Strategie di riduzione delle emissioni nella gestione dei reflui zootecnici
Uno studio identifica le principali tecnologie e strategie per una significativa riduzione delle emissioni di gas serra lungo la catena di gestione dei reflui zootecnici.
Uno dei principali problemi legati alla gestione del letame in allevamento è la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) e degli inquinanti atmosferici. Tuttavia, esistono tecnologie avanzate e strategie efficaci, come quelle identificate in un recente studio, che riducono significativamente le emissioni lungo tutta la catena di gestione dei reflui.
Lo studio ha analizzato dettagliatamente numerose pratiche di mitigazione applicabili a ciascuna fase, offrendo soluzioni concrete per un allevamento sempre più sostenibile. La catena di gestione del letame è suddivisa in tre fasi principali: stabulazione (animal housing), stoccaggio e trattamento (manure storage and treatment), e applicazione al suolo (field application).
Le principali misure di mitigazione
Le principali misure di mitigazione includono tecnologie di stoccaggio come l’utilizzo di sistemi chiusi o coperti per limitare le emissioni di metano e ammoniaca, trattamenti biologici che riducono la produzione di gas serra durante la decomposizione del letame, e tecniche ottimizzate di applicazione del letame sui campi per minimizzare le perdite di gas, come l’uso di iniettori o tecniche di incorporazione immediata nel terreno.
La separazione solido-liquido può ridurre le emissioni di metano fino al 46% e quelle di ammoniaca del 21%. Le coperture impermeabili per lo stoccaggio dei reflui (es. teli plastici) possono raggiungere un’efficienza di mitigazione delle emissioni fino al 99,5%, se correttamente gestite. Gli scrubber d’aria (sistemi installati ad esempio all’uscita dei sistemi di ventilazione degli allevamenti che fanno passare l’aria attraverso un materiale filtrante o una soluzione liquida – acqua o reagenti chimici, ndr), sia chimici che biologici, possono abbattere l’ammoniaca fino al 99% (chimici) e al 92% (biologici), seppur con differenti costi e requisiti tecnici.
Effetti della dieta e rimozione del letame
Tra le pratiche esaminate vi sono anche la formulazione dell’alimentazione animale, che può influenzare direttamente la quantità di metano prodotto, e la rimozione frequente del letame per ridurre l’accumulo di gas. Una riduzione del 2% della proteina grezza nella dieta può ridurre le emissioni di ammoniaca fino al 46%. La rimozione dei reflui tre volte a settimana, o quotidianamente, può ridurre le emissioni di metano fino all’89%, quelle di ammoniaca del 25–30%, e quelle di protossido di azoto fino al 50%, a seconda della tecnologia utilizzata.
Tecnologie di trattamento
Durante il processo di stoccaggio e trattamento, si approfondiscono tecniche quali la separazione solido-liquido, che consente di trattare i rifiuti in modo più efficiente, riducendo la produzione di gas serra. La digestione anaerobica riduce le emissioni di metano in media del 59%, trasformando l’effluente in biogas utile.
L’acidificazione può ridurre le emissioni di ammoniaca tra il 33% e il 93%, di metano tra il 67% e l’87%, e, se si utilizza acido lattico, di protossido di azoto fino al 90%.
Fase di applicazione
Infine, durante la fase di applicazione dei reflui (o meglio del digestato), si evidenziano diverse tecniche per ottimizzare il rilascio di nutrienti nel terreno e minimizzare le perdite di gas, come l’uso di iniettori e sistemi di distribuzione a bassa emissione. L’iniezione superficiale riduce le emissioni di ammoniaca del 62–70%, ma può causare un aumento delle emissioni di protossido di azoto fino al 259%. È quindi fondamentale valutare i trade-off tra gas: la riduzione di uno può comportare l’aumento di un altro.
Questo studio conferma che una combinazione di pratiche di gestione mirate e tecnologie innovative può ridurre efficacemente le emissioni lungo tutta la catena di gestione dei reflui zootecnici. La scelta delle tecnologie deve considerare non solo l’efficacia nella riduzione delle emissioni, ma anche fattori quali i costi, la fattibilità tecnica, la scalabilità, le normative locali e le condizioni climatiche. Un approccio integrato è essenziale per evitare fenomeni di pollution swapping e per garantire che la riduzione delle emissioni sia realmente efficace lungo tutte le fasi della filiera.