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La dieta vegetale aumenta il rischio di osteoporosi

Una dieta a base vegetale aumenta il rischio di osteoporosi, in particolare nei vegani o in coloro che la seguono da oltre dieci anni.

Una dieta a base vegetale, o “plant-based”, è associata a un aumento del rischio di osteoporosi, in particolare in coloro che seguono una dieta vegana da oltre dieci anni. È quanto emerge da una recente revisione sistematica e meta-analisi che ha esaminato l’associazione tra alimentazione vegetale e rischio di osteoporosi, con l’obiettivo di colmare le lacune presenti nella letteratura scientifica precedente.

Il tema era già stato affrontato in passato, evidenziando l’importanza del consumo di carne e derivati animali per la salute delle ossa. Questo nuovo studio fornisce un’ulteriore conferma dei potenziali rischi legati alle diete vegane e vegetariane, soprattutto se seguite per lunghi periodi senza un’attenta pianificazione nutrizionale.


Chi corre un rischio più elevato di osteoporosi e fratture?

L’osteoporosi è un disturbo metabolico caratterizzato da una perdita ossea accelerata e da un deterioramento strutturale del tessuto osseo. Questa condizione può comportare numerose conseguenze cliniche e sanitarie, tra cui fratture, necessità di cure a lungo termine e aumento della mortalità. Per tali ragioni, l’identificazione di fattori di rischio modificabili come la dieta, risulta fondamentale per sviluppare strategie preventive efficaci volte a preservare la salute ossea.

Negli ultimi anni, le diete “plant-based”, che privilegiano alimenti di origine vegetale e limitano il consumo di prodotti animali, hanno suscitato un certo interesse. Tuttavia, questo tipo di alimentazione può risultare carente di nutrienti essenziali per la salute delle ossa, come la vitamina B12, le proteine di alta qualità e gli acidi grassi omega-3, fattori che potrebbero contribuire alla riduzione della densità minerale ossea e all’aumento del rischio di fratture.

Già alcuni studi osservazionali hanno riportato un rischio più elevato di osteoporosi e fratture nei vegetariani rispetto agli onnivori. Considerando anche le evidenze di maggiore solidità scientifica, come le meta-analisi, diversi studi hanno evidenziato in modo coerente che chi segue una dieta a base vegetale presenta una densità minerale ossea significativamente inferiore rispetto agli onnivori, in particolare a livello della colonna lombare, del collo del femore e dell’intero corpo.

Questa nuova revisione sistematica e meta-analisi ha incluso venti studi osservazionali, compresi studi trasversali, per un totale di 243.366 partecipanti, con l’obiettivo di valutare in modo più approfondito il ruolo della dieta vegetale nel rischio di osteoporosi.


L’associazione tra diete “veg” e osteoporosi

L’analisi ha distinto tra diversi sottotipi di dieta vegetale, in particolare quella vegana e quella latto-ovo-vegetariana, al fine di chiarirne i differenti impatti sulla salute ossea. Sono state inoltre condotte analisi per sottogruppi per verificare se variabili come età media, sesso, etnia, tipo di studio, tipologia di dieta vegetale e durata dell’adesione influenzassero l’associazione complessiva. Si tratta della prima meta-analisi a quantificare con precisione l’entità dell’associazione tra dieta a base vegetale e osteoporosi negli adulti. Il rischio risulta particolarmente accentuato nei soggetti vegani, tra gli ultrasessantenni e in coloro che seguono una dieta vegetale da dieci anni o più.

I risultati sono coerenti con precedenti meta-analisi, che hanno evidenziato un impatto negativo della dieta a base vegetale sulla densità minerale ossea, aumentando l’incidenza di fratture.In particolare, il rischio di frattura dell’anca è risultato di 1,50 volte più alto nei vegetariani rispetto ai consumatori regolari di carne. Anche dai dati del grande studio inglese EPIC-Oxford, è emerso che i vegetariani hanno un rischio di fratture dell’11% più alto, mentre quello di fratture dell’anca è addirittura del 34% più alto rispetto ai consumatori di carne.

Questa riduzione della densità ossea può portare all’osteopenia, una condizione di perdita ossea che precede l’osteoporosi vera e propria, e che rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare. L’osteopenia, inoltre, si associa spesso alla sarcopenia, la perdita di massa e forza muscolare tipica dell’invecchiamento, che aggrava ulteriormente il rischio di cadute e fratture. In questo contesto, un’adeguata assunzione di proteine animali, come quelle della carne, può svolgere un ruolo protettivo, contribuendo a mantenere sia la densità ossea che la massa muscolare, e contrastando così l’insorgenza e la progressione di queste condizioni.


Salute delle ossa: lo stile di vita non basta

Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio è che, nonostante uno stile di vita generalmente più sano dei vegani e vegetariani e una dieta considerata di buona qualità, i vantaggi associati alle loro abitudini potrebbero non essere sufficienti a compensare i possibili effetti negativi della dieta vegetale sulla salute delle ossa. Per questo motivo, chi segue un’alimentazione a base vegetale nel lungo periodo dovrebbe prestare particolare attenzione alla pianificazione nutrizionale e al monitoraggio dei principali nutrienti coinvolti nel metabolismo osseo. I professionisti sanitari dovrebbero promuovere un regolare controllo della densità minerale ossea e raccomandare un’assunzione adeguata di calcio, vitamina D e vitamina B12, attraverso alimenti fortificati o integratori, accompagnando il tutto con un’adeguata educazione nutrizionale.

Tuttavia, anche con una pianificazione attenta e integratori mirati, seguire una dieta “plant-based” richiede un impegno costante per evitare carenze che possono compromettere la salute delle ossa. Alla luce delle evidenze attuali, l’inclusione di carne e alimenti di origine animale offre un apporto più completo e naturalmente bilanciato di nutrienti chiave che risultano fondamentali per la prevenzione dell’osteoporosi. Un’alimentazione onnivora ben strutturata rappresenta la via più semplice ed efficace per tutelare la salute scheletrica nel lungo periodo.

Agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.