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Oltre l’ignoranza e la resistenza ai messaggi scientifici

La comunicazione scientifica è fondamentale: scienziati e istituzioni devono affrontare e contrastare la disinformazione proveniente da lobbisti e gruppi estremisti.

La comunicazione scientifica sta diventando sempre più importante e scienziati e istituzioni devono riconoscere la necessità di affrontare idee pericolose e contrastare la disinformazione diffusa attraverso molteplici fonti, tra cui lobby commerciali e gruppi fondamentalisti. Un esempio significativo della scarsa comprensione della scienza da parte del pubblico proviene da uno studio del Wellcome Trust di alcuni anni fa, che ha rilevato che solo il 9% degli intervistati ha compreso correttamente il significato della resistenza agli antibiotici.

Comunicare efficacemente richiede di capire perché un messaggio possa incontrare resistenza. E questo è il nostro punto principale: capire perché i messaggi scientifici incontrano resistenza e quindi non vengono compresi. Sebbene vi siano dibattiti su chi sia responsabile di questa ignoranza – scienziati, comunicatori, giornalisti o il pubblico stesso – ridurla a una mera mancanza di conoscenza è semplicistico. Se l’ignoranza fosse l’unico problema, la soluzione sarebbe semplice: aumentare l’istruzione e l’informazione. Purtroppo, esistono ostacoli più profondi legati alla fiducia, alle emozioni e alla disinformazione organizzata.

Il problema è ancora più profondo: secondo alcuni studiosi, affonda le radici nella psicologia e nell’evoluzione umana. Uno studio ha analizzato le motivazioni dei genitori che si rifiutano di vaccinare i propri figli e ha scoperto che, per evitare la dissonanza cognitiva e preservare i legami con il proprio gruppo sociale, le persone tendono ad allineare la propria percezione del rischio a quella del proprio gruppo. Questi pregiudizi possono persino rafforzarsi con l’aumentare della cultura scientifica, il che spiega chiaramente l’efficacia della pseudoscienza.

Poi c’è la psicologia individuale, che influenza il modo in cui percepiamo il rischio e riceviamo i messaggi. Il rischio, ad esempio, è difficile da valutare per tutti gli esseri umani. Se volete capire quanto facilmente il nostro giudizio possa essere influenzato da fattori apparentemente banali, provate a leggere “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman. Nel libro, Kahneman presenta numerosi esempi di pregiudizi cognitivi nella valutazione del rischio e dei dati, soprattutto quelli relativi alla scienza. Non esiste una soluzione univoca, ma sviluppare il pensiero critico fin dalla prima infanzia potrebbe essere un passo cruciale per il futuro.

Fonte: Newsletter EAAP n. 275

Andrea Rosati è una figura affermata nel campo della scienza zootecnica, che combina risultati accademici con una vasta esperienza di gestione internazionale. Dopo aver studiato Scienze Animali all'Università di Perugia, ha conseguito il Master e il Dottorato di Ricerca negli Stati Uniti. Ha trascorso anni in ruoli nazionali e internazionali gestendo la registrazione delle prestazioni, le valutazioni genetiche e gli standard normativi globali. Come professore, ha insegnato statistica nelle facoltà di veterinaria in università italiane e ha co-gestito numerosi progetti di ricerca finanziati dall'UE. Ha co-fondato quattro riviste scientifiche, è autore di numerosi articoli e organizza conferenze, webinar e workshop in tutto il mondo. Dirige da più di 20 anni la Federazione Europea di Scienze Animali (EAAP) e l'Associazione Mondiale per la Produzione Animale. Ampiamente rispettato, fornisce spesso consulenza su agricoltura, innovazione dell'allevamento e sicurezza alimentare globale.