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La crisi silenziosa della carenza di ferro: carne e frattaglie possono prevenirla

Carenza di ferro, sempre più diffusa e preoccupante. Eppure è una condizione prevenibile e trattabile attraverso una dieta adeguata. Carne e frattaglie possono aiutare.

La carenza di ferro colpisce oltre 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo, con particolare incidenza tra le categorie più vulnerabili, come donne e bambini. Una vera e propria crisi sanitaria globale silenziosa e devastante. Livelli insufficienti di ferro compromettono la produzione di emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che ha il compito di trasportare l’ossigeno nel sangue.

L’anemia sideropenica, conseguenza più comune della carenza di ferro, è determinata dalla riduzione dei globuli rossi e dalla loro capacità di trasportare ossigeno. Questa condizione può causare stanchezza, pallore, debolezza, vertigini, unghie fragili e perdita di capelli, con possibili conseguenze molto più gravi, come suscettibilità alle infezioni e il danneggiamento dello sviluppo cognitivo.


Carenza di ferro, piaga globale

Uno studio longitudinale condotto in Irlanda ha rilevato che la prevalenza della carenza di ferro tra le donne in gravidanza è aumentata al 51,2% entro il terzo trimestre. Negli Stati Uniti, uno studio ha riportato che quasi il 40% delle giovani donne, tra i 12 e i 21 anni, è carente di ferro. Non è difficile immaginare che la situazione sia ancora più critica nei Paesi in via di sviluppo: nell’Africa subsahariana, circa il 40,5% delle donne in età riproduttiva soffre di anemia, un fattore che contribuisce a elevati tassi di mortalità materna. In molte nazioni africane, circa il 40% dei bambini sotto i cinque anni soffre di anemia, una condizione che può avere effetti negativi permanenti sulla loro salute e sviluppo.

La carenza di ferro nei bambini è anche particolarmente grave nel Sud-est asiatico e in America Latina, dove è stata direttamente associata a ritardi nella crescita, scarsi risultati scolastici e un indebolimento del sistema immunitario. In India, oltre la metà delle donne in gravidanza è carente di ferro, con un rischio elevato di complicazioni durante il parto, basso peso alla nascita e morte prematura.

Una delle principali cause di questa carenza è l’accesso limitato ad alimenti di origine animale ricchi di nutrienti, perpetuando così il ciclo di malnutrizione e anemia. Nei Paesi a reddito elevato, invece, nonostante un maggiore accesso a questi cibi, si osserva un fenomeno simile: questo perché molte persone scelgono di escludere volontariamente i cibi di origine animale, a partire dalla carne rossa, e di consumare alimenti ipertrasformati che sono significativamente poveri di nutrienti essenziali, aggravando la diffusione della carenza di ferro.


Le categorie più vulnerabili

Le donne in età fertile e in gravidanza sono particolarmente vulnerabili alla carenza di ferro, poiché la perdita di sangue mensile durante le mestruazioni e l’elevata richiesta di ferro durante la gestazione aumentano significativamente il loro fabbisogno. Anche bambini e adolescenti necessitano di un apporto maggiore di ferro per supportare il rapido sviluppo fisico e cognitivo che caratterizza queste fasi della vita. La carenza di ferro durante questi periodi critici può causare rallentamenti nella crescita, indebolire il sistema immunitario e provocare danni cognitivi a lungo termine.

Inoltre, chi segue una dieta vegetariana o vegana può incontrare difficoltà nell’assumere ferro a sufficienza, poiché il ferro non-eme presente nelle fonti vegetali è meno biodisponibile rispetto al ferro eme contenuto negli alimenti di origine animale. Per queste ragioni, l’integrazione di ferro è altamente raccomandata nelle diete “plant-based”, ossia a base vegetale.


Come prevenire e gestire la carenza di ferro

Gli alimenti ricchi di ferro eme, altamente assorbibile e utilizzabile dal nostro organismo, come la carne rossa, frattaglie, pesce e frutti di mare svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione e nel trattamento dell’anemia sideropenica. Questi alimenti sono anche ricchi di nutrienti essenziali che supportano l’assorbimento e il metabolismo del ferro, come la vitamina B12, la vitamina A e proteine di alta qualità.

In particolare, la carne rossa e le frattaglie si distinguono per le loro elevate concentrazioni di ferro biodisponibile. Basti pensare che in 100 g di milza di bovino troviamo 42 mg di ferro, mentre in 100 g di fegato di maiale 18 mg di ferro, quantità molto più elevate del fabbisogno giornaliero, rendendo questi alimenti dei veri “integratori” naturali. La carne di manzo, agnello, maiale, ma anche la carne bianca di pollame, soprattutto le cosce, forniscono quantità significative di ferro eme, rendendoli tra gli alimenti più efficaci per mantenere livelli adeguati di ferro nel corpo. Il consumo regolare di questi alimenti rappresenta una strategia dietetica efficace per prevenire o gestire la carenza di ferro, riducendo notevolmente il rischio di anemia e promuovendo il benessere generale.


Un’emergenza di sanità pubblica che non può più essere ignorata

Invece di eliminare interi gruppi alimentari, è fondamentale promuovere un consumo adeguato di carne, implementando programmi di educazione nutrizionale e campagne di sensibilizzazione pubblica, affinché le persone comprendano appieno i danni derivanti dalla rinuncia ai cibi ricchi di ferro e acquisiscano consapevolezza su come integrarli in modo sano nella loro alimentazione.

È prioritario che anche le popolazioni a basso reddito abbiano accesso a cibi animali ad alto valore nutrizionale per combattere la carenza di ferro su scala globale. La carenza di ferro rappresenta un’emergenza di sanità pubblica che non può più essere ignorata e i governi e i decisori politici devono intraprendere azioni concrete per assicurare che le popolazioni più vulnerabili ricevano il nutrimento necessario per vivere una vita sana.

Agronomo e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 pubblicazioni scientifiche e di numerosi articoli riguardanti l’alimentazione umana e gli impatti della stessa sulla salute e sull’ambiente, nel 2010 ha conseguito il titolo di DoctorEuropaeus e Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Cura GenBioAgroNutrition, “un blog a sostegno dell’Agroalimentare Italiano, della Dieta Mediterranea e della Ricerca Biomedica, contro la disinformazione pseudoscientifica”, che aggiorna quotidianamente.