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Alternative vegetali non equivalenti agli alimenti di origine animale

Le alternative vegetali non sono nutrizionalmente equivalenti e non possono essere considerate sostituti diretti della carne e degli alimenti di origine animale.

Negli scorsi anni, gli scaffali dei supermercati si sono progressivamente riempiti di alternative vegetali ai prodotti di origine animale: veg burger, bevande a base di avena o mandorla, “carni” finte ottenute da proteine vegetali o micoproteine. Accanto a queste, stanno emergendo anche soluzioni più innovative, come gli insetti commestibili o la carne artificiale coltivata in laboratorio, prodotti ancora lontani dalla diffusione su larga scala. Ma al di là del business, queste alternative sono davvero equivalenti a livello nutrizionale a carne, latte, uova e pesce?

A questa domanda risponde una recente revisione scientifica pubblicata su The Lancet Planetary Health, che ha analizzato in modo sistematico ben 247 studi dedicati alle cosiddette “alternative agli alimenti di origine animale” (Alt-ASF). Il quadro che emerge è chiaro e lontano da semplificazioni: le alternative agli Alt-ASF non sono automaticamente equivalenti agli alimenti animali e non possono essere considerati sostituti diretti senza alcune importanti precauzioni. Un risultato che, peraltro, si inserisce in continuità con quanto già evidenziato da studi precedenti, rafforzando l’idea che la sostituzione non sia neutra dal punto di vista nutrizionale ma richieda attenzione e consapevolezza.


Alimenti completamente diversi dal punto di vista nutrizionale e metabolico

Uno dei messaggi più chiari dello studio è che queste alternative rappresentano alimenti profondamente diversi dal punto di vista nutrizionale, con effetti sul metabolismo e sulla salute tutt’altro che sovrapponibili. I prodotti vegetali e quelli derivati da funghi, ad esempio, presentano spesso un contenuto inferiore di grassi saturi e un apporto maggiore di fibre, ma risultano carenti di alcuni nutrienti chiave tipici degli alimenti di origine animale. Nella maggior parte dei casi, infatti, forniscono proteine meno biodisponibili e quantità inferiori di vitamina B12, ferro, zinco, calcio e iodio.

Un caso emblematico è quello delle bevande vegetali. Spesso percepite come equivalenti al latte, risultano invece generalmente inferiori sotto il profilo nutrizionale, soprattutto per contenuto proteico e per la presenza di micronutrienti essenziali. Questo aspetto è particolarmente rilevante per bambini, adolescenti e donne in specifiche fasi della vita, categorie in cui il fabbisogno nutrizionale è più elevato. Anche dal punto di vista metabolico emergono differenze significative: al di là dei valori riportati in etichetta, alimenti apparentemente simili possono determinare risposte molto diverse nell’organismo. Una volta ingeriti, infatti, vengono digeriti e metabolizzati in modo differente, generando profili di metaboliti distinti e, di conseguenza, effetti diversi sulla fisiologia e sulla salute.


Molte alternative vegetali sono alimenti ultra-processati

Lo studio mette in luce anche un altro elemento cruciale: il grado di trasformazione. Molte alternative industriali, come burger vegetali o formaggi vegani, rientrano nella categoria degli alimenti ultra-processati, spesso caratterizzati da un elevato contenuto di sodio e da liste di ingredienti lunghe e complesse. In questi casi, i potenziali benefici per la salute tendono a ridursi o a diventare incerti, e diversi studi associano un consumo elevato di alimenti ultra-processati ad un aumento del rischio di patologie croniche e mortalità. Restano inoltre ampie aree ancora poco esplorate. Per alcune categorie emergenti, come gli alimenti a base di alghe o la carne coltivata, le evidenze sono ancora insufficienti per trarre conclusioni solide, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sulla salute nel lungo periodo.

Un altro dato rilevante riguarda la distribuzione geografica della ricerca: la maggior parte degli studi è stata condotta nei Paesi ad alto reddito, mentre mancano completamente dati provenienti da contesti a basso reddito. Questo è particolarmente significativo, perché in queste aree gli alimenti di origine animale svolgono un ruolo fondamentale nel prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali. In tali contesti, una sostituzione non adeguatamente pianificata con alternative potrebbe addirittura peggiorare la situazione, aumentando il rischio di carenze di nutrienti essenziali e contribuendo a forme di malnutrizione.


La conclusione degli autori: i cibi animali continuano ad essere essenziali

I risultati evidenziano come gli alimenti di origine animale continuino a svolgere un ruolo rilevante nel fornire nutrienti essenziali nella dieta umana. Alla luce di queste evidenze, la conclusione degli autori è chiara: le alternative agli alimenti di origine animale non possono essere considerate equivalenti dal punto di vista nutrizionale ai prodotti animali convenzionali. Di conseguenza, un loro utilizzo richiede attenzione e consapevolezza. Affidarsi a queste alternative implica una pianificazione dietetica accurata, l’inclusione di alimenti complementari e, in molti casi, strategie di fortificazione mirata.

È necessario considerare l’equilibrio complessivo della dieta, garantire un adeguato apporto di tutti i nutrienti e privilegiare alimenti meno processati. Un aspetto particolarmente rilevante nel contesto attuale, in cui il dibattito sulle alternative vegetali e sulle linee guida alimentari è sempre più acceso. Questa revisione contribuisce a fare maggiore chiarezza sulla qualità nutrizionale e sugli effetti sulla salute delle alternative rispetto ai cibi animali, fornendo elementi utili per orientare in modo più consapevole le raccomandazioni dietetiche e le politiche nutrizionali.

Agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.