Vegetariani e vegani: probabilità inferiore di raggiungere i 100 anni
Un nuovo studio ha esaminato l’associazione tra una dieta vegetariana e la probabilità di diventare centenari negli anziani con più di 80 anni. Risultato? I vegetariani, e ancor più i vegani, hanno una probabilità inferiore di raggiungere i 100 anni rispetto a chi segue una dieta onnivora.
Raggiungere una longevità eccezionale è un desiderio ampiamente condiviso e, oggi, non appare più come un obiettivo irrealistico, grazie ai progressi della ricerca scientifica e della medicina. Le proiezioni indicano che la popolazione globale con più di 80 anni triplicherà tra il 2020 e il 2050, arrivando a circa 426 milioni di persone. Di conseguenza, non si tratta più soltanto di vivere più a lungo, ma di garantire anni di vita in buona salute, rendendo la longevità una delle principali sfide emergenti per i sistemi sanitari pubblici.
In questo ambito, anche la nutrizione gioca un ruolo cruciale. Tuttavia, è diffusa l’idea errata che eliminare determinati alimenti o adottare una dieta vegetariana rappresenti automaticamente la scelta più salutare in termini di longevità. In realtà, diversi studi hanno associato la dieta vegetariana a problemi di salute, come un aumento del rischio di fratture ossee, carenze nutrizionali, disturbi dell’umore e calcoli biliari. Inoltre, il reale impatto delle diete vegetariane sulla longevità rimane tuttora oggetto di dibattito scientifico e non può essere considerato conclusivo.
A questo proposito, è stato condotto uno studio di ampie dimensioni che ha seguito 5.203 partecipanti di età pari o superiore a 80 anni, appartenenti al Chinese Longitudinal Healthy Longevity Survey (CLHLS), una coorte rappresentativa a livello nazionale avviata nel 1998. I partecipanti sono stati classificati in onnivori e vegetariani e, successivamente, ulteriormente suddivisi in sottogruppi in base al consumo di alimenti di origine animale: pescovegetariani (che includono il pesce nella dieta), ovo-latto-vegetariani (che consumano uova e latticini) e vegani (che escludono completamente qualsiasi alimento di origine animale).
L’obiettivo dello studio era seguire nel tempo questi individui per valutare l’associazione tra il tipo di alimentazione e la probabilità di raggiungere un’eccezionale longevità, definita come il raggiungimento dei 100 anni di età.
Una dieta completa è la via più efficace per arrivare a 100 anni in salute
Lo studio ha identificato 1.459 centenari, confrontati con 3.744 non centenari, ovvero soggetti deceduti prima di raggiungere i 100 anni. Contrariamente alle aspettative più diffuse, i vegetariani mostravano una probabilità significativamente inferiore di diventare centenari rispetto agli onnivori, un dato che risultava ancora più marcato nei soggetti vegani.
In termini pratici, i vegetariani presentavano una probabilità di circa il 19% inferiore di raggiungere i 100 anni rispetto agli onnivori, mentre nei vegani il divario aumentava ulteriormente, arrivando a una riduzione di circa il 29%. Al contrario, i modelli alimentari meno restrittivi, come le diete che includono pesce, uova o latticini, non mostravano differenze significative rispetto alla dieta onnivora.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dall’analisi è che questa associazione negativa risultava molto più forte negli anziani sottopeso, rivelando una maggiore fragilità dal punto di vista nutrizionale. Dopo i 70 anni, infatti, l’organismo assorbe meno efficacemente i nutrienti, recupera con maggiore difficoltà e perde massa muscolare più rapidamente. In questa fase della vita, una dieta eccessivamente restrittiva può quindi trasformarsi in un limite concreto, piuttosto che in un vantaggio.
“Blue Zones”: la longevità non nasce dall’eliminazione, ma dalla tradizione
Questi risultati sottolineano l’importanza di una dieta completa e di alta qualità che includa alimenti sia di origine animale che di origine vegetale.Le cosiddette Blue Zones del pianeta ne sono un esempio, spesso citate ideologicamente come prova a favore di modelli alimentari prevalentemente vegetali. In realtà, uno degli esempi più studiati e documentati, come la Sardegna, in particolare l’area dell’Ogliastra e della Barbagia, mostra chiaramente che la longevità non è il risultato di diete restrittive, ma di un’alimentazione tradizionale solida, radicata nella cultura pastorale.
La dieta dei centenari sardi, infatti, include regolarmente carne, come quella ovina, caprina e suina, con preparazioni tradizionali come il porcetto sardo, oltre a salumi della tradizione locale. Sono presenti anche formaggi stagionati come il pecorino, quindi cibi semplici ma ad alta densità nutrizionale, ricchi di proteine complete, grassi utili e micronutrienti fondamentali, consumati all’interno di uno stile di vita fisicamente attivo, radicato nel territorio e inserito in un contesto socialmente coeso. Ancora una volta, il messaggio che emerge è evidente: la longevità non si costruisce eliminando categorie alimentari, ma mantenendo nel tempo equilibrio, adeguato apporto proteico, massa muscolare, forza, funzionalità immunitaria e resilienza metabolica.
L’esclusione sistematica degli alimenti di origine animale può favorire carenze nutrizionali difficili da compensare, proprio nel momento della vita in cui l’organismo avrebbe invece un bisogno crescente di nutrienti completi e altamente biodisponibili. In questo senso, la storia evolutiva dell’uomo offre un’indicazione chiara: da milioni di anni l’alimentazione umana si basa su un equilibrio naturale che include carne, pesce, frutta, frutta secca e verdura, senza mai rinunciare alle fonti proteiche animali. Le Blue Zones non premiano l’ideologia alimentare, ma la coerenza biologica tra nutrizione, ambiente e stile di vita, perché la longevità non nasce dalla negazione della nostra biologia, ma dal rispetto delle sue fondamenta.