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Non esiste legame tra allevamenti e Covid-19

Per la scienza non ha senso incolpare il bestiame e gli allevamenti per il Covid-19. Anche perché, come spiega lo scienziato Johannes Charlier, “la maggior parte delle malattie zoonotiche emergenti proviene dalla fauna selvatica.”

La pandemia di Covid-19 ha portato ad una serie di attacchi inaspettati e ingiustificati nei confronti degli allevamenti intensivi, specialmente da parte dei movimenti dei diritti degli animali, ma anche da scienziati e politici spinti dalla propria ideologia, insinuando che l’allevamento industriale del bestiame possa avere un legame diretto con la maggior probabilità di insorgenza di malattie che incidono sulla salute pubblica.

Non può esserci alcuna connessione tra #allevamento del #bestiame in Europa il #Covid_19. Anzi, al contrario gli #AllevamentiIntensivi moderni garantiscono #controllo e #sicurezza maggiori. Condividi il Tweet

Puntualmente smentiti con dati scientifici alla mano, ecco anche il parere dello scienziato Johannes Charlier, veterinario esperto sulla salute degli animali, che spiega nel dettaglio perché non può esserci alcuna connessione tra allevamento del bestiame in Europa ed epidemie di malattie infettive nell’uomo, come il Covid-19. Anzi, al contrario l’esperto ribadisce come mai gli allevamenti intensivi moderni garantiscono controllo e sicurezza maggiori, descrivendo l’evoluzione dei nostri sistemi alimentari, partendo dalle origini dell’agricoltura e dell’allevamento, inizialmente di sussistenza per soddisfare le esigenze delle famiglie rurali.

Le epidemie a quel tempo erano la regola, spiega Johannes Charlier, perché non c’era la sicurezza che vantiamo oggi, e non ci volle molto per capire che quel sistema primordiale non era adatto a nutrire tutta la popolazione in crescita. Il problema della fame in tutta Europa è stato il punto di partenza per un maggiore impegno politico verso lo sviluppo delle scienze agricole e veterinarie, e l’espansione del commercio internazionale, che hanno portato ad una trasformazione dell’agricoltura come la conosciamo oggi: altamente specializzata ed efficiente, in grado di garantire un flusso continuo di un’ampia varietà di alimenti nutritivi, sicuri e convenienti.

Le epidemie sia negli animali che nell’uomo sono sempre esistite e hanno subìto anch’esse un’evoluzione. Anche se le modalità di arginare i focolai negli animali non sono cambiate molto rispetto al passato, isolando le aree colpite e abbattendo animali malati e sospetti, oggi è enormemente migliorata la prevenzione delle malattie, grazie alla biosicurezza, alla pratica delle vaccinazioni e al rilevamento più rapido delle patologie. E contrariamente a ciò che si pensa, sono proprio gli allevamenti protetti di grandi dimensioni ad implementare la biosicurezza in modo più efficace rispetto alle realtà estensive di piccole dimensioni, consentendo la riduzione delle epidemie negli animali e limitandone l’espansione geografica.

Circa i due terzi delle malattie infettive nell’uomo derivano da agenti patogeni che infettano anche gli animali domestici e selvatici, ma c’è da precisare che la maggior parte di queste patologie nell’uomo in Europa è causata da batteri e parassiti, e non da virus. Le nuove malattie emergenti nell’uomo causate da virus, come ad esempio Ebola, Zika, SARS, Nipah e HIV, hanno le loro origini dalla fauna selvatica e solo raramente arrivano dal bestiame in allevamento, come ad esempio l’influenza aviaria. È stato dimostrato infatti che il rischio che un virus faccia un salto di specie dagli animali all’uomo è più elevato nelle regioni tropicali boscose, dove la biodiversità della fauna selvatica è maggiore.

Sono proprio gli #allevamenti protetti di grandi dimensioni ad implementare la #biosicurezza in modo più efficace rispetto alle realtà #estensive di piccole dimensioni. #COVID19 Condividi il Tweet

Anche la vaccinazione è di fondamentale importanza nella lotta contro le malattie infettive nell’uomo e negli animali, e continuerà a svolgere un ruolo chiave sia nei domestici che nei selvatici. Ma c’è di più. Se pensiamo al momento in cui è stata inventata la pratica vaccinale, è importante ricordare che il contatto con il bestiame può ridurre il rischio di malattie nell’uomo: infatti l’invenzione dei vaccini, come richiama anche l’origine del nome, che deriva dalla parola “vacca” in latino, si basava sull’osservazione che le persone che vivevano nelle fattorie erano meno colpite dal virus del vaiolo, portando così alla geniale intuizione che il virus del vaiolo bovino potesse proteggere l’uomo da questa micidiale malattia. E così effettivamente è stato, e anche oggi vengono sollevate ipotesi simili su un potenziale effetto protettivo contro la Covid-19 attraverso il contatto con il coronavirus animale.

Dunque, se vogliamo evitare e rendere meno frequenti queste epidemie bisogna smetterla di puntare il dito contro il colpevole sbagliato e concentrare piuttosto tutti gli sforzi nel posto giusto: ad esempio con investimenti continui nella ricerca sulle malattie infettive, per dare tutto il supporto che serve agli scienziati, affinché studino a fondo i meccanismi immunitari, al fine di sviluppare vaccini di nuova generazione e metodi di rilevazione ultra efficienti. E questo per tutte le malattie infettive, perché sebbene batteri e parassiti raramente causino una pandemia, gli impatti a lungo termine possono essere altrettanto devastanti. Oltre alla ricerca, ovviamente, devono esserci investimenti in infrastrutture sanitarie per le persone, pratiche di biosicurezza per le aziende agricole, formazione di esperti nelle varie discipline correlate e piattaforme di vaccinazione e diagnostica.

L'#IntensificazioneSostenibile, insieme ad altri sistemi di #ProduzioneAlimentare, costituiscono la chiave per migliorare la gestione degli #animali e ridurre lo sfruttamento delle terre e l’#ImpattoAmbientale. Condividi il Tweet

Per questo l’intensificazione sostenibile, insieme ad altri sistemi di produzione alimentare, costituiscono la chiave per migliorare la gestione degli animali e ridurre lo sfruttamento delle terre e l’impatto ambientale, continuando a nutrire in modo efficiente la popolazione mondiale in perenne crescita. Garantire che i miglioramenti della biosicurezza stiano al passo con i programmi di intensificazione in tutto il mondo è fondamentale per fare ulteriori progressi in agricoltura e allevamento. Poiché solo credendo nel nostro potere di innovazione, possiamo costruire una società sana in cui le persone possano godere dei tesori culturali e naturali della vita. Cibo sicuro incluso.

Agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.