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Ue: uno stop più chiaro al “Meat Sounding”

L’UE ha raggiunto un accordo per vietare quasi del tutto il “meat sounding”, cioè l’uso di nomi della carne per prodotti vegani.

Finalmente uno stop più chiaro al “Meat Sounding”, fastidiosa pratica con cui ai prodotti “plant-based” sostitutivi della carne viene dato un fuorviante nome di prodotti carnei tradizionali. L’Unione europea ha raggiunto il 5 marzo un accordo politico che lo rende infatti quasi completamente vietato sulle etichette dei prodotti vegani, introducendo per la prima volta una “blacklist” comune di termini “di carne” riservati solo agli alimenti di origine animale.


Concordata una lista di 31 denominazioni vietate

Nel trilogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione è stata concordata una lista di 31 denominazioni che non potranno più comparire suburger di soia, salsicce di pisello o altri sostituti vegetali. Si tratta di parole come “pollo”, “manzo”, “maiale”, ma anche di nomi di tagli specifici – “petto”, “bacon”, “bistecca”, “fegato”, “ribeye”, “T-bone” – che d’ora in poi saranno riservati ai prodotti di carne vera. Altri termini di uso più generico, come “burger”, “salsiccia”, “nuggets”, restano invece permessi se l’origine vegetale è chiaramente indicata in etichetta.

La decisione segna un vero cambio di rotta rispetto alla giurisprudenza recente della Corte di Giustizia, che solo pochi mesi fa aveva richiamato gli Stati membri a non introdurre divieti nazionali aggiuntivi sui nomi “Meat Sounding”, purché l’etichetta non fosse ingannevole. Con il nuovo accordo, non sono più i singoli Paesi – come Francia e Italia, che avevano tentato di muoversi in ordine sparso – a vietare o consentire certe denominazioni, ma è l’UE stessa a fissare un quadro comune e molto più restrittivo. Ora, ad esempio, un prodotto a base di proteine di pisello potrà chiamarsi “burger vegetale”, ma non “burger di manzo vegetale”, e un affettato di soia non potrà più richiamare alla lettera “bacon” o “prosciutto”, dovendo ripiegare su descrizioni più neutre o fantasiose.


Un argine alla confusione dei consumatori

Le organizzazioni della filiera zootecnica esultano: il blocco (almeno parziale) di questa pratica ingannevole viene presentato come una tutela della “lealtà commerciale” e come un argine alla confusione dei consumatori di fronte a burger di ceci e “salsicce” di tofu. Di segno opposto le reazioni delle imprese plantbased e delle associazioni ambientaliste, che ovviamente parlano di favore politico alla carne convenzionale e addirittura di un freno all’innovazione.

L’intesa dovrà ora essere formalmente approvata da Parlamento e Consiglio, per poi entrare in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; da quel momento scatteranno i termini per adeguare etichette, materiali commerciali e campagne di marketing in tutti gli Stati membri. Per l’industria plant‑based, che negli ultimi anni ha in gran parte foraggiato i propri affari e costruito il proprio immaginario sull’aggancio semantico alla carne, il messaggio da Bruxelles è brutale nella sua semplicità: niente più scorciatoie linguistiche, chi vorrà restare sul mercato dovrà farlo senza appoggiarsi a bistecche, bacon e salsicce solo “di nome”.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.