TOP

Un consumatore consapevole, ma disinformato

È la fotografia scattata sulla conoscenza che i cittadini europei hanno nei confronti degli alimenti che mettono in tavola. Per molti la sicurezza è certa e garantita, ma altri, che non conoscono la realtà degli allevamenti, si preoccupano di ormoni e antibiotici.

Confortante sapere che la maggior parte dei consumatori europei ha fiducia nel cibo che mette in tavola. Fiducia che nasce dalla crescente consapevolezza dei meccanismi che presiedono i sistemi di sicurezza messi in atto nell’Unione europea per assicurare cibo sano e di qualità. Lo conferma una attenta e puntigliosa analisi condotta da Eurobarometer su indicazioni di EFSA, l’Ente europeo per la sicurezza alimentare.

Coinvolti tutti i 27 Paesi europei, ai quali se ne sono aggiunti altri sette nella loro veste di candidati a membri della UE. Numerosi e articolati i campi indagati dall’inchiesta, che ha spaziato su tutti gli aspetti di questa materia, mettendo in relazione fra loro conoscenze da parte dei consumatori, criteri di scelta del cibo, capacità di spesa, età, abitudini alimentari e altri parametri. Vediamo gli elementi di maggior spicco.


Sicurezza degli alimenti al terzo posto, dopo prezzo e gusto

Significativo che nella scelta degli alimenti la sicurezza venga solo al terzo posto, dopo il prezzo e il gusto. Per oltre il 40% degli intervistati la sicurezza è infatti un prerequisito insito negli alimenti posti in vendita. C’è consapevolezza, questa la conclusione che se ne può trarre, del buon lavoro di agricoltori e allevatori, garantito dagli organismi che a ogni livello vigilano per il rispetto delle norme. Un segmento, questo dei controlli, ove l’Italia eccelle per l’efficienza dei suoi servizi veterinari e per l’organizzazione dei sistemi di controllo.

Per contro, emerge una forte attenzione nei confronti dei pesticidi (il loro nome corretto è agrofarmaci) per il timore di eventuali residui di tali sostanze. Subito dopo i pesticidi, i consumatori europei si dicono attenti per l’impiego di ormoni e antibiotici nella produzione di alimenti di origine animale. L’Italia non fa eccezione e proprio su queste sostanze pone molta attenzione, sebbene in misura minore rispetto ad altri paesi. 


Ancora su ormoni e antibiotici

Non è di queste sostanze che ci si deve preoccupare; piuttosto della scarsa o nulla conoscenza che il consumatore dimostra con questi timori di possedere sulla realtà zootecnica. Indagini a tappeto su tutta la filiera europea delle carni (e del latte), controlli nelle stalle, nei laboratori di trasformazione sino ai banchi di vendita; e poi un ciclopico lavoro di esami di laboratorio hanno ampiamente dimostrato che nelle carni non c’è traccia di ormoni della crescita. Sostanze peraltro vietate in Europa da circa trent’anni.

Diverso il caso degli antibiotici, necessari per la cura e il benessere degli animali. Ma il loro impiego è in costante diminuzione ovunque, anche per contrastare i fenomeni di antibiotico-resistenza nell’uomo. E quando il loro uso è indispensabile, avviene sotto controllo veterinario e nel rispetto dei tempi che assicurano l’assenza di residui indesiderati nel prodotto finale. Anche in questo caso le verifiche sul campo e le analisi di laboratorio ci dicono quanto siano irrilevanti i casi di irregolarità.


La TV è ancora il canale di informazione privilegiato

Se il consumatore si preoccupa, inutilmente, di antibiotici e ormoni, la colpa non è certo la sua. È la conseguenza delle difficoltà che il mondo della produzione incontra nel far conoscere i suoi punti di forza. E quando trova uno spazio per comunicare non riesce a essere efficace. A sua scusante la difficoltà di “raccontare” una filiera complessa, come può essere quella della carne. Molto efficaci, invece, le campagne di denigrazione dei prodotti di origine animale.

Non si è ancora spenta l’eco delle ricerche, poi rivelatesi non attendibili, sulla presunta cancerogenicità delle carni, che subito si è passati a demonizzare gli allevamenti per il loro impatto ambientale. Sovente iperboli costruite ad arte o persino fandonie, si dirà, ma che hanno attecchito e convinto molti. Facendo breccia, purtroppo, anche nel mondo sanitario. La filiera delle carni dovrà fortemente impegnarsi per ristabilire verità scientifiche. Un compito tutto in salita, ma da portare avanti. Il report dice anche quali strumenti utilizzare: la televisione, a dispetto di internet e social, è ancora il canale di informazione privilegiato dai consumatori.

Giornalista professionista, laureato in medicina veterinaria, già direttore responsabile di riviste dedicate alla zootecnia e redattore capo di periodici del settore agricolo, ha ricoperto incarichi di coordinamento in imprese editoriali. Autore di libri sull'allevamento degli animali, è impegnato nella divulgazione di temi tecnici, politici ed economici di interesse per il settore zootecnico.