Allevamenti e agricoltura, custodi dell’ambiente
Cambio di paradigma nelle politiche agricole europee sui temi della sostenibilità. Gli allevamenti non più capro espiatorio della transizione ecologica ma parte della soluzione.
Nella difesa dell’ambiente e della biodiversità gli agricoltori e gli allevamenti non sono il problema, ma parte integrante della soluzione. Bruxelles ne ha preso coscienza e prima ancora lo ha fatto Roma, con la legge 24 del 2024, che agli operatori del settore primario riconosce il ruolo di custodi ambientali. Gli agricoltori, e con essi gli allevatori, scendono dunque dal banco degli imputati, dove una visione distorta della politica green europea li aveva collocati, e assumono la veste di tutori dell’ambiente.
Un cambio di paradigma in sede europea
Un cambio di paradigma in sede europea avvenuto dopo l’insediamento della nuova Commissione. I segnali di questo cambiamento erano ben delineati nella “visione” dell’agricoltura del futuro, con la quale il Commissario all’Agricoltura Cristophe Hansen si è presentato sul palcoscenico europeo, all’indomani dell’incarico conferitogli dalla presidente Ursula von der Leyen. Fermi gli obiettivi della transizione ecologica e del green deal delineati in precedenza, ma diversi gli strumenti per raggiungerli. Non più una miope corsa verso improbabili traguardi, ma un percorso capace di integrare fra loro sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Intanto, nel tentativo di accondiscendere alle tesi più radicali di alcuni movimenti ambientalisti, negli ultimi dieci anni l’Europa ha perso tre milioni di aziende agricole, prevalentemente dedicate all’allevamento. Non solo una catastrofe economica e sociale, ma anche un grido di allarme che lo stesso Hansen ha raccolto, dicendosi convinto della necessità che gli allevamenti non siano il capro espiatorio della transizione ecologica, bensì parte della soluzione.
Sostegno alle produzioni agricole e zootecniche europee
Sostenere le produzioni agricole e zootecniche è ora uno dei cardini delle politiche europee, nella consapevolezza che più fattori, dalle crisi climatiche alle tensioni geopolitiche, possono minacciare la capacità delle aziende di restare sul mercato. Ciò accade mentre continua l’impegno dei singoli operatori nel rendere le produzioni agroalimentari più sostenibili, nel solco delle norme fissate dalla stessa Unione europea.
Un percorso reso possibile dagli investimenti nelle tecnologie digitali, nell’economia circolare, nell’ottenimento di energie rinnovabili, negli allevamenti di precisione che con meno producono di più. Un processo evolutivo che va sostenuto e rafforzato, reso attrattivo per i giovani. Un impegno di lungo termine, che richiede una visione strategica del futuro e risorse economiche adeguate.
È pensando a queste sfide che nei giorni scorsi il Parlamento europeo si è riunito per delineare gli elementi chiave del prossimo bilancio dell’Unione, quello che va da 2028 al 2034. Ne è scaturita una proposta ambiziosa, approvata dalla maggioranza, che nel prossimo luglio sarà presentata alla Commissione, cui spetta la decisione finale.
In linea generale si chiede un aumento delle risorse, essendo insufficienti quelle attuali. I circa 387 miliardi a disposizione per il periodo 2021-2027, pari all’1% del reddito lordo dei 27 membri Ue, sono pochi per affrontare un contesto economico e sociale difficile, complicato dal divario di competitività e dal peggioramento della crisi climatica.
Aiutare il settore primario a tutelare l’ambiente senza diminuire le produzioni
Molti i temi presi in esame dagli europarlamentari, dalla difesa comune alle disponibilità per fronteggiare le possibili crisi, non solo economiche. Gli aspetti di rilievo per agricoltura e allevamenti comprendono un aumento delle risorse indicizzato all’inflazione e il mantenimento di un fondo dedicato. Sugli aspetti economici si ribadisce la necessità di aumentare le risorse a disposizione anche al di fuori della Politica Agricola Comune (PAC).
Serviranno sia a fronteggiare gli eventi climatici avversi, sia ad aiutare il settore primario nella tutela all’ambiente, senza per questo diminuire le produzioni. Un sostegno che passa anche dalla promozione di prodotti agroalimentari che alcuni al contrario vorrebbero eliminare. L’Europarlamento si è poi detto contrario alla proposta di un fondo unico nazionale, sulla scia dei programmi di ripresa e resilienza (PNRR), che sottrarrebbe all’agricoltura il valore che le compete.
E in Italia?
Sulla scia di queste strategie attente a coniugare sostenibilità e biodiversità, in Italia sono in via di pagamento da parte di AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) i sostegni dedicati agli allevamenti di bovini da carne che possono vantare la presenza di razze autoctone italiane. Aiuti che tengono conto della minore produttività di questi animali e che sono uno stimolo alla conservazione della biodiversità. Altri aiuti sono poi indirizzati agli allevamenti da carne della “linea vacca-vitello”. Un modo per incentivare la produzione di vitelli, dove l’Italia è deficitaria, e al contempo favorire la presenza degli allevamenti nelle aree marginali.
Nelle zone di collina e montagna la zootecnia è una delle poche attività economiche in grado di mantenere la presenza dell’uomo e con esso garantire la tutela del territorio. Gli allevamenti servono anche a questo. L’abbandono può coincidere altrimenti con la crescita di aree boschive degradate, che favoriscono incendi e dissesto idrogeologico.