Inventario nazionale delle emissioni di gas serra
Tra i comparti che incidono meno nelle emissioni climalteranti e che segnano una riduzione rispetto al 1990 spicca l’agricoltura, e quindi gli allevamenti.
Come va il Belpaese in relazione agli impegni presi di riduzione delle emissioni climalteranti? Non vi teniamo sulle spine: tra i comparti che incidono meno e che hanno segnato una significativa riduzione rispetto al 1990 vi è l’agricoltura. Com’è però l’andamento generale? Quali i comparti più virtuosi e quali meno. Vediamolo insieme.
Negli ultimi decenni, l’Italia ha fatto registrare passi significativi nella lotta contro il cambiamento climatico, con una riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 26% rispetto al 1990. Questo progresso è evidenziato nell’ultima edizione dell’ “Inventario nazionale delle emissioni di gas serra” di Ispra,i cui dati principali sono stati recentemente divulgati, in concomitanza con gli scenari emissivi al 2025 dell’’Unione Europea.
Emissioni di gas serra. Come va l’Italia?
Secondo quanto diffuso dall’Istituto, nel 2023 le emissioni hanno raggiunto il livello di 385 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, segnando un calo del 6.8% rispetto al 2022. La spinta verso l’efficienza energetica, l’incremento nell’uso delle energie rinnovabili e la transizione verso combustibili meno inquinanti nei settori industriali hanno contribuito a tale risultato. La riduzione del settore energetico è da attribuire prevalentemente alla riduzione delle emissioni delle industrie manifatturiere e delle costruzioni che, nel 2023, si riducono del 45,2%, così come quelle provenienti dal settore delle industrie energetiche (-47,3% nel 2023), a fronte di un aumento della produzione di energia totale (da 216,9 Terawattora – TWh – a 264,7,6 TWh) e dei consumi di energia elettrica (da 218,7 TWh a 287,4 TWh). Tuttavia, il cammino verso la decarbonizzazione rimane disseminato di sfide, in particolare nel settore dei trasporti ma anche in quello“rifiuti”, che però ha un peso specifico di molto inferiore rispetto ai primi.
Non tutti i settori presentano una riduzione delle emissioni
Vi sono, come anticipato, alcuni ambiti in cui i dati non solo non migliorano, ma dal 1990 ad oggi (e anche in confronto con il 2022) registrano tendenze contrarie agli obiettivi di decarbonizzazione. Le emissioni prodotte dal settore dei trasporti, che derivano per oltre il 90% da quello stradale, al 2023 continuano ad essere alte e sono il 5,8% in più rispetto al 1990 (l’anno prima erano 7,4%). Nonostante le direttive europee, i livelli emissivi dei trasporti stradali sono rimasti costantemente elevati, attestandosi sui valori del 2014 e determinando così il superamento del tetto massimo consentito.
Per quanto riguarda gli obiettivi nazionali stabiliti dal regolamento europeo “Effort Sharing”, che prevede una riduzione del 43.7% rispetto al 2005 delle emissioni prodotte da trasporti, residenziale – riscaldamento degli edifici – agricoltura, rifiuti e industria non-ETS, la mancata diminuzione delle emissioni dei trasporti – si legge nella nota Ispra – ha portato a un progressivo avvicinamento dei livelli emissivi italiani ai tetti massimi consentiti, fino al loro superamento registrato nel 2021 (5.5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), nel 2022 (5.4 MtCO2 eq) e nel 2023 (8.2MtCO2 eq). I rifiuti,nell’arco temporale dal parametro di 35 anni fa, segnano un peggioramento di 6,5 punti ma nel paniere incidono in totale solo il 5.3%. Ma andiamo a vedere i settori che incidono di più. Oltre ai trasporti (28% del totale nazionale), i settori della produzione di energia (21%), residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) sono, nel periodo di riferimento, quelli che contribuiscono ad oltre la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti.
I dati relativi all’agricoltura
Sebbene non vi siano ancora i dati puntuali di ogni singolo settore è interessante vedere come il comparto agricolo nel suo complesso (quindi includendo anche l’allevamento) registri l’8,4% segnando, rispetto al 1990, un -15.6%. Nonostante manchino dati aggiornati al 2023, è utile riflettere su alcune informazioni rilasciate l’anno precedente relative alle strategie impiegate per ridurre le emissioni. Tra queste, si annoverano la diminuzione dell’uso di fertilizzanti sintetici, la riduzione del numero di animali allevati, la contrazione delle aree coltivate e delle quantità prodotte, oltre ai cambiamenti nei metodi di gestione dei rifiuti animali.
Per esempio, dal 1990 al 2022, si è osservata una diminuzione delle emissioni del 18% grazie alla riduzione del numero degli animali e alla diffusione della digestione anaerobica dei reflui zootecnici per la produzione di biogas, particolarmente incentivata in Italia dal 2008 per impianti fino a 1 MW. Questa tecnologia impedisce che il metano, generato dalla decomposizione dei reflui durante la loro conservazione, venga rilasciato nell’atmosfera, permettendone invece il recupero per la produzione energetica e limitando le emissioni di protossido di azoto, risultanti dai processi di nitrificazione e denitrificazione dell’azoto.
Inoltre, il metano prodotto dalla fermentazione enterica principalmente nei ruminanti è anch’esso una fonte di emissione che si è ridotta: nel 2022, le emissioni sono calate del 15% rispetto al 1990. Analizzando le emissioni di protossido di azoto N2O, originato dall’uso di fertilizzanti sui terreni agricoli (sia sintetici che organici, inclusi i residui di colture e gli spandimenti di reflui zootecnici), si nota che le emissioni dirette di N2O dovute all’uso di fertilizzanti sintetici sono scese del 62% dal 1990 e del 46% dal 2021.