TOP

Difendere la scienza, difendere la complessità

Il Professor Pulina, fra i primi firmatari della Dichiarazione di Dublino, risponde alle critiche e agli attacchi subiti dalle centinaia di scienziati che, come lui, hanno sottoscritto l’importante appello.

Sono tra i firmatari della Dichiarazione di Dublino sul ruolo della zootecnia nella società, un documento che ho convintamente sottoscritto e che abbiamo contribuito a divulgare anche attraverso il sito di Carni Sostenibili. La Dichiarazione nasce nel 2022 da un vertice internazionale tenutosi a Dublino, e ha raccolto in pochi mesi l’adesione di oltre 1200 scienziati di tutto il mondo. Il suo messaggio, semplice e preciso, dice che gli animali zootecnici sono parte integrante e irrinunciabile dei sistemi alimentari sostenibili e che le modalità di allevamento devono essere valutate con criteri scientifici rigorosi, non con slogan o ideologie.

La Dichiarazione non promuove modelli produttivi specifici né difende interessi commerciali, ma chiede che il futuro della zootecnia sia guidato dalle migliori evidenze sperimentali disponibili in grado di valorizzare il contributo che gli animali offrono all’umanità sotto gli aspetti nutrizionali, ecologici e socio-economici. La Carta inoltre afferma che “i sistemi zootecnici devono progredire sulla base dei più elevati standard scientifici” e che “la zootecnia sostenibile deve operare entro i limiti del pianeta, l’unico che abbiamo”.

Recentemente, però, la Dichiarazione è stata attaccata sulle pagine della rivista Environmental Science and Policy da Krattenmacher et al. (2024), che l’hanno liquidata come un presunto strumento al servizio dell’industria della carne. Un’accusa grave, fondata su “analisi discorsive metodologicamente fragili, basate su un numero ridottissimo di documenti e codifiche soggettive senza supporto teorico“. È questa la tesi centrale dell’articolo di risposta all’attacco pubblicato da Belk et al. (2025), che respinge punto per punto le critiche, argomenti con i quali, da firmatario della Dichiarazione, concordo completamente, come ho avuto modo di comunicare direttamente ai colleghi estensori del paper.

Gli autori, tutti firmatari della Dichiarazione, evidenziano come le conclusioni di Krattenmacher et al. siano costruite su basi inconsistenti, e denunciano il rischio che una simile operazione comprometta la fiducia nella scienza, trasformandola in un campo di battaglia ideologico. L’articolo difende con fermezza l’impostazione aperta e pluralista della Dichiarazione, che accoglie visioni scientifiche diverse e si mantiene agnostica su questioni quali la dimensione numerica ideale degli allevamenti o il modello più opportuno di produzione animale.

Inoltre, viene messo in discussione il modo in cui sono trattati i presunti conflitti d’interesse, accusa piuttosto grave se si pensa che è stata riferita a oltre 1200 scienziati che lavorano in istituzioni universitarie e di ricerca in tutto il mondo. Da un lato,Krattenmacher et al. enfatizzano in maniera pretestuosa i legami dei firmatari della Dichiarazione con il settore zootecnico, tutti peraltro pubblicamente dichiarati (come potrebbe tuttavia essere il contrario? Chi studia un settore produttivo, deve comunque avere contezza della realtà di riferimento). Dall’altro, costoro non evidenziano affatto le connessioni, anche economiche e ideologiche, che legano le principali campagne anti-allevamento a fondazioni private e gruppi di pressione ben organizzati.

Infine, Belk et al., rivendicano il diritto di chiamare le cose con il loro nome: semplificazioni, riduzionismi e fanatismi ideologici, che purtroppo permeano sempre più spesso il dibattito pubblico, rappresentano seri ostacoli reali alla costruzione di soluzioni sostenibili. E la scienza non può restare in silenzio.

Presidente Emerito dell'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, Professore Ordinario di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili. Fra i migliori esperti globali in scienze animali, è incluso nel 2% di scienziati maggiormente citati al mondo.