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La nuova piramide alimentare USA, tra critiche e spunti utili anche per l’Italia

Le Linee guida alimentari USA 2025-2030 sono criticate in Europa per eccessiva indulgenza verso grassi animali e proteine, ma includono innovazioni vicine al modello mediterraneo. Offrono spunti preziosi per il dibattito italiano.

Le Linee guida alimentari per gli americani 2025-2030, pubblicate all’inizio dell’anno, hanno suscitato un coro di critiche, soprattutto in Europa: troppo permissive con i grassi animali, troppo generose con le proteine, troppo “americane”, si è detto. Eppure, guardando con attenzione il documento, emergono anche aspetti innovativi e condivisibili, alcuni dei quali avvicinano sorprendentemente gli USA al modello mediterraneo e offrono spunti utili per il dibattito italiano.

Innanzitutto, la piramide statunitense rifiuta con decisione i cibi ultraprocessati, promuovendo il consumo di alimenti veri, minimamente o affatto trasformati, freschi e di stagione. Un punto da applaudire: evidenziare che la vera insidia per la salute proviene da zuccheri aggiunti, additivi e prodotti industriali altamente trasformati.

Nelle nuove linee guida USA, poi, le proteine trovano un ruolo che dovrebbe essere considerato con una certa attenzione anche da questa parte dell’Oceano. Mentre in Italia spesso viene sottovalutata la loro importanza nella dieta, le linee guida USA propongono un apporto di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, valorizzando pollame, pesce, carne rossa, uova e latticini come fonti principali.

È in particolare questo aspetto che merita una riflessione un po’ più approfondita.


Il ruolo delle proteine nella dieta è cruciale

Il ruolo delle proteine nella dieta è cruciale, a ogni età. Dati recenti indicano che quasi il 60% degli italiani dichiara di aver ridotto il consumo di carne, spesso senza considerare adeguati compensi nutrizionali. Questo fenomeno coincide con un’odierna, irrazionale, diffidenza verso alimenti nutrienti quali innanzitutto la carne rossa, ma anche i latticini, considerati erroneamente “critici”, mentre la scienza spiega distintamente che un apporto proteico insufficiente aumenta il rischio di perdita muscolare, fragilità ossea e declino funzionale, problemi specialmente rilevanti in terza e quarta età.

L’Italia è il secondo paese più anziano del mondo, con oltre 14 milioni di over 65. Abbiamo uno degli indici di vecchiaia più alti del pianeta: nel 2024, il rapporto tra ultrasessantacinquenni e minori di 14 anni ha superato il 180%, significando quasi due anziani per ogni giovane. Le previsioni, per giunta, ci dicono che questo scenario è destinato a peggiorare.

Il 10-20% della popolazione italiana oltre i 65 anni è colpita dalla sarcopenia, la perdita progressiva di massa e forza muscolare legata all’invecchiamento. Inizia già prima dei 50 anni, accelera dopo i 70 e si associa a disabilità, perdita di autonomia e aumento della mortalità. Questo rende la sarcopenia una problematica sanitaria di rilievo.

Preservare il muscolo è essenziale per invecchiare in salute. Metanalisi e studi osservazionali mostrano che un aumento dell’assunzione quotidiana di proteine può ridurre il rischio di perdita muscolare e fragilità. E, in questo, le proteine nobili giocano un ruolo di primo piano.

È vero che le raccomandazioni italiane dei LARN 2025 suggeriscono livelli proteici leggermente più alti nei soggetti anziani – 1,1 g/kg di peso corporeo al giorno rispetto ai 0,9 g/kg/die per gli adulti con meno di 64 anni -, proprio per favorire la sintesi proteica e contrastare la perdita di forza. In questo contesto l’atteggiamento delle nuove Dietary Guidelines USA, che valorizzano proteine di alta qualità, potrebbe aiutare in Italia a riformulare un dibattito spesso appiattito su semplificazioni nutrizionali e sulla difesa di un modello alimentare sempre e comunque “carboidrato-centrico”. Persino quando dati scientifici precisi e completi attestano ormai con chiarezza che le diete a basso tenore di carboidrati possono essere vantaggiose nella strategia di prevenzione e cura dell’obesità e del diabete, due condizioni in preoccupante crescita anche nella patria della dieta mediterranea.

Peraltro non si può mancare di ricordare che le evidenze scientifiche di cui disponiamo dimostrano che un consumo di proteine fino a 2 g/kg/die è da considerarsi del tutto sicuro per l’adulto sano.


Importante è la qualità complessiva della dieta

Naturalmente, questo non significa avvallare consumi incontrollati di carne, latticini o altri cibi proteici: la moderazione e il contesto alimentare complessivo restano fondamentali. Proprio qui la piramide USA presta il fianco alle critiche: il libero ricorso ai grassi saturi costituisce un punto controverso. L’eccesso di grassi saturi – che pure, in sé, non vanno criminalizzati – è correlato a un maggiore rischio cardiovascolare e fatica a trovare giustificazione anche all’interno di un approccio bilanciato.

Ciò che riscuote interesse è il concetto di qualità complessiva della dieta, più che l’attenzione, in positivo o in negativo, al singolo alimento. In questo senso, gli USA fanno un passo avanti rispetto a modelli più rigidi, valorizzando alimenti “integri”, vegetali in abbondanza e varietà nelle scelte. Un approccio coerente con le evidenze scientifiche: sappiamo ormai con certezza che i benefici non vengono da uno specifico nutriente o da una limitazione estrema, ma dall’insieme dei cibi e delle combinazioni.

In definitiva, la nuova piramide americana, pur criticabile su alcuni punti, può essere vista come un invito a ripensare la dieta americana (e italiana) in chiave più moderna, enfatizzando ciò che funziona – cibo vero, cereali integrali, proteine nobili, largo consumo di verdura e frutta, varietà – e correggendo ciò che scientificamente merita di essere rivisto.

Biologo, specialista in Scienza dell'Alimentazione, dottore magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, dottore magistrale in Scienze Naturali, Master universitario in Naturopatia, svolge la professione di nutrizionista presso La Clinica del Cibo di Milano. Le affianca un'intensa attività di divulgazione sui temi dell'alimentazione e della salute naturale su TV, radio, giornali e siti web. È inoltre docente di corsi di formazione per medici, nutrizionisti e altro personale sanitario e consulente di aziende produttrici di integratori alimentari e nutraceutici. È membro dell'Unità Operativa sul Microbiota (Human Microbiome Unit) della SIBS (Società Italiana di Biologia Sperimentale). Ulteriori informazioni qui