TOP
guerra russia ucraina conseguenze filiera zootecnica

Crisi Russia-Ucraina: proposte anti-emergenze

Le principali filiere agricole e zootecniche italiane sono in difficoltà, ma sono possibili soluzioni sia nel breve che nel medio-lungo periodo.

In occasione dell’Audizione XIII del 22 marzo 2022 della Commissione Agricoltura presso la Camera dei Deputati è intervenuto tra gli accademici del Comitato Scientifico Edagricole il Professor Giuseppe Pulina, Ordinario di Zootecnica Università di Sassari e Presidente di Carni Sostenibili, in rappresentanza delle filiere agricole e zootecniche italiane. L’argomento è sempre l’attuale crisi tra Russia e Ucraina e le proposte per affrontare le emergenze sul comparto agricolo nazionale.

Il prof. Pulina ha illustrato le principali criticità delle filiere, comuni a tutto il comparto agricolo e le possibili soluzioni per rafforzare l’agricoltura italiana e renderla più produttiva e più sostenibile. Tra queste emergono:

  • Aumenti dell’energia
  • Aumenti e scarsità delle materie prime nella mangimistica
  • Aumenti e scarsità dei concimi
  • Chiusura dei mercati a causa della guerra per i prodotti Dop/Igp

Tra i rischi reali c’è la diminuzione delle produzioni e delle macellazioni di animali in fase produttiva, con una drammatica perdita di patrimonio zootecnico, soprattutto di genetica. Altro rischio è la chiusura definitiva di alcune aziende zootecniche, di cui ci sono già avvisaglie molto importanti nel nord Italia. I principali obiettivi sono sicuramente il mantenimento del patrimonio zootecnico, l’aumento dell’efficienza delle filiere ed il miglioramento della sostenibilità, attraverso il rafforzamento della zootecnia rigenerativa.

Le difficoltà delle #FiliereAgroZootecniche legate ai #CostiEnergetici e alla #guerra #RussiaUcraina potrebbero portare alla chiusura di molte #aziende. Condividi il Tweet

“Nell’immediato, cioè nel breve periodo, abbiamo la necessità di mettere a terra un programma che abbiamo denominato FARR (Foraggi – Amidi – Riciclo – Raffinazione)” – illustra Pulina – “Partendo da un piano foraggero e mangimistico nazionale di emergenza, un programma strategico nazionale per le colture proteiche e un regolamento per l’impiego di biomasse foraggere nei digestori, destinandone almeno una parte alle stalle per l’alimentazione degli animali e utilizzando nei digestori gli effluenti delle stalle stesse. E ancora l’incentivazione e la coltivazione di cereali foraggeri primaverili-estivi ad alta digeribilità, un programma strategico nazionale per le colture amidicole e cerealicole, e una sospensione temporanea d’urgenza del divieto delle colture e mangimi geneticamente modificati con le tecnologie attuali”.

Per quanto riguarda invece il riciclo e la raffinazione ecco le proposte del Presidente di Carni Sostenibili:

  • Piano nazionale obbligatorio per il recupero di nutrienti alimentari nei co-prodotti agroindustriali con finalità mangimistiche
  • Recupero totale di N e P direttamente dagli effluenti zootecnici e dai digestori
  • Dare corso con incentivazioni alla legge Gadda contro lo spreco alimentare, n. 166/16, art 3 e 4, sulle eccedenze alimentari per l’uso mangimistico
  • Modifica alla normativa che ha recentemente reintrodotto a livello europeo l’uso delle PAP (proteine animali trasformate) per suini e avicoli, rimuovendo il vincolo assoluto della cross contamination, che attualmente rendono pressoché impossibile l’utilizzo di questa fonte proteica molto importante.
Nel breve periodo c'è bisogno sia di un #PianoForaggero e #mangimistico che di un piano per il #riciclo e la raffinazione delle #biomasse foraggere. Condividi il Tweet

Tra gli interventi di medio-lungo periodo invece emergono le seguenti necessità:

  • Un piano biodigestori, in quanto un dato fornito recentemente dall’assessorato all’agricoltura della Regione Lombardia certifica che solo l’8% dei reflui bovini, e solo il 20% dei reflui suini in Lombardia, che è la regione più avanzata sotto questo aspetto, va in digestore. Per cui serve rafforzare molto questa infrastruttura che consente anche la produzione di biometano, rappresentando un risparmio di questo importante combustibile.
  • Utilizzo dei fondi PNRR per le strutture aziendali, soprattutto per porcilaie e strutture avicole, che consentano di ottimizzare i cicli di produzione rispondendo alle esigenze del piano Farm to Fork, in particolare il benessere animale e la riduzione del farmaco.
  • Piano di sviluppo di strutture e rete dati per la precision farming, che è altrimenti impossibile da attuare senza rete, necessaria per l’agricoltura e la zootecnia di precisione.
  • Piano di coprodotti agroindustriali, che va strutturato e reso obbligatorio.
  • New Breeding Technics per la genetica animale, cioè la cisgenetica applicata alle nostre filiere zootecniche.

“Infine bisogna inserire nella PAC tutte le filiere, in modo che tutti gli anelli siano interessati all’ottimizzazione, al risparmio e ad assicurare l’efficienza e la sicurezza alimentare del Paese” – conclude Pulina.

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.