Novel Food, sicuri che siano sicuri?
I cosiddetti “Novel Food” sembrano avere più successo sui media che non sui mercati. Ma, al di là di mode e tendenze, siamo certi che questi prodotti siano sicuri?
È un lungo elenco quello degli alimenti inconsueti, i novel food per dirla con un termine anglosassone che va per la maggiore. Alcuni hanno già una certa notorietà: è il caso delle preparazioni a base di alghe o le farine di insetti; altri stanno emergendo, come il frutto del baobab o il physalis. Poi c’è la carne artificiale fabbricata in laboratorio con la moltiplicazione di cellule animali su substrati complessi all’interno di bioreattori. Oppure le proteine ottenute modificando lieviti con sequenze di DNA codificanti. E già si affacciano nuovi alimenti con protagonisti nanomateriali ingegnerizzati. Uno scenario affascinante e stimolante, ma che pone molti interrogativi, primo fra i quali la sicurezza.
Novel Food ed effetti sulla salute
Un alimento che si presenta per la prima volta sulla nostra tavola quali conseguenze può avere per la nostra salute? Quali i prodotti del metabolismo che ne derivano e quali i loro effetti? Dubbi e interrogativi che si estendono alle interazioni con gli altri alimenti della dieta e alle criticità nel lungo termine. Senza dimenticare il grande capitolo dei possibili stimoli genotossici e mutageni. Quegli stessi interrogativi che hanno indotto, a torto o a ragione, a bandire dalle nostre mense i cibi ottenuti con prodotti OGM.
Dunque meglio essere cauti ed evitare conseguenze negative. Una grande responsabilità per il legislatore europeo, chiamato a esprimersi sulla possibilità di mettere in commercio alimenti inconsueti. Per questo è stato affidato a EFSA (l’Ente europeo per la Sicurezza Alimentare) l’incarico di tracciare le linee guida dei requisiti che un nuovo alimento deve soddisfare prima di entrare nel nostro piatto.
Un compito svolto con attenzione da EFSA, partendo dalla definizione e dalla interpretazione del concetto di nuovo alimento che ne ha dato nel 2015 un Regolamento europeo (il 2283/2015). Con questo termine, precisa la norma europea, si definisce “qualunque alimento non utilizzato in misura significativa prima del 15 maggio 1997.”
Come intuibile, si tratta di una categoria di alimenti estremamente ampia e valutarne i possibili rischi richiede strumenti nuovi e un approccio adeguato alla complessità della materia. Tanto più che si assiste al moltiplicarsi di domande di autorizzazione per nuovi prodotti, spinte dalla promessa di spazi di crescita e opportunità di profitto. Da qui la necessità di fissare parametri di riferimento e garanzie di sicurezza che devono accompagnare un nuovo alimento prima di entrare in commercio.
Le linee guida proposte da EFSA
Le linee guida proposte da EFSA prevedono dettagli delle procedure di fabbricazione, analisi nutrizionali, verifiche sugli allergeni, test tossicologici, controlli sui contaminanti e molto altro. Più incisive e puntuali le verifiche quando si è di fronte a metodi di produzione innovativi, come la carne artificiale fabbricata nei bioreattori.
In questi casi è necessaria l’identificazione e la tracciabilità dei materiali di origine, la stabilità genetica e l’uso di test convalidati. Vanno inoltre forniti dati su eventuali contaminanti, compresi i potenziali patogeni zoonotici (trasmissione da animale a uomo). Anche per questa tipologia di alimenti va garantita l’assenza di OGM. Importante poi la stabilità del prodotto finale, con dati analitici raccolti su almeno cinque lotti di produzione.
Un elenco di verifiche che apparentemente offre adeguate garanzie, ma che presenta alcune vulnerabilità. Mancano precisazioni sull’impiego di tecniche diagnostiche più sensibili e avanzate per il rilievo di agenti infettivi. Analogamente sarebbe auspicabile una verifica più attenta sulla stabilità genetica e fenotipica delle linee cellulari impiegate per “fabbricare carne”. Come pure sarebbe utile un dettaglio sui fattori di crescita (ormoni) e sugli antimicrobici (antibiotici) utilizzati nel processo produttivo. Un aspetto che meriterebbe più attenzione è inoltre l’impatto del Novel Food sul microbiota e microbioma intestinale umano. L’auspicio è dunque che EFSA accolga queste considerazioni per aggiornare e completare le sue linee guida.
Questione di scelte, e di etichettatura
Andrebbe poi suggerita un’adeguata etichettatura per consentire al consumatore di scegliere se affidarsi a un Novel Food o restare fedele alle sue abitudini alimentari. Per ora le preparazioni a base di insetti, ultimo in ordine di arrivo il verme giallo della farina, hanno riscosso più curiosità che successo di mercato.
Lo conferma l’andamento dell’import di prodotti a base di insetti (modesto, appena 176 quintali), crollato del 30% nel corso del 2024. Un dato che non stupisce, sapendo che il 78% degli italiani si è detto contrario al loro consumo. Facile immaginare che la carne artificiale fabbricata in laboratorio, se sarà in grado di superare le prove di sicurezza, avrà un’analoga accoglienza.