Evidenze e slogan
Il dibattito sull’allevamento mostra sempre più chiaramente quanto facilmente le evidenze scientifiche possano essere sostituite da narrazioni semplici ed emotivamente potenti.
- Le evidenze scientifiche non possono essere ridotte a slogan.
- L’allevamento è un sistema complesso che non può essere descritto accuratamente da un’unica cifra.
- Il metodo scientifico rimane la più forte difesa contro le narrazioni semplicistiche.
Succede spesso, scorrendo i commenti sotto un post che riporta i risultati di uno studio sulla riduzione del metano enterico attraverso gli additivi per mangimi, di imbattersi in una frase che ricorre quasi parola per parola, da un autore all’altro: “sappiamo tutti che l’allevamento sta distruggendo il pianeta.” Chi scrive questo, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha mai aperto una valutazione del ciclo di vita, non conosce la differenza tra una cifra globale e una riferita a uno specifico sistema produttivo, confonde il metano biogenico con il metano fossile, eppure pronuncia questo verdetto con certezza.
La scorciatoia antiscientifica
La scienza animale vive da tempo una particolare versione del clima antiscientifico che attraversa più in generale la società contemporanea. Non si tratta semplicemente di negazionismo climatico applicato all’allevamento, ma piuttosto della sua immagine speculare. Laddove altrove le evidenze vengono negate, qui vengono appiattite in uno slogan, riducendo decenni di ricerca sulle scienze animali a un’unica equazione morale in cui la carne è colpa e le piante sono redenzione. La complessità dei sistemi zootecnici scompare dietro un’unica cifra, ripetuta senza contesto e senza i dettagli metodologici.
Lo stesso schema si ripete quando il tema è la selezione genetica, bollata come manipolazione innaturale da chi non ha idea di quanto lavoro a livello di popolazione, di quanta genomica ci sia dietro un indice di selezione. Oppure quando il tema è la zootecnia di precisione, spesso rappresentata come una fredda sorveglianza algoritmica degli animali, mentre chiunque vi lavori realmente sa che i sensori servono soprattutto a rilevare precocemente il disagio di un singolo animale all’interno di una mandria di centinaia di capi, qualcosa che nessun occhio umano, per quanto esperto, potrebbe fare con la stessa costanza.
L’informazione non è conoscenza
L’accesso alle informazioni non equivale alla conoscenza. Le riviste scientifiche del settore, gli atti dei convegni, i database genetici sono ormai a portata di click per chiunque, eppure il dibattito pubblico sull’allevamento si alimenta sempre più di narrazioni polarizzate, poco interessate alle evidenze prodotte da coloro che lavorano ogni giorno su queste questioni, e molto più attratto dalla forza retorica di un’immagine o di uno slogan capace di circolare sui social media meglio di qualsiasi tabella di dati.
Non è compito della ricerca nel campo delle scienze animali convincere chi si rifiuta di ascoltare. È suo compito, tuttavia, continuare a produrre rigorosamente i dati che permettono a chi desidera davvero comprendere di farlo, e difendere pubblicamente quei dati quando vengono travisati. La pazienza del metodo scientifico, ancora una volta, rimane l’unico argine credibile contro la scorciatoia della certezza.
Fonte: Newsletter EAAP n.297