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Il ruolo degli allevamenti nella prevenzione degli incendi boschivi

L’allevamento animale può rappresentare un metodo sostenibile di prevenzione degli incendi boschivi.

Secondo la Commissione Europea, la crescente frequenza e intensità degli incendi boschivi è legata a cambiamenti climatici, abbandono dei terreni agricoli e accumulo di vegetazione secca. La vera sfida non è più spiegare perché avvengano, ma come prevenirli: in questo, il ruolo dell’allevamento come strumento di gestione del territorio è spesso sottovalutato.

La prevenzione degli incendi richiede strategie integrate, e il ruolo del bestiame non andrebbe trascurato. Se gestito correttamente, infatti, esso riduce il “carico di combustibile”, cioè la biomassa infiammabile che alimenta le fiamme, trasformando erba e arbusti in risorsa alimentare.

Come spiega il veterinario e divulgatore scientifico spagnolo Juan Pascual, autore del libro “Perché essere onnivori (per la vostra salute e quella del pianeta)“: “L’allevamento estensivo riduce la biomassa combustibile. Gli animali pascolano su erbe e arbusti, proprio il materiale che alimenta gli incendi. Gli studi dimostrano che dove sono presenti mandrie, gli incendi sono meno frequenti e meno intensi“.

L’impiego di erbivori domestici o selvatici può ridurre il rischio e l’intensità degli incendi, anche nelle aree agricole abbandonate. Nutrendosi di erba e rami, gli animali limitano naturalmente l’accumulo di questa biomassa infiammabile: i metodi più efficaci sono gli erbivori misti e la combinazione di specie con abitudini alimentari diverse.


Promuovere l’allevamento del bestiame nelle aree abbandonate, misura preventiva contro gli incendi boschivi

Promuovere l’allevamento nelle aree abbandonate significa non solo prevenire gli incendi, ma anche offrire una soluzione sostenibile ed economicamente vantaggiosa, capace di generare servizi ecosistemici e valorizzare il territorio. Per questo le politiche agricole, forestali e di protezione civile dovrebbero incentivare l’uso di animali domestici e selvatici come strumento di gestione preventiva nelle zone rurali più esposte al rischio incendi. “La storia lo conferma”, afferma lo stesso Pascual: “L’estinzione dei grandi erbivori durante il Quaternario ha portato a un drammatico aumento degli incendi boschivi, come dimostrato da ricerche di diverse università statunitensi”.

Gli studi mostrano che l’estinzione della megafauna erbivora ha aumentato frequenza e intensità degli incendi nelle praterie, come rivelano i depositi di carbone fossile. L’effetto è stato più forte nei continenti che hanno perso il maggior numero di erbivori, soprattutto brucatori di erba, mentre la scomparsa di specie che si nutrivano di arbusti ha inciso meno.


Gli animali in allevamento rappresentano una risorsa ecologica

Gli animali da allevamento rappresentano quindi una risorsa ecologica, a basso costo e in grado di creare valore. “Quella che a prima vista sembra ‘erba secca’ in realtà si trasforma in proteine di alta qualità, sotto forma di carne e latte, sostenendo allo stesso tempo l’occupazione rurale e i paesaggi culturali che definiscono gran parte delle nostre campagne”, spiega Juan Pascual: “Ma c’è un problema sempre più evidente: la popolazione rurale si sta riducendo e sta invecchiando. Le campagne si stanno svuotando e, senza agricoltori e pastori, la vegetazione si accumula fino a trasformarsi in combustibile pronto ad accendere incendi devastanti. Per prevenire gli incendi serve sostenere gli agricoltori che curano animali e territorio, ma anche valorizzare i loro prodotti: senza domanda di carne e latte, pecore, capre e bovini scomparirebbero, insieme al pascolo che controlla la vegetazione e protegge i paesaggi”.


L’importanza delle buone politiche

Un altro punto cruciale riguarda le politiche. La PAC fornisce già un sostegno finanziario, ma in futuro potrebbe essere necessario riconoscere e remunerare i servizi ecosistemici forniti dall’agricoltura e dall’allevamento, come il sequestro del carbonio e la prevenzione degli incendi boschivi. “Alcune città, come Barcellona, hanno iniziato a sperimentare l’uso delle capre per la pulizia delle foreste periurbane”, osserva Pascual. “Un passo nella giusta direzione, ma insufficiente se, allo stesso tempo, vengono adottate politiche che stigmatizzano, ad esempio, il consumo di carne rossa nelle scuole. Non possiamo chiedere più bestiame per ragioni ambientali e allo stesso tempo scoraggiare il consumo dei prodotti che forniscono”.

In definitiva, ciò che la ricerca conferma oggi era ben noto ai pastori del passato: un prato o un bosco pascolato dagli animali non accumula erbacce e sterpaglie, e quindi è molto meno probabile che bruci. Guardando al futuro della prevenzione degli incendi boschivi, potremmo dover attingere ancora una volta a questa antica alleanza tra esseri umani, natura e animali.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.