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Un’agricoltura senza animali non è sostenibile

Allevamento degli animali e coltivazione della terra sono due attività strettamente interconnesse: l’una non può esistere senza l’altra. Vediamo perché un’agricoltura senza animali non sarebbe sostenibile per la salute del pianeta.

Un’agricoltura senza animali viene spesso proposta come una soluzione estrema per ridurre l’impatto ambientale del sistema alimentare. Ma quando si guarda al funzionamento degli ecosistemi, emerge una realtà molto più complessa. I cicli biologici, la fertilità dei suoli e la biodiversità non possono fare a meno della presenza controllata degli animali. L’allevamento non è quindi un elemento accessorio, ma parte integrante del funzionamento agroecologico, in quanto gli animali hanno funzioni fondamentali, come il riciclo dei nutrienti e il mantenimento della fertilità.


Il suolo, un sistema vivente che ha bisogno degli animali

Il suolo non è un supporto inerte, ma un sistema vivente che ospita almeno il 25% della biodiversità globale. Una parte rilevante è costituita da microrganismi, come batteri, funghi, protozoi, che regolano i cicli dei nutrienti, la decomposizione della sostanza organica e la fertilità. Questa “vita invisibile” ha bisogno di sostanza organica continua per mantenere le sue funzioni ed è il motore biologico che rende possibile la produzione agricola. Senza un continuo apporto di sostanza organica, infatti, l’attività biologica del suolo rallenta, con effetti diretti sulla disponibilità di nutrienti e sulla struttura fisica del terreno.

Una parte fondamentale di questa sostanza organica proviene proprio dagli animali: il letame e le interazioni biologiche tra pascolo e vegetazione favoriscono l’attività dei microrganismi, arricchiscono il suolo e stimolano la crescita delle piante. Il suolo è il punto centrale di questo scambio continuo, dove tutto si trasforma e si rimette in circolo. Quando questo equilibrio è mantenuto, il sistema diventa più efficiente, spreca meno risorse ed è più capace di resistere a shock come siccità, malattie o variazioni climatiche. Eliminare completamente l’allevamento degli animali significa quindi interrompere uno dei principali flussi di nutrienti all’interno dell’agroecosistema.


Allevamento animale per la fertilità naturale dei terreni

Fertilità del suolo significa mantenere vivo un sistema complesso fatto di microrganismi, materia organica e cicli interconnessi. Di qui il concetto di agricoltura rigenerativa, che mira a ripristinare e migliorare la salute degli ecosistemi agricoli, aumentando la sostanza organica del suolo, stimolando la biodiversità microbica e migliorando la capacità di ritenzione idrica. Nei modelli rigenerativi, l’allevamento degli animali è indispensabile, in quanto essi trasformano biomassa non edibile dall’uomo in nutrienti disponibili per il suolo e favoriscono la mineralizzazione della materia organica attraverso il pascolamento. È dimostrato che i sistemi agricoli misti, in cui coltivazioni e allevamento convivono, non sono solo più complessi, ma anche più sostenibili. Molte analisi sull’agricoltura biologica e rigenerativa confermano che i benefici ambientali più significativi si ottengono proprio quando il sistema agricolo è diversificato e integrato con l’allevamento.

Fare a meno della presenza controllata degli animali significherebbe invece ripensare completamente la gestione della fertilità e dei flussi di nutrienti. Questo comporterebbe il dover ricorrere ad alternative come l’apporto di fertilizzanti chimici di sintesi, con una maggiore dipendenza da input esterni e implicazioni importanti in termini di energia e costi. Si tratta di soluzioni più impattanti dal punto di vista ambientale, perché possono contribuire all’inquinamento del suolo e delle acque e aumentare le emissioni legate alla loro produzione e utilizzo, arrivando complessivamente a una minore sostenibilità del sistema agricolo.


Eliminare l’allevamento non significa “liberare terra”

Eliminare l’allevamento non implica automaticamente un minor utilizzo complessivo della terra, come viene spesso semplificato, né un uso più efficiente delle risorse. A livello globale, circa il 70% dei terreni agricoli è destinato ai pascoli, ma secondo la FAO la maggior parte degli stessi è situata in aree aride, montane o con suoli poveri, dove la coltivazione non è possibile.

Per questo motivo, eliminare completamente l’allevamento non significa automaticamente “liberare terra” per produrre più cibo vegetale. Al contrario, significherebbe abbandonare vaste aree, con effetti ecologici (e sociali) disastrosi.

Il Progetto “Carni Sostenibili” vuole individuare gli argomenti chiave, lo stato delle conoscenze e le più recenti tendenze e orientamenti tecnico scientifici, con l’intento di mostrare che la produzione e il consumo di carne possono essere sostenibili, sia per la salute che per l’ambiente.