve obbligatoriamente passare attraverso le farmacie, come avviene per le medicine destinate alle persone.


SQNBA e Classyfarm, per un eccellente sistema veterinario

Una “macchina” efficiente, quella del sistema veterinario italiano, che già da qualche anno può avvalersi di strumenti innovativi come Classyfarm, il sistema di categorizzazione degli allevamenti in base al rischio. Alla figura del veterinario aziendale è affidato il compito di verificare per ogni allevamento la rispondenza a criteri di managerialità e biosicurezza. Dall’elaborazione di questi dati, raccolti in un’unica piattaforma nazionale a sua volta collegata all’anagrafe zootecnica, si può conoscere la reale situazione di ogni azienda, intervenendo sugli eventuali punti critici.

Inoltre, i veterinari italiani sono fra i primi a utilizzare la ricetta elettronica veterinaria (in funzione da oltre cinque anni). Uno strumento che assicura il corretto uso di ogni farmaco e degli antibiotici in particolare, a loro volta soggetti alle verifiche del Piano Nazionale per la Farmacovigilanza.

Insomma, in Italia la produzione di carne, come pure di ogni altro alimento di origine animale, può contare sulla sinergia fra un eccellente sistema veterinario, ai vertici europei, e un sistema zootecnico altamente professionale. Lo testimonia l’ampia adesione degli allevamenti alle procedure previste per Classyfarm, come pure l’iscrizione ai servizi di certificazione per SQNBA, cacofonico acronimo di “Sistema Qualità Nazionale Benessere Animale”.

Il risultato finale, che ora ha anche il “sigillo di garanzia” dell’Audit europeo, lo si misura nella riduzione dell’impiego di antibiotici (meno 57,5% in dieci anni) e nel contenimento delle emissioni climalteranti. Tanto che alcune tipologie di allevamento hanno dimostrato di azzerare, e anche porre in territorio negativo, la propria impronta carbonio. In altre parole, gli allevamenti possono sequestrare più CO2 di quanta ne emettano.

Giornalista professionista, laureato in medicina veterinaria, già direttore responsabile di riviste dedicate alla zootecnia e redattore capo di periodici del settore agricolo, ha ricoperto incarichi di coordinamento in imprese editoriali. Autore di libri sull'allevamento degli animali, è impegnato nella divulgazione di temi tecnici, politici ed economici di interesse per il settore zootecnico.