La zootecnia rigenerativa: principi, benefici ecosistemici e prospettive future
La zootecnia rigenerativa propone un modello di allevamento che rigenera gli ecosistemi, superando la logica della sostenibilità.
Il dibattito contemporaneo sull’impatto ambientale dei sistemi di produzione alimentare ha posto il settore zootecnico al centro di un’analisi critica. Le preoccupazioni riguardano principalmente le emissioni di gas a effetto serra, il consumo di suolo e di risorse idriche e la perdita di biodiversità. A tutto ciò c’è chi ha risposto lavorando per un sistema che possa essere sempre più in armonia con le risorse del Pianeta. In questo contesto, emerge un approccio innovativo noto come zootecnia rigenerativa. Questo modello si discosta sia dai sistemi intensivi convenzionali sia dal concetto di mera sostenibilità, proponendo un paradigma in cui l’allevamento animale diventa uno strumento attivo per la rigenerazione degli ecosistemi agricoli. Quali sono in concreto i principi fondanti, le metodologie operative, gli impatti ecologici e le sfide implementative della zootecnia rigenerativa? Vediamolo insieme approfondendo con un focus sul suo potenziale come soluzione per un’agricoltura resiliente e in equilibrio con l’ambiente.
Dal concetto di sostenibilità a quello di rigenerazione
Il termine “sostenibilità”, nel suo significato più diffuso, implica la capacità di un sistema di mantenere nel tempo i propri processi e la propria produttività senza esaurire le risorse naturali da cui dipende. L’agricoltura rigenerativa, e per estensione la zootecnia rigenerativa, compie un passo ulteriore. L’obiettivo non è semplicemente quello di “non arrecare danno” o di mantenere lo status quo, bensì di invertire i processi degenerativi e di ripristinare attivamente la salute e la funzionalità degli agroecosistemi. Si tratta di un approccio che considera l’azienda agricola come un organismo vivente interconnesso, dove la salute del suolo, delle piante, degli animali e dell’uomo sono indissolubilmente legate. Il principio cardine è che gli animali da pascolo, se gestiti in modo da emulare i modelli naturali delle mandrie di erbivori selvatici, possono agire come catalizzatori per il miglioramento della fertilità del suolo, del ciclo dell’acqua e della biodiversità.
Metodologie operative: il pascolo olistico pianificato (holistic planned grazing)
Uno degli esempi più noti della zootecnia rigenerativa è il pascolo olistico pianificato, un sistema di gestione avanzato basato sulle teorie di André Voisin e ulteriormente sviluppato da Allan Savory. Il pascolo pianificato prevede la suddivisione dei terreni in molteplici appezzamenti di dimensioni ridotte (paddock) e la movimentazione frequente degli animali. La mandria pascola su un singolo paddock per un periodo di tempo molto breve (da poche ore a pochi giorni) con un’elevata concentrazione di capi. Successivamente, viene spostata in un nuovo paddock, lasciando quello precedente a riposo per un periodo prolungato (da settimane a mesi), a seconda della stagione e della velocità di ricrescita del foraggio. Questo ciclo di “disturbo intenso e breve seguito da un lungo recupero” produce effetti ecologici significativi:
- Stimolo del manto erboso: gli animali pascolando in modo non selettivo, consumano un’ampia varietà di specie foraggere. Questo approccio impedisce il predominio di poche piante, promuovendo attivamente la biodiversità del pascolo. La defogliazione che ne risulta, inoltre, stimola una risposta delle piante che sono incentivate a sviluppare un apparato radicale più profondo e robusto, migliorando la resilienza e la salute dell’intero ecosistema.
- Fertilizzazione naturale: le deiezioni (letame e urina) vengono distribuite in modo uniforme sull’appezzamento, apportando nutrienti organici essenziali per la microfauna e la fertilità del suolo.
- Miglioramento della struttura del suolo: il calpestio concentrato degli zoccoli rompe la crosta superficiale del terreno, aumentando la porosità e favorendo l’infiltrazione dell’acqua piovana e gli scambi gassosi tra suolo e atmosfera.
Impatti e benefici ecosistemici
L’adozione di pratiche zootecniche rigenerative induce una serie di benefici ambientali misurabili, che contribuiscono a definire l’azienda agricola come un fornitore netto di servizi ecosistemici.
- Salute del suolo e ciclo dell’acqua: il beneficio più immediato e fondamentale è l’incremento della sostanza organica nel suolo (Soil Organic Matter – SOM). Un suolo ricco di SOM possiede una migliore struttura e una superiore capacità di ritenzione idrica. Come evidenziato da report istituzionali, ogni punto percentuale di aumento della sostanza organica permette al suolo di trattenere decine di migliaia di litri d’acqua in più per ettaro. Ciò rende i sistemi rigenerativi intrinsecamente più resilienti a eventi climatici estremi come la siccità.
