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Perché non esiste correlazione fra allevamenti e pandemia

Siccome ancora in molti insistono, chi a sproposito, chi per malcelati interessi, a parlare di una correlazione fra allevamenti e pandemia, spieghiamo perché quando si parla di pandemie gli allevamenti prevengono invece il salto di specie.

L’intero settore che produce proteine animali, nel mondo, si trova in una situazione alquanto peculiare. Da una parte, con grande senso di responsabilità, anche nel mezzo dell’emergenza e insieme a tutta l’industria alimentare, continua a lavorare per produrre alimenti nobili e garantirne l’accesso universale; dall’altra si trova a fronteggiare continuamente attacchi ingiustificati da parte di opinionisti e dei mezzi di comunicazione, spesso frutto di preconcetti privi di fondamenti scientifici.

Nel dibattito pubblico non vien quasi mai tenuta in considerazione l’unicità, per qualità e sostenibilità, del sistema produttivo e di allevamento italiano, il quale, al contrario, è associato a realtà sideralmente distanti, in termini di sicurezza e di benessere animale, come ad esempio quelle asiatiche. Si tratta a tutti gli effetti di un caso di disinformazione organizzata, ciò che in inglese è definita misinformation.

L'associazione a realtà differenti dai nostri #allevamenti sconfina in #ProcuratoAllarme pubblico nel momento in cui viene addirittura messa in relazione l’origine della #PandemiaCovid19 con gli allevamenti zootecnici. Condividi il Tweet

Questa associazione a realtà totalmente differenti dai nostri allevamenti sconfina in procurato allarme pubblico nel momento in cui viene addirittura messa in relazione l’origine della pandemia con gli allevamenti zootecnici.

Eppure, l’associazione tra gli allevamenti moderni, ovvero quelli diffusi in tutto il mondo occidentale e in Italia, e la diffusione di virus come il Covid-19 è infondata e priva di basi scientifiche. Si tratta di una correlazione del tutto strumentale e ideologica, da parte di chi contesta radicalmente il modello di sviluppo moderno dell’agricoltura, della zootecnia e della produzione di alimenti di origine animale. L’assurdità di tali ipotesi, oltre a non fornire alcuna nuova indicazione utile alla gestione e all’analisi dell’epidemia in atto, procura solo pericolosi allarmi nella popolazione in questo momento così delicato.

Il #SaltoDiSpecie all’origine dei #virus avviene dalla commistione tra #AnimaliSelvatici, domestici e uomo: gli #allevamenti moderni di animali da reddito rappresentano una barriera a difesa sia della #salute umana che animale. Condividi il Tweet

Il salto di specie all’origine dei virus avviene dalla commistione tra animali selvatici, animali domestici e uomo: gli allevamenti moderni degli animali da reddito rappresentano invece una barriera a difesa sia della salute umana che animale.  Infatti, non sono mai stati registrati salti di specie negli allevamenti intensivi, nei quali vigono stringenti ed elevate misure di biosicurezza e sono applicate rigorose regole e continui controlli veterinari.

Il salto di specie può avvenire in presenza di uno stretto contatto tra uomo e animali selvatici, come nel caso dei wet market (mercati nei quali avviene anche la macellazione) o in zone del mondo poco sviluppate, cioè in contesti del tutto estranei al mondo occidentale dove c’è ancora grande promiscuità tra uomini e animali di diverse specie, anche selvatiche. L’allevamento moderno promuove esattamente il contrario, cioè la separazione tra uomini e animali selvatici (barriere, ingressi controllati e disinfezione dei mezzi di trasporto), e dispositivi di protezione individuali (tute, calzari, cuffie, guanti, procedure igienico-sanitarie) nel contatto con gli animali allevati e ciò costituisce un fattore protettivo e non di rischio.

L’#allevamento promuove la separazione tra uomo e #AnimaliSelvatici, e dispositivi di #protezione individuali nel contatto con gli #AnimaliAllevati. Ciò costituisce un fattore protettivo e non di rischio. #Covid_19. Condividi il Tweet

L’Onu, sulla base delle informazioni emerse sulla situazione cinese, si è espresso per la chiusura dei wet market attraverso la responsabile della Biodiversità delle Nazioni Unite, Elizabeth Maruma Mrema, che in un’intervista al Guardian si è dichiarata favorevole ad un divieto internazionale di questi siti in quanto focolai potenziali di zoonosi.

La realtà, quindi, è che non esiste nessuna evidenza scientifica che gli animali allevati per uso zootecnico possano rappresentare un pericolo per il contagio di Covid19 e gli allevamenti, soprattutto quelli intensivi, sono un presidio di biosicurezza per animali e uomini, in quanto tutte le precauzioni sono costantemente assunte per evitare che agenti infettivi esogeni possano compromettere la salute degli animali e possano trasmettersi all’uomo.

Non esiste nessuna #EvidenzaScientifica che gli #AnimaliAllevati per uso zootecnico possano rappresentare un #pericolo per il #contagio di #COVID19. Condividi il Tweet

Lo sviluppo della zootecnia occidentale e la realizzazione e la gestione degli allevamenti moderni sono basati sui risultati della ricerca scientifica e fondati su investimenti costanti in sanità animale e biosicurezza. L’allevamento condotto avendo a mente tutti questi aspetti, non è dunque la causa, ma la soluzione del problema. Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante in Europa e soprattutto in Italia su moltissimi fronti, a partire dalla riduzione dell’uso degli antibiotici (-42% in annual sales of veterinary antimicrobial agents in mg/PCU in Italy 2010-2018) e del controllo di batteri resistenti e dall’implementazione di misure sempre più stringenti di biosicurezza.

Contro gli #AgentiZoonotici (come l’#InfluenzaAviaria) o per prevenire #pandemie come quella legata al #COVID19, il @MinisteroSalute adotta a scopo preventivo l’obbligo di tenere al chiuso anche #animali che sono allevati all’aperto. Condividi il Tweet

Il tema della biosicurezza all’interno degli allevamenti “protetti” vede impegnati da anni tutti gli attori della filiera, per garantire agli animali allevati in ambienti ottimali sotto il profilo del benessere, dei parametri microclimatici e della protezione da agenti esterni potenzialmente pericolosi. È questa la ragione per la quale, quando gli esperti prevedono un rischio di introduzione di agenti zoonotici (vedi l’influenza aviaria portata dagli anatidi selvatici nelle loro rotte migratorie) il Ministero della Salute adotta a scopo preventivo l’obbligo di tenere al chiuso anche animali che sono allevati all’aperto.

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, professore Ordinario di Zootecnica Speciale presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili.