Direttiva UE sul suolo: pascoli e ruminanti indispensabili
Perché la nuova direttiva europea sul suolo, già oggi in degrado nel 70% dei casi, riguarda direttamente l’agricoltura, i pascoli e i ruminanti.
Con la Direttiva (UE) 2025/2360 del 12 novembre scorso sul Monitoraggio e la Resilienza del Suolo, l’Unione europea introduce per la prima volta un quadro normativo organico dedicato alla salute del suolo come risorsa strategica per l’economia, l’ambiente e la sicurezza alimentare. Il presupposto della direttiva è chiaro nel considerare il suolo una risorsa limitata, non rinnovabile su scala umana, e avvertire che il suo degrado, già oggi stimato tra il 60 e il 70% dei suoli europei, rappresenta una minaccia diretta alla capacità dell’Europa di produrre cibo, gestire l’acqua, mitigare il cambiamento climatico e mantenere la biodiversità.
La quasi totalità degli alimenti dipende dal suolo
Pur non essendo una direttiva agricola in senso formale, il testo ha un impianto profondamente agricolo. La salute del suolo è infatti definita in relazione alla sua capacità di fornire servizi ecosistemici essenziali, tra cui la produzione di alimenti sicuri e di buona qualità, il ciclo dei nutrienti negli ecosistemi, la ritenzione e l’infiltrazione dell’acqua, lo stoccaggio del carbonio e il supporto alla biodiversità. La direttiva ricorda esplicitamente che la quasi totalità degli alimenti dipende direttamente o indirettamente dal suolo e che il suo degrado compromette non solo le rese, ma anche la stabilità economica e la resilienza dell’intero sistema agroalimentare europeo.
Importanza e centralità dei pascoli
In questo quadro, il ruolo dei pascoli è centrale, anche se non sempre nominato in modo esplicito. La direttiva include i pascoli all’interno delle categorie di uso del suolo agricolo e seminaturale e fa ripetuto riferimento alle formazioni erbacee naturali, alla materia organica del suolo, alla biodiversità e al carbonio organico come indicatori chiave della salute dei substrati pedologici, tutti elementi che trovano nei pascoli permanenti una delle espressioni più coerenti e stabili.
I pascoli, infatti, contribuiscono in modo strutturale alla protezione fisica del suolo, alla riduzione dell’erosione e della compattazione, al miglioramento della struttura e della capacità di ritenzione idrica, nonché all’accumulo di carbonio organico. Esattamente le funzioni che la direttiva individua come decisive per la resilienza ai cambiamenti climatici, alla siccità e agli eventi estremi.
Il ruolo strategico delle filiere dei ruminanti
È in questo passaggio che le filiere dei ruminanti assumono un ruolo strategico. Se il pascolo può essere considerato una vera e propria infrastruttura ecologica del suolo, l’allevamento ruminante ne rappresenta il presidio gestionale poiché la direttiva chiarisce che il degrado dei terreni non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte di gestione.
In questo senso, i sistemi zootecnici basati sul pascolamento contribuiscono a mantenere attivi i cicli biologici del suolo, a restituirne sostanza organica, a sostenerne la biodiversità microbica e a prevenire l’abbandono e l’artificializzazione delle aree rurali. Non si tratta di effetti collaterali, ma di funzioni centrali rispetto agli obiettivi dichiarati della direttiva.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il clima. Il suolo è riconosciuto dalla direttiva come il secondo più grande comparto di carbonio del pianeta e le pratiche agricole sono indicate come uno degli strumenti principali per rafforzarne il ruolo di pozzo di carbonio. In questo contesto, i pascoli gestiti adeguatamente e le filiere dei ruminanti, che ne prevengono l’abbandono, rappresentano la leva principale all’interno delle politiche di tutela del suolo e di adattamento climatico.
Suolo: un bene da monitorare, tutelare e valorizzare
Letta dalla prospettiva dei pascoli e dei loro utilizzatori, i ruminanti, la nuova direttiva sul suolo segna quindi un cambio di paradigma. Il suolo non è più soltanto il supporto fisico della produzione agricola, ma diventa un bene da monitorare, tutelare e valorizzare.
Le pratiche zootecniche basate sul pascolamento, quali la linea vacca-vitello e le produzioni di latte estensive di piccoli e grandi ruminanti, se ben gestite entrano così a pieno titolo nella difesa del territorio, della fertilità e della resilienza degli ecosistemi rurali. Per le filiere dei ruminanti sostenibili, questo significa poter rivendicare un ruolo attivo e strutturale nelle strategie europee per il suolo, il clima e la sicurezza alimentare.