- Sequestro del carbonio e mitigazione climatica: La capacità dei pascoli ben gestiti di agire come “pozzi di carbonio” è uno degli aspetti più studiati e promettenti. I terreni agricoli, e in modo particolare i pascoli, possono infatti rappresentare un’enorme riserva di carbonio. Il processo di sequestro del carbonio avviene attraverso la fotosintesi: le piante assorbono CO₂ dall’atmosfera e lo trasferiscono al suolo tramite le radici. Un pascolo gestito in modo sostenibile, dove gli animali erbivori pascolano in modo controllato, massimizza questo processo. Questo approccio ha un doppio vantaggio climatico. Da un lato, previene le emissioni legate all’abbandono dei pascoli, come il rilascio di CO₂ dall’ossidazione della biomassa e il conseguente aumento del rischio di incendi. Dall’altro, trasforma l’allevamento stesso in uno strumento attivo di decarbonizzazione, con il potenziale di immagazzinare nel suolo abbastanza carbonio da compensare le emissioni prodotte dagli stessi animali..
- Mitigazione del rischio incendi: gli animali erbivori, nutrendosi, rimuovono in modo sistematico una grande quantità di biomassa vegetale fine e secca (erba, foglie, piccoli arbusti) che costituisce un “carico di combustibile” e funge da innesco per la propagazione delle fiamme. Questa pratica, nota a livello internazionale come targeted grazing (pascolamento mirato), crea delle vere e proprie fasce di discontinuità vegetale che agiscono come barriere tagliafuoco naturali. L’efficacia è massima nelle aree mediterranee, collinari e montane, dove l’abbandono delle pratiche pastorali ha portato a un drammatico aumento della frequenza e dell’intensità degli incendi.
- Incremento della biodiversità: la gestione a mosaico dei pascoli, con aree in diverse fasi di ricrescita, può contribuire a creare una maggiore eterogeneità di habitat. La presenza di piante in fiore, erba a diverse altezze e suolo ricco di insetti attira e sostiene popolazioni di impollinatori, avifauna e microfauna.
- Contrasto dello spopolamento delle aree interne. Un’importante ricerca condotta a livello europeo ha analizzato le sfide e le motivazioni di chi gestisce sistemi di pascolo sostenibile, definiti come pratiche che apportano benefici a molteplici servizi ecosistemici. Attraverso interviste con 74 gestori di terreni in otto diverse aree europee, lo studio ha evidenziato come le principali difficoltà non siano solo di natura ambientale, ma soprattutto socio-economica. Fenomeni come lo spopolamento rurale e l’abbandono delle terre, particolarmente sentiti nell’Europa meridionale e orientale, limitano drasticamente l’opportunità stessa di portare avanti una gestione estensiva. Nonostante questi ostacoli, emerge che le motivazioni non siano puramente economiche, ma profondamente radicate in valori intrinseci come l’interesse per la conservazione della natura, il desiderio di garantire una continuità intergenerazionale e il senso di coesione all’interno della comunità rurale. Di conseguenza, per sostenere e incoraggiare queste pratiche virtuose, gli autori dello studio raccomandano interventi mirati, tra cui l’uso di sussidi per incentivare l’estensivizzazione, lo sviluppo di canali di mercato diretto per i prodotti e la rimozione degli ostacoli amministrativi che complicano la gestione di sistemi di pascolo molto estensivi o semi-selvatici.
Contesto italiano, sfide e prospettive future
L’Italia, con le sue numerose aree interne e montane spesso caratterizzate da pascoli a rischio di abbandono, rappresenta un contesto ideale per l’applicazione della zootecnia rigenerativa. Rilanciare questi territori attraverso sistemi estensivi e rigenerativi diventa una strategia dalla duplice efficacia: da un lato contrasta lo spopolamento, creando nuove opportunità economiche, dall’altro previene il dissesto idrogeologico, mantenendo il territorio vivo e curato
Tuttavia, la transizione su larga scala verso questo modello presenta diverse sfide:
- Formazione: richiede un elevato livello di conoscenza e capacità di gestione da parte degli allevatori, che devono imparare a “leggere” il paesaggio e a pianificare gli spostamenti degli animali in modo dinamico.
- Investimenti iniziali: l’implementazione di questo modello richiede investimenti in recinzioni mobili, sistemi di approvvigionamento idrico e altre infrastrutture.
- Supporto politico: le attuali Politiche Agricole Comuni (PAC) non sempre riconoscono e remunerano adeguatamente i servizi ecosistemici (es. sequestro del carbonio, tutela della biodiversità) forniti dalle aziende rigenerative.
- Sistemi di certificazione: manca ancora uno standard di certificazione “rigenerativo” univoco e riconosciuto dal mercato, che possa comunicare efficacemente il valore aggiunto del prodotto al consumatore finale.
Per realizzare appieno il suo potenziale, è necessario quindi un impegno congiunto da parte del mondo della ricerca, per validarne ulteriormente i benefici in diversi contesti pedoclimatici; delle istituzioni, per creare un quadro normativo e di incentivi favorevole; e del settore privato, per sviluppare filiere e mercati in grado di valorizzare i prodotti derivanti da questo modello virtuoso